I FroggysFogFluid nascono nel 2009 e come molti gruppi underground, fin dall’inizio, soffrono di numerosi cambi di lineup, ma anche di un certo modo di intendere il proprio sound. Sound che vedeva il quartetto veneto, partire da una strumentazione rock classica per poi arrivare dopo innumerevoli problematiche all’attuale formazione (che si assesta nel 2014), comprendente batteria, voce e ben due bassi. La band si rimbocca le maniche e dopo un primo demo, arriva finalmente il 4 marzo 2016, il debutto discografico chiamato Basstard. Il genere proposto è un bizzarro ibrido tra post-grunge, stoner, pop ed un pizzico di prog.

 

L’opener “Horses are Horrible People” fissa alcuni paletti per quanto riguarda la direzione musicale. Il cantato si presenta melodico (anche se meriterebbe un pochina di aggressività in più), debitore forse di certe cose degli Alter Bridge, mentre strumentalmente ci si trova assaliti da bordate di basso potenti e decise alternate comunque a piccole cesellature melodiche. Vi è anche una buona costruzione dei ritornelli, che molte volte risultano immediati e memorizzabili (“The Bridge” e “We Leave” risuonano semplici ed efficaci), ma allo stesso tempo c’è una certa ricerca della varietà e quindi ecco comparire brani più strambi e prog, ma assolutamente coinvolgenti come l’etnica “The Ballad of the Fat Monkey” (difficilmente la dimenticherete) oppure la dinamica “Something More” che nonostante un cantato insicuro, intraprende una architettura sonora non così prevedibile.  La produzione ed in generale il missaggio del disco, valorizzano in maniera discreta i brani, ma a giovarne di più sono i brani più pesanti come la micidiale “Monday Sucks”, canzone dall’anima stoner, fumosa e distorta dove la sezione ritmica pesta come un indiavolata, mentre tracce come Labyrinth (cupa e malinconica) oppure “Motherfuckers” perdono un pochino di efficacia e avrebbero necessitato di una botta maggiore. “Hybernation” è forse l’unico brano debole del lotto, privo di una direzione precisa. 

 

Come inizio siamo sulla strada giusta. La band necessita decisi miglioramenti in fase di potenza e convinzione nel cantato (va precisato che nei live i miglioramenti stanno già venendo fuori) ed un idea precisa sulla direzione musicale, che al momento non è ancora chiarissima. Per il resto il disco merita per il suo essere singolare e lontano dai soliti recinti sonori. Consigliato!!!

 

 

Falc.

70/100