8 LUGLIO 2017

Partito come progetto solista del cantante chitarrista Enrico Giovanetti ai primi mesi del 2015 e sotto il nome di Gorepest, nonostante varie partecipazioni a live di rilievo, il musicista Enrico sente il bisogno di concretizzare le sue idee con un progetto in studio. Così recluta altri due musicisti Filippo Levi al basso e Emiliano Trabucco alla batteria per dare vita ad un progetto power trio passando da un genere Viking Death Metal ad un genere Swedish Death che mira a proporre pezzi immediati e di facile assorbimento, ma non per questo banali, con testi improntati sulle tradizioni vichinghe, e più˘ in generale su paganesimo e ateismo.
Nell’ aprile del 2017 arriva il primo Ep di tre brani dal titolo "Trinity Bleed" ed in seguito la band cambierà ancora una volta rotta buttandosi su un sound ancora più black e che sarà incluso nel primo cd ufficiale "The Aeon Of Horus", composto e registrato da Cronoth (pseudonimo di Enrico) presso gli Spire Studios di Genova.
Un album che comprende nove tracce e che riescono ad esprimere un sound caldo e dai colori scuri. Chitarre ruvide in sovrapposizione ad una voce scream danno un forte supporto ad una sezione ritmica semplice e di efficace impatto "The Aeon Of Horus", "Torn The Cross In The Blood". L’ascolto si fa ancora più˘ intenso e corposo man mano che ci avviciniamo alla parte centrale del disco dove ballate come "To Grind Priests", "The Autopsy Of God" e "Slaves Of Space And Time" rafforzano la linea death metal con interessanti fraseggi tra chitarre e batteria che non perde mai un colpo ma si rivela decisiva. Un andamento grezzo ma ben assestato che la band riesce a infondere, regalando spunti interessanti e di pregevole fattura.
Cavalcando l'onda Slayer i Gorepest si avviano verso la fine del cd con tre songs d'impatto sonoro esplosivo prima di breve durata con "Enduring The Eternal Molestation Of Posers" e "Crucifucked" dove i soli di chitarra tirano fuori quanto di meglio si possa esprimere in fase di tecnicismi (veloci e ben scanditi) e poi con la traccia di chiusura di circa sei minuti "Summoning The Throne Of Self", dove il sipario scende e la notte si fa ancora più oscura.
I Gorepest hanno il merito di tenere i ritmi del disco alti diffondendo energia e adrenalina per tutta la durata del disco incrementando ancora di più˘ la componente dark creando tracce dalla corporatura consistenze, merito di una serie di muri di chitarra che danno manforte e spessore a tutto il progetto. Un sound maturo ottenuto con semplicità  ed efficacia per mezzo di tre musicisti che riescono ad ottenere il massimo con il minimo sforzo. Dunque a mio avviso un bel debutto ufficiale con una qualità di registrazione all'altezza dei tempi. Adesso non rimane che vederli dal vivo per completare questo bel quadro iniziale, ma già  così è più che sufficiente.

 

Leandro Partenza
80/100