Ben Blutzukker è un progetto Electro Dark nato circa dieci anni fa dall’omonimo cittadino tedesco. Con il passare del tempo, l’animo di Ben viene richiamato dalla strumentazione ‘analogica’, focalizzandosi sulle sonorità heavy che hanno contribuito alla propria crescita musicale. La biografia di costui è ricca di progetti iniziati, conclusi ed alcuni ancora in corso, come ad esempio la scrittura di eBook, collaborato con vari gruppi della scena underground, suonato il basso nella band trash metal Jormundgard, fondato ed in futuro chiuso una propria etichetta discografica. Il suo primo EP che ci propone oggi è “Analog Blood”: attimi di vita e crescita musicale racchiusa in quattro track:

Un marcato riff palesemente heavy apre le porte a “Walpurgisnacht”: una ritmica lenta e ben delineata accompagna l’intero pezzo, aumentando la sua dinamicità di tanto in tanto, mentre il possente e presente basso riempie l’intero lavoro; La voce si accosta benone alle sonorità, mentre l’accento tedesco dona quel tocco di aggressività in più.

La velocità di “From Hell” non aumenta, rimanendo invariata durante l’intero pezzo; Come sound e struttura anche qui ci siamo, ma in alcuni tratti la track possiede dei vuoti: il riff è presente, ma il contorno avrebbe bisogno di un sano riempimento sonoro. Per il resto, la track scorre in maniera fluida.

Con “Digital Blood” l’album si movimenta, ma onestamente non comprendo se in senso positivo o negativo: il sound heavy è presente e ben marcato, ma la track si alterna senza sosta tra heavy metal ed evidenti accenni black metal, non scalfendo minimamente la tonalità vocale del frontman. Un miscuglio di sonorità di ottima qualità, ma privo di una solida struttura.

“Red” termina il percorso con un intro rigorosamente black, che ovviamente in pochi minuti trasborda in un heavy profondamente evidenziato da lente ma accentuate percussioni, che cambiano puntualmente e costantemente in black.

È palese che Ben Blutzukker ha ancora molta strada davanti a se. Forse ha voluto prendere gli stili ed i generi che hanno formato la sua crescita, unendo il tutto in “Analog Blood”, privandolo di una struttura lineare e di un percorso sonoro da seguire. Come qualità sonora ci siamo decisamente, ma come costruzione c’è ancora molto da impostare.

 

 

Marco Durst

60/100