Progetto ambizioso quello degli Heather Wasteland, band russa formata da tre bassisti e un batterista. Da sempre infatti la band originaria della Crimea ha voluto valorizzare la presenza del basso all’interno della propria formazione, facendone non solo lo strumento dominante, ma addirittura quasi l’unico. Ogni melodia del loro EP d’esordio “Under The Red Wolfish Moon” è eseguita dai tre bassisti Pavlov, Anikushin e Vetrogon, rispettivamente con un quattro, un cinque e un sei corde. Dunque musica strumentale di ispirazione medievale, anche se, come gli stessi Heather Wasteland hanno tenuto a specificare, il titolo di ciascun brano è ispirato ad un diverso periodo storico dell’Europa Occidentale (emblematico, per noi italiani, il pezzo Venice (Barocco Veneziano), di cui poi parleremo), una musica che la band stessa ha voluto rinominare “Three-bass Heretical Folk Art”, dunque un’arte eretica, di ispirazione folk, eseguita da tre bassisti. Come già detto, un progetto ambizioso, ma che trova sicure fondamenta nelle doti dei musicisti che riescono a comporre, anche grazie all’aiuto di particolari effetti, un certo tipo di musica utilizzando, in fin dei conti, uno strumento solo, uno strumento che generalmente occupa il ruolo di ritmica. Qui sta dunque l’abilità dei tre russi: dimostrare che si può fare buona musica, si può fare del metal anche senza le tipiche schitarrate distorte. Certo, si sta comunque parlando di un EP, e forse la durata breve aiuta l’ascolto senza recare noia; i nostri dovrebbero comunque confrontarsi con la scrittura di un album intero, qualcosa di più complesso. Ma “Under The Red Wolfish Moon” è un buon biglietto da visita. 

Apre il disco Tre Sverd, che subito introduce l’ascoltatore alle tipiche melodie che contraddistingueranno l’intero EP. Ritmo incalzante, sound orecchiabile, che riporta la mente subito ad un passato remoto mai vissuto, un medioevo fatto di misteri, riti pagani e soprattutto, a quanto pare, buona musica. Segue la title track, Under The Red Wolfish Moon, che segue la stessa linea della precedente, seguendo addirittura una ritmica più veloce, introdotta da una batteria che sembra scandire una marcia. Come Tre Sverd anche questa potrebbe essere la colonna sonora di un rito misterico. Il riff iniziale pervade l’intero brano, accompagnato qua e là da un basso distorto che testimonia la non necessità di utilizzare chitarre elettriche.  Eccoci dunque alla sopra citata Venice (Barocco Veneziano), un brano che porta la mente ad un tipico ballo in maschera nella splendida cornice della città lagunare. Un pezzo lento, melodico, che culla la mente, che si trova a danzare al ritmo dei tre bassi. Tuttavia, si sentono ancora forti le influenze folk, per cui Venice non resta semplicemente una colonna sonora di un ballo nella Serenissima, alla corte del Doge, ma si contamina di eresie, di paganesimo, acquistando una certa personalità, come una firma russa degli Heather Wasteland. Beltane (Intro)/ Wicker Man chiude il disco. La prima parte, Beltane, funge da collegamento dalla più tranquilla e cadenzata Venice alla sicuramente più aggressiva Wicker Man, riprendendo certo dei tratti dalla precedente, ma accompagnati da un’atmosfera più cupa. Il rito si è compiuto, l’Uomo di Paglia brucia. Una canzone che non si stacca troppo dalle prime due (ecco il rischio di noia di un disco strumentale eseguito da tre bassi), ma seguendo sempre il suo riff principale, non cade troppo nell’anonimato, chiudendo il disco accompagnata dalle rullate del batterista Povlovnikov, che finalmente può prendersi del tempo per dei brevi soli. 

Tirando le somme, “Under The Red Wolfish Moon” è comunque un disco impegnativo, che necessita di più ascolti per essere compreso, nonostante la sua brevità. Potremmo azzardare “per orecchi fini”. Ma sicuramente un prodotto di qualità, una presentazione di vero valore per una band dell’est-Europa che si affaccia al mondo del metal, rielaborando in chiave prettamente musicale, delle tematiche tipiche della nostra storia occidentale. Ora l’arduo compito sarà affrontare la produzione di un album completo, che non rischi di annoiare l’ascoltatore, che lo diverta, ma soprattutto che rechi con sé brani distinguibili l’uno dall’altro, pe evitare di cadere nella banalità e nell’anonimato. Ma, per ora, che si godano “Under The Red Wolfish Moon”! 

 

 

Avalon

87/100