I Barafoetida sono un progetto italiano molto alternativo nel panorama italiano. Il quintetto,  composto da Triplax Vermifrux (songwriter, sound devices, musical monitoring), Ebola alias Denny Zeta (computer programming e tastiere), Luke Warner (vocal, computer programming), Andrea Binatti (basso) e Anter Vud (chitarra), è nato nel 2001 a Rovigo ed ha come peculiarità la decisione di non esibirsi dal vivo ed usando software musicali elettronici si definiscono una band “virtuale”.

Il loro nome deriva dal nome scientifico di una pianta velenosa, Asa Foetida, sostituendo la prima parola con Bara, hanno creato il loro moniker assolutamente originale.

Per la Djamar Records uscirà il 15 aprile prossimo il loro album intitolato “A Coffinful Of Secrets” contenente 14 brani. Il loro stile musicale vede fondersi tra loro vari generi come alternative, dark di cui si sente molto l’influenza new wave anni ’80, gothic, indie rock ed industrial. Proprio l’amalgama di questi stili che compongono “A Coffinful Of Secrets” ne fanno la propria forza. 

La band firma con una propria anima brani come “Anno Demoni (Salmo)”, “Psycho killer” molto techno che richiamano parecchio gli anni ottanta, di cui hanno realizzato il primo singolo dell’album ed un video diretto da Luca Pregnolato e Fabrizio Spurio.

“The Ghastly Ship”, è un pezzo dalla musicalità profonda, quasi ipnotica, la title track “A Coffinful Of Secrets” un bellissimo mix tra indie e industrial.

Non da meno le altre tracce come “Denny's Kozmikey” con l’intro quasi ambient per l’atmosfera interamente musicale e sognante del brano. 

“Je I'Aime Transcendance” è un brano decisamente molto techno, mentre il brano “Two Full Moons & No Sun”, nonostante sia improntato sul genere dark, risulta essere molto arioso.

Con “Laetitia”, la versione originale che venne scritta nel 2006, si chiude questo disco e proprio con questo pezzo, i Barafoetida superano decisamente loro stessi in una composizione che richiama gruppi come Bauhaus e Sisters Of Mercy, un pezzo molto coinvolgente ed intimo che mi riporta indietro nel tempo. Effettivamente per chi come me è cresciuto con questo genere di sonorità ed ha visto nascere il movimento dark wave, queste cupezze non propongono nulla di nuovo nel genere che la band propone ma l’album in sé in questa serie di brani, rimane comunque davvero una bella composizione artistica che dovrebbe entrare nella collezione di dischi di ognuno di noi che apprezza questa natura di musicalità. L’ artwork di “A Coffinful Of Secrets” è stata creata da Fabrizio Spurio di Gore Production, regista di horror movie e regista di “Buio Scarlatto” del quale il gruppo ha composto la colonna sonora. Con un’accattivante realizzazione, questa copertina è decisamente invitante ed attira l’attenzione di ascoltatori dark, richiamando, in modo ovviamente oscuro, un corvo che potrebbe essere ispirato da Poe, la morte rappresentata da un teschio in secondo piano, mentre al primo una cassa semi-aperta con all’interno delle fiamme, dell’inferno probabilmente, il tutto in una cripta all’interno di una cripta. Più dark di così non si potrebbe, tra la composizione musicale e la copertina dell’album, i Barafoetida sono promossi a pieni voti.

L’album sarà disponibile su Barafoetida bandcamp:                                       https://barafoetida.bandcamp.com/ e itunes.

 

 

Valeria Campagnale

90/100


Risuonano da Rovigo le macabre note dei Barafoetida che ti trascinano nel buio del loro ultimo album, Necronomicon.

Questo quintetto dal lungo vissuto musicale, improntato sul genere dark industrial, crea una scena di penombra trascinando l'ascoltatore in una dimensione di attesa ed angoscia con suoni lenti e costanti.

Per creare questo sentimento nel pubblico usano poche note in chiave minore.

I brani nel loro complesso tendono ad essere lacunosi ed avendo una lunga durata perdono l'attrattiva iniziale.

Infatti l'album sentito per intero sembra essere quasi statico e possiede poco impatto, mentre sentendo i brani separatamente si riesce a godere meglio dell'atmosfera.

La composizione è semplice, ma studiata solo superficialmente.

Ne abbiamo un esempio in "Curse of Yig" dove molte note di piano accentuano la chiave musicale, mentre altre spezzano il clima caratterizzante togliendo potenziale al brano.

Inoltre, la scelta dei suoni va a valorizzare l'intero lavoro se non il punto forte dello stesso.

I pezzi seguono una linea compositiva abbastanza costante e si fa interessante la scaletta in cui brani similari sono intervallati da altri che creano un giusto distacco.

Tra i punti più degni di nota troviamo i suoni crescenti usati in "Dunwich Horror" e "Innsmouth", brani complementari, che con la giusta collocazione danno valore all'armonia dei pezzi. 

Notevole anche la scelta dei cinguettii in "Azatoth".

Quest'ultimo, posto in apertura all'album, da subito un imprinting dell'idea compositiva.

Lo stacco con il secondo pezzo, "R'lyeh", è evidente per via della rimozione di alcuni battiti, che davano sezione ritmica al primo, sostituiti da accordi a ripetizione costante.

"Curse of Yig", il terzo pezzo, torna su uno schema più leggero basato su parti più melodiche.

"Dagon", il successivo, è riconoscibile come uno dei pezzi di stacco per via della sua maggior pienezza strumentale e una ritmica più andante.

Con "Nyarlathotep" si viene ricatapultati nella scena cupa, vuota e lenta del principio.

"Chtulu" riprende "Curse of Yig" con l'ausilio di altri suoni e mantiene più o meno lo stesso schema.

"Dunwich horror" e "Innsmouth", già citate in precedenza, mantengono la scena lugubre e profonda con una scansione ritmica più decisa.

In fine, "Arkham" conclude questo progetto musicale continuando sulla linea caratterizzante dello stesso eliminando la ritmica.

L'incedere di questo album si svolge come lo schema di un romanzo in cui gli eventi ascendono (fino al terzo), giungono ad un climax o punto di svolta (dal quarto all'ottavo) e poi discendono giungendo ad una conclusione (nel nono).

In conclusione la band ha svolto un buon lavoro che con la sua semplicità supera i precedenti album e ne sperimenta uno stile diverso.

 

 

Black Sevenale

76/100