I Black Faith nascono nel 2004 a Pescara, nel cuore dell’ Abruzzo, con il nome Seirim, come progetto Black Metal vecchio stampo. Nonostante una certa confusione nella loro line-up, durante tutti questi anni, hanno attivo un bel palmares. Nel 2006 realizzano il loro primo demo intitolato “Proclaim My Victory”. A seguito di una lunga pausa di riflessione, nel 2013, realizzano il loro primo full-length intitolato “Jubilate Diabolo” ed uno split dal nome “The Last Prayer”, assieme ad altre band come Kephra ed Acheronte, nel 2014 realizzano poi un nuovo split chiamato “Diabolus det Juramentum”, insieme ai Silberbach, ed un single intitolato “La Preda”. Ed ecco, nel 2017, il colpo di grazia: il nuovo full-length intitolato “Nightscapes”. Date le origini dei Black Faith ci si aspetterebbe un Black Metal mediocre, con una forte impronta mediterranea, che tende molto verso un Thrash aggressivo o un Death Metal vecchio stampo. INVECE NO, La band è molto in gamba, il nuovo album è meraviglioso ed i ragazzi suonano un Black Metal freddo, crudo e gelido, in grado di congelarci le ossa con un approccio assolutamente convincente, professionale e maligno, un Black Metal con una forte impronta scandinava, dove le tonalità norvegesi vengono accolte in un involucro di piacevole e melodico Black Metal di stampo svedese. Un riffing dalla forte impronta nordica dunque, dove il tremolo picking è alla continua ricerca di ritmi memorizzabili ed epicamente melodici. Se si presta attenzione, si possono riscontrare delle forti somiglianze con i maestri Dark Funeral, Sacramentum, Darkthrone e forse i primi Satyricon. Si può udire la bestiale voce di Snarl, con stile somigliante a quello  dei Celtic Frost e dei Bathory a scatenare l’inferno ed un Hyàkrisht alla batteria che sembra veramente posseduto dal demonio, assolutamente carino l’affiatamento tra le due chitarre, taglienti come asce dalle lame acuminate, in un alternanza di powerchords e riffing tipicamente Black Metal. Insomma un full-lenght stupendo, con una varietà, durata e qualità compositiva coerente ed eterogenea. Ottimo sound forte e deciso, pezzi molto solidi e variati, dove si notano anche delle belle doti nella composizione che risultano perfettamente in linea con lo stile. L’album, nonostante la scelta strana del titolo, è sicuramente un cavallo di battaglia per la band, da consigliare a tutti coloro che apprezzano questo tenebroso stile reo, sadico e malvagio.

 

(p.s. curiosità personale: ma quei “tupa tupa” in stile Thrash davvero servivano? Magari staccano un po dalla monotonia della batteria, però si perde un po’ la nobiltà dello stile e la sua oscurità).

 

 

Noctis

83/100