Quando si parla di metal italiano, è doveroso citare, tra le numerose fanciulle che hanno contribuito alla causa, Elisa “Over” De Palma. Appassionata di musica fin da piccola, Elisa inizia a suonare la chitarra all’età di sedici anni, cominciando a suonare in una band sin dal 1993. Tra le tante esperienze sicuramente in molti ricorderanno la partecipazione come cantante nei vicentini White Skull, ma è solo la punta dell’iceberg in quanto la ragazza è stata parte anche di molte formazioni dedite al thrash metal (tra cui la sua attuale band, Spidkilz) ed all’heavy metal classico. In questa sede però si tratterà dell’anima più intimista dell’artista. Va ricordato, che già in passato, Elisa aveva portato alla luce un progetto simile, per la precisione nel 1999, pubblicando una DEMO, sotto il nome di Panpipes. Nel 2016 esce la ristampa del primo vero album rock-acustico di Elisa Over (questo, il nome del progetto), chiamato Leaves and Blood, uscito originariamente nel 2014. 

 

L’album si apre con “Leaves On My Body”, una dolce ballata, pregna di un ritornello etereo che rimane in mente come fosse una carezza. L’atmosfera è quasi fiabesca, grazie anche ad un riuscito arrangiamento di flauto. Va però precisato, che il suono ricorda sì, lo strumento a fiato, ma in realtà il tutto è stato eseguito grazie all’uso di una chitarra speciale MDI (versione che può riprodurre le sonorità di diversi strumenti). 

Il disco è una sorta di tributo al legame tra l’uomo e la natura (rappresentato da brani come la fantasy oriented “Woods” oppure dalla soffusa e strumentale “Rane”) , ma anche tra l’uomo e i propri conflitti interiori. Conflitti che emergono in brani come “Black Nightmare”, traccia triste e malinconica dove il particolare timbro (quasi sofferente per certi versi) di Elisa trova terreno fertile per esprimersi. Ma non è la sola, in quanto fanno capolino anche la cupa “My Kingdom” (impreziosita da un atmosfera settantiana) e “Pages For Fools”, brano dark ma allo stesso tempo contenente una punta di speranza. 

A contrastare ciò, ci pensano canzoni come la fiera e ritmata “Naughty” (con un efficace assolo), oppure “Ballad of Shadows” che, nonostante il titolo, porta sulle spalle un certo senso di allegria; i giri di chitarra si fanno saltellanti e felici, ed anche le parti vocali (accompagnati da un sottofondo melodico sempre ad opera della MDI) irradiano note già più sorridenti. Da segnalare anche “Angel”, brano che contiene un ritornello semplice, ma di presa assolutamente rapida, che non si toglierà dalla testa tanto facilmente. 

Non mancano nemmeno le atmosfere country ed ecco quindi presenti all’appello la doppietta formata da “Crazy Wind” (condita da arrangiamenti di violino, grazie all’onnipresente MDI, ma anche dal banjo, suonato realmente in questo caso) e da “Solitary Fields”, sorta di tributo a Morricone, dove al riffing in stile molto western, si contrappongono dei guitar solo, come sempre, ottimi e ben fatti. 

 

I dischi acustici presentano spesso pregi e difetti. Ammaliano e rilassano, ma possono finire con l’annoiare se troppo ripetitivi nella struttura. Elisa invece, ha utilizzato sapientemente i diversi mood dell’album, mescolandoli in maniera tale da non far risultare il CD troppo pesante da digerire, specie per i tanti che si aspettavano un disco più metal o movimentato. Qualche brano brilla in maniera più debole rispetto ad altri ma ciò non toglie che il risultato finale sia godibile e piacevole da ascoltare. Un lavoro semplice nella struttura ma ricco di sfaccettature, in ognuna delle quali la cantante ha inserito una parte di sé. Lavoro molto interessante e da non sottovalutare!

 

 

Falc.

75/100