Nel sito ufficiale e nel press kit della band si troverà scritto: “I Black Banana nascono un po’ di anni fa nella provincia di Milano.” Al recensore solletica immaginare che la band milanese sia nata quando ancora i componenti si frequentassero durante la loro gioventù, nel periodo in cui andavano di moda i vari alternative rock degli OK Go!, dei ¡Forward, Russia!, dei Fratellis e di tutti gli artisti i cui singoli venivano selezionati per le serie di videogiochi “Burnout”, dove ciò che conta è schiantarsi e/o far schiantare auto in gara, accumulando punti. Era il 2007 quando uscì “Burnout Dominator” e, per la prima volta nella serie di videogame targata EA Games, veniva selezionato il singolo di un gruppo italiano, “Glitter Hits” degli Styles di Erba (nel remix del fonico statunitense, J. J. Puig). Che fosse proprio il periodo dell’uscita di Burnout Dominator in cui i Black Banana nacquero non si saprà mai, ma di certo si sa che il loro è un hard rock decisamente “alternativo”, che ricorda gruppi del calibro Danko Jones, Sugarcult, Young Knives, Black Keys o gli stessi colleghi Styles. “Niente menestrellate strappa lacrime, ma solo rock n roll”, loro affermano. All’attivo hanno due album, il primo dal titolo “Sonic Death Monkey” e il secondo, di cui si leggerà di sotto, “The Great Wazoo”. Cercando contenuti riguardo il primo album su YouTube, si potrebbe (quasi) intendere sia stato pubblicato all’inizio del 2012. Di certo, già si possono avvertire i primi colpi di arma da fuoco dei Black Banana, i quali nel 2017 con “The Great Wazoo”, autoprodotto, non modificano affatto la loro scocca. Se però alcuni pezzi molto “potenti”, come “Sonic Death Monkey”, “Lies” o “In the Mood” configurano lo stile della band milanese come un alternative rock molto tendente all’hard rock alla Airbourne, nel secondo album i Black Banana concedono quella tonalità più punk in brani leggermente arricchiti di più dettagli nelle strofe e nei ritornelli, come a voler riordinare la loro risma di idee ed archiviando una parte di potenza per ritrasmetterla con più logica. Mancherà, inoltre, il brano tranquillo in acustico alla “Delta Blondie”. Tuttavia, la sorpresa della band risiede in “Iron Zion Lion”, brano concepito con la collaborazione di Concetta “Kettypassa”, personalità emergente (abbastanza emersa) di musica, televisione e spettacolo. Voce di matrice “urban” e autrice di singoli di pop sperimentale, colora l’alternative punk/rock dei Black Banana di questo secondo album. Di quest’ultimo, si sottolineano le “potenze” di “The Devil’s Lips”, “Sing my Song” e “Mary Jane”, che fanno da contrasto a brani più calmi come “Wonder Drugs”, “Shapes” o “Revelation”. Un alternative rock che, tuttavia, non propone nulla di così innovativo o che vada di moda al giorno d’oggi. Un amore molto smisurato per il genere e lo stile non si possono che delineare dal canto dei Black Banana, ma se letto nella premessa dell’attendersi una novità, si resterebbe leggermente delusi. In effetti, di stili così indie nel mondo internazionale della musica se ne hanno a bizzeffe. Tornando all’esempio della serie di videogiochi “Burnout”, per quanto riguarda il soundtrack originale si possono estrarre fino a più di 30 nomi diversi di band con lo stesso stile, emergenti e popolari (es. Goldfinger, LCD Soundsystem, Nine Black Alps, Tsar e via dicendo), mostrandosi ciascuno di essi, come i Black Banana, con il loro marchio di fabbrica. Ah, quasi si dimenticava. “Wazoo” significa “eccesso”, ma come ci insegna Frank Zappa in “The Grand Wazoo (Think It Over), è il suono di un blues contenente evoluzioni continue di stile musicale (blues, jazz, rock, swing, prog, ecc…), ma ottenute con la sua inconfondibile brillantezza che lo hanno reso famoso e apprezzato fra la cerchia ristrettissima di suoi amatori.
Qualitativamente parlando, “The Great Wazoo” è un buon album, ma con aspetti che, nel rispetto del loro estro artistico, potrebbero migliorarsi, come l’osare, ad esempio. Osare a far ascoltare quel brano un po’ ballad, un po’ rock, che spezza l’adrenalina accumulata con la velocità. Quel brano che si fermi un po’ di più delle apparenti tranquillità (dal punto di vista ritmico) dei precedenti pezzi citati. Nel complesso, la band milanese sa intrattenere nel loro ascolto un buon pubblico, composto tuttavia di amatori del genere alternative rock, nonostante il tentativo di concedere il prefisso “hard“ ai brani sia rimarchevole. Di sicuro, il talento di questi signori ha tutte le carte in tavola per poter, un loro singolo, essere selezionato in merito alla composizione di un soundtrack per un ipotetico videogioco di gare automobilistiche a prova di schianto!

Lineup:
Teo – voce

Ale – chitarra
Erman – chitarra
Ivan – basso, cori
Marcy – batteria, cori

Tracklist:
1.  Stop Runnin’
2. The Devil’s Lips
3. What’s on your Mind
4. Shapes
5.  Sing my Song
6. Revelation
7.  Interlude
8.  In Loving Memory
9. Mary Jane
10. Iron Zion Lion (feat. Kettypassa)
11. Wonder Drugs

 

Alexander Daniel
75/100