I Dryseas ci deliziano con il loro ultimo album,’’ Dryseafication’’, e con il loro stile malinconico e aggressivo.

Questo gruppo Stoner Rock usa i suoni tipici del genere con un gain forte sia per le chitarre che per il basso e mostra alcuni tratti grunch nella linea vocale.

La scelta dei suoni è ottima e sono ben inserite le parti di synth.

L’atmosfera dei brani trasmette un senso di smarrimento come se ci si trovasse in un deserto e il primo pezzo, ‘’into the white desert’’, funge da intro e da presentazione per questa sensazione; sotto la base di piano una voce femminile ci espone il concetto dell’album per poi partire con il concreto.

Delicious si apre con una intro ritmica di batteria con un’equalizzazione povera di toni bassi e accompagnata da un suono che ricorda il vento poi gradualmente passa al melodico con le chitarre e il basso, poi si completa con la linea cantata che entra in maniera decisa con una pausa di 4/4 (dettaglio che viene poi ripreso a 2:10 minuti).

A parte alcuni stacchi la canzone ha pochi sviluppi e appare monotona per alcuni aspetti come ad esempio la durata delle strofe.

I won’t make it out ha un inizio calmo, diventa più energico sul ritornello dove inseriscono la seconda voce dando più impatto sia con gli strumenti che con il cantato, le strofe mantengono quell’effetto calmo dell’inizio e per concludere usano una lenta dissolvenza lasciando solo lo strumentale.

Too late riprende alcune caratteristiche del brano precedente, ma mostrandosi più lento e meno cadenzato per i primi due minuti dove mantengono tonalità basse e un ritmica smorzata, interessante la parte in cui la linea cantata segue le note e il tempo degli accordi di accompagnamento dando un effetto dissonante. Qui come nel brano precedente si mostrano poco originali sullo sviluppo del brano.

Una nota di chitarra distorta ripetuta apre Rainy day e continua su l’inserimento degli altri strumenti per poi trasformarsi in una linea melodica che darà un colore caratterizzante al brano.

Questo pezzo mostra molti dettagli originali e uno sviluppo fluido che mantiene accesa l’attenzione dell’ascoltatore. Un breve bridge dove si alza gradualmente di volume la chitarra melodica apre l’assolo con una pausa netta che da un’entrata forte e decisa a questa parte strumentale di chiusura.

Con una Intro di piano e synth, dove si aggiunge la chitarra pulita seguita dalla voce e infine da batteria e basso, The Ballad For Lost Reason inizia con un’ atmosfera molto leggera e chiara che mantiene fino a 1:20 min. Qui prende un colore più scuro e un’aria più pesante con suoni distorti, creano così un ottimo sviluppo del brano con il passaggio finale che torna a suoni puliti ma uniscono il tono chiaro dell’intro mantenendo un’aria malinconia.

L’ultimo pezzo, ottimo idea come chiusura, è strumentale.

Dryseafication si costruisce su due note di basso ripetute che mano a mano diventano più accentuate con l’aggiunta degli altri strumenti, poi prende uno sviluppo melodico più vario, ma comunque tenendosi sulla chiave cupa dell’inizio, tendendo a dare poca dinamica al pezzo.

Nonostante questo danno un bell’impatto le variazioni delle note dissonanti ed il cambio a 2:30 con l’interessante solo di chitarra che parte prima a volume basso per farsi più presente avvicinandosi alla conclusione dove riprendono le note di basso passando ad una ritmica,forse, eccessivamente cadenzata.

L’album mostra ottime qualità sia sull’ equalizzazione e sulla scelta dei suoni, sia su svariate idee nella composizione. Il gruppo padroneggia bene le caratteristiche del genere e ne fa scaturire dei brani dallo stile distintivo derivante dalle emozioni dei musicisti che lo suonano, trasmettendo il loro ‘’sentimento’’ in maniera aperta e accattivante.

 

 

Black Sevenale

83/100