9 LUGLIO 2017

Gli Exiled On Earth nascono nel 2000, a Roma, dalle ceneri dei Maelstrom (1994-1998), band fondata da Tiziano Marcozzi e Luca Bianchi (basso), con Alessandro Croce (chitarra) e Tiziano Sciaratta (batteria) sostituito poi da Giordano Bimbi (Rosae Crucis), ispirati a band quali Death, Annihilator, Coroner, Atheist, Watchtower, Testament, Megadeth, per menzionarne alcune. Inizialmente gli unici due membri furono Tiziano Marcozzi e Gino Palombi. la formazione fu stabilizzata a fine 2001 quando Piero Arioni e Alessandro Croce entrarono ufficialmente nella band. Hanno nel loro palmares 2 demo e 2 full-length. I primi brani "The Illusory Ground Of Betrayal" e "Duality Conflicts" erano già completi e ad inizio 2002 vide la luce il primo mini cd "Duality Conflicts". Inizia subito un'intensa attività live nella capitale e nella provincia e nel 2005 viene registrato un nuovo promo  "Seizure of Rationality" (Top demo su Metal Shock)  col quale la band si guadagna uno spazio su Rock Hard Online.     Nel 2007 il primo full lenght " The Orwell Legacy" registrato ai 16th Cellar Studios (Roma) di Stefano Morabito.  il disco, pubblicato nel 2008 dalla Zero Substance Records (USA) approfondisce ulteriormente tematiche affrontate da sempre dal gruppo ovvero tematiche fantascientifiche che sfociano nell'horror di H.P. Lovecraft alle cui opere è dedicato almeno un brano per ogni registrazione: "Turmoil, 2002" "Forgotten Lore, 1996-2007", "Backstabbed,2008", "Underground Intelligence, 2016". Nel 2008 Alessandro Croce lascia il gruppo e viene sostituito da Leonardo Noschese fino al 2012 anno in cui entra in pianta stabile Alfredo Gargaro e vengono completate le 8 canzoni che andranno a far parte di "Forces of Denial" disco registrato sempre ai 16th Cellar e pubblicato nel 2016 dalla Punishment 18 Records. Quest’ultimo rappresenta un ottimo ritorno di una band che ha ancora molte cose da dire, tanta energia e una grande passione da regalare . Nell’album c’è una potenza sonora notevole, i ragazzi della band sono ottimi musicisti e mettono grande passione in ciò che fanno e questo si sente in ogni brano. 

La title track “Forces Of Denial” è un brano potentissimo con i riff chitarristici impenetrabili che si lasciano andare in ottimi solo e l’ottima voce non fa altro che rafforzare anche le sonorità e le ritmiche chitarristiche. “The Glory And The Lie” è un thrash metal tecnico ma con influenze progressive, qualche growls, basso e batteria molto melodic death, che creano un muro impenetrabile di riff aggressivi, ma non manca nemmeno la melodia, che da una marcia in più alla canzone nel ritornello. “Hypnotic Persecutions” è introdotta da arpeggi di chitarra atmosferici che ricorda a momenti gli arpeggi dei Metallica nelle loro sonorità, ma esplode subito la furia e la potenza assassina con riff di chitarra intriganti e tecnici, con qualche sfumatura di groove. L’album prosegue con brani di grande classe come “The Mangler”, che ricordano anche gli Annihilator, come “Vortex Of Deception”, “Underground Intelligence” e “Into Serpent’s Nest”, che ci riportano al thrash metal old school molto maestrale  e con la conclusiva “Lifting The Veil”, caratterizzato da una grande melodicità ed epicità che di sicuro piacerà al pubblico.

Lo stile degli Exiled On Earth é alquanto vario e va a sfociare spesso e volentieri nel technical thrash, nel power o persino verso più classiche sonorità heavy/epic, alternando passaggi molto tecnici con altri più melodici. Lo stile degli Exiled On Earth è dunque quanto mai imprevedibile, in grado di passare in pochi istanti da ritmi veloci e aggressivi ad altri più ragionati, più tecnici e progressive, per poi virare verso refrain orecchiabili: il tutto avviene con una certa classe e naturalezza, senza che l’ascoltatore possa avvertire sbalzi netti tra le varie parti del brano. Certo, non tutte le tracce riescono magari ad essere incisive alla stessa maniera, così come va anche detto che nelle parti più melodiche si opta talvolta per soluzioni piuttosto semplici, che danno la classica sensazione di banalità, ma ciò non toglie il fatto che i ragazzi hanno fatto un album molto innovativo e degno delle alte classifiche nostrane e  direi anche mondiali, in quanto hanno saputo lasciare una loro impronta personale nella scena di questo stile in perpetuo cambiamento. Inoltre, il lavoro piacerà molto anche a livello strumentale, nonostante ci sia ancora qualcosa da perfezionare nel cantato, sicuramente molto valido ma non sempre ineccepibile. Nonostante questa ultima osservazione, siamo davanti forse al disco migliore prodotto da questa band nostrana e credo che il pubblico apprezzerà anche questo gioiello.

 

Dmitriy Palamariuc

79/100