Il duo raw black metal, Batrakos, nasce alla fine del 2015 da una sinergia fra “Heliogabalus” (voce ed effetti rumoristici) di Ladispoli (Roma) e “F.” (chitarre e programming degli altri strumenti). La loro attività musicale inizia a lasciare il segno dal 2016 in poi, periodo del trittico “Demo” –  contandone tre in totale, per poi in seguito raccogliersi in un’unica raccolta, “Degenerate Collection”, grazie alla label britannica Order of Theta – e del debut EP, “Picasso”, rilasciato con la label italiana Xenoglossy Productions. Il 2017 osserva un progredire dei Batrakos, con il rilascio degli EP successivi, “Dubuffet” e “Batranoise”, permanendo fino a qui come capolinea discografico, oltre ad osservare l’ingresso in band di “Stilgar” (effetti rumoristici), membro proveniente dal teramano.

Come si è detto su, la compilation “Degenerate Collection” racchiude l’interezza dei tre demo dei Batrakos, ognuno presentato da copertine raffiguranti schizzi a bozzetto di immagini femminili, completamente distorte e in bianco e nero. Diversamente, la copertina di “Degenerate Collection” aggiunge tonalità di rosso e di rosa al bianco e nero, rassomigliando lo schizzo a bozzetto più ad una tipica immagine da test di personalità di un qualsiasi studio psicologico, creando polimorfia fra sorriso malvagio, genitali femminili, corpo distante femminile e diversi altri soggetti. Lo stile musicale dei Batrakos è un raw black metal che si mischia ad effetti rumoristici, tipici dell’industrial e del noise, ma la qualità dei brani è di gran lunga superiore rispetto a come voglia lo “standard” del suddetto stile. La voce principale sfugge alla comprensione dei morfemi pronunciati, ma gli strumenti musicali programmati, quali batteria, basso e chitarra si avvertono chiaramente in tutte le note suonate, persino negli assoli. Il primo trittico musicale si compone di “Merda d’artista”, “Barletta Youth” e “Your Cunt Sucks”, dove prevale un suono più classico del black metal e primeggiano i concetti rumoristici quasi posti casualmente in ciascun brano, come a volerlo sporcare intenzionalmente. L’idea di questo trittico è, appunto, la “giovinezza” dei suoni Batrakos, non ancora perfettamente maneggiati, in fase decisamente sperimentale, dove a permeare sull’immaginifico collettivo dei brani è il sesso, nudo e crudo. Avviene, invece, il differente nel secondo trittico, composto da “Die Klinik des Doktors Prinzhorn”, “Retrograde is the New Avantgarde” e “A cena col Dimonio”. Qui, il sound black metal matura, chiarendo meglio la qualità in termini di chiarezza del suono e delle singole parti dei brani, manifestandosi il rumorismo con cognizione di causa, posto al punto giusto, meno sperimentale. Qui, l’idea generale dei brani deriva dal tema della malattia, della psiche contaminata, del manicomio e dell’anti-dáimōn. L’ultimo trittico si compone di “Rise and Fall of Beatrice Barletta”, “Winnie the Poor” e “Monsieur le Dadaiste”. Il raw black metal è cresciuto in termini di sound, specialmente in chitarra, ricordando quei fantomatici demo dei Peste Noire, come “Aryan Supremacy” (2001) o “Phalènes et pestilence - salvatrice averse” (2003), se non release del progetto canadese Neige et Noirceur, come le tracce “Hymne III” o “Hymne VI” (tratte dallo split album coi Monarque, “Cantvs Maleficvs” del 2010). Il tema affrontato, fra noise più intenso e strumenti più black metal, è la pura demenzialità di un’arte preceduta dal prefisso pseudo-, come già il (campionato) Francesco Pannofino asserisce in “Merda d’artista”, «Perché a noi la qualità c'ha rotto er cazzo!». Il grottesco regna sovrano attorno tutti i brani, essendo esso il filo conduttore che conduce i Batrakos alla registrazione dei loro brani, specialmente in chiusura con “Monsieur le Dadaiste”, come a prendere per il naso il concetto stesso di arte. Il risultato di questa compilation sortisce effetti positivi in termini di chiarezza del messaggio, ma in termini di apprezzamento di quest’ultimo non è sempre così. Il raw black metal rimarrà sempre uno di quei generi che difficilmente l’ascoltatore che prediliga una scena più classica del genere. Già, appunto, storce il naso quando sente parlare di depressive (suicidal) black metal (DSBM) o black/doom metal, dove si sa che la qualità audio non è una delle caratteristiche sulle quali ci si lavori sopra. Il suono del raw black metal deve essere marcio, rovinato, difettoso, malridotto! Cosa sulla quale i Batrakos ci lavorano forse pure troppo, risultando così chiaro e distinto il suono di uno snare da quello di un hi-hat, così come il basso dalla chitarra e via dicendo. L’unico elemento a rispecchiare pedissequamente la prassi del raw è la voce, mischiata e dissipata nella composizione, scomposta in particelle che di distribuiscono in modo eterogeneo nei vari punti in cui appaia. Nel complesso, “Degenerate Collection” – al di là dei vari tecnicismi e standard dello stile – è una buona idea da parte dei Batrakos, di racchiudere tutta la sua “degenerazione” in musica prima di essersi “spenti” con gli EP successivi, votati alla singolarità quasi pura e purificatrice del semplice ambient noise.

 

 

Alexander Daniel

69/100