Due ragazzi… Due chitarre... Un cantante… Urla... Ringhia... Tamburi programmati... Basso distorto...

L’Underground ritorna alla ribalta abbracciando il più moderno genere Industrial-Metal.

Il duo tedesco celebra un assalto al suono progressivo complesso del nuovo metal. In soli 27 minuti “HATE-SPEECH” offre un viaggio psichedelico attraverso le sei canzoni che lo compongono.

Fondata nel 2013 da:

Jens - Voce / Chitarra

Nihil - Chitarra / Programmazione

 

Nell’album vengono riprese le tematiche del Metal pesante: censura, battaglia dei sessi e aumento del potere autoritario dei governi.

In Germania la band ha prodotto, nel 2014, il loro follow-up sperimentale “Obsidian”.

Nel 2017 il duo farà da apertura per in tour club in onore di TOMMI STUMPFF, uno dei fondatori del genere EBM, che ha ri-arrangiato tutti i suoi brani classici con chitarre pesanti per i suoi concerti.

Classico album cantato in tedesco e inglese.

Il taglio moderno degli arrangiamenti lo rende orecchiabile e digeribile a tutti. La durata delle canzoni é medio lunga e la pomposità e i ritmi martellanti con i sintetizzatori lo rendono più malleabile. I ritmi sono emozionanti.

L’Artwork rappresenta una testa greco/romano a distanza ravvicinata dove il logo della band e il titolo dell’album nascondono rispettivamente gli occhi e la bocca.

L’album si apre con “Bois Tan Sang”: cassa elettronica, stick di batteria e chitarra fanno da introduzione, con il suo ritmo martellante, al cantato. La distorsione degli strumenti entra prepotente. La parte centrale é tutta strumentale. La seconda parte rirende il ritmo della prima parte, accelerando verso il finale.

Si prosegue con “Face Of”: il riff introduttivo di Synth, batteria, chitarra e il cantato mantengono un ritmo cadenzato per tutta la canzone escluso i tre passaggi strumentali di bridge e assolo, in cui il ritmo diviene più movimentato. Il finale con un accenno di basso e la ripresa del riff introduttivo riprendono il ritmo monotono che accompagna l’ascoltatore dall’inizio alla fine.

”Home Is Where The Graves Are”, terza traccia dell’album, ha il solito riff introduttivo di batteria, chitarra, synth e gli altri strumenti. La voce entra aggressiva, accompagnata dal basso distorto e lento, che rendono il ritmo complesso e variegato. La batteria martellante e la chitarra esplosiva trasportano l’ascoltatore in questa esplosione musicale, con un riff accattivante fino alla parte finale ben costruita, in un tripudio di emozione.

La seconda parte dell’album si apre con “Like Drones”: un intro con tutti gli strumenti, fanno si che il ritmo aumenti velocemente. La voce del cantante si modula in base al ritmo passando da toni bassi, potenti e puliti. La parte centrale della traccia, trasporta l’ascoltatore in un tripudio di emozioni, verso un finale appena accennato.

Penultima traccia dell’album è “Frontlines”: intro di basso, batteria e chitarra, con la voce in sintonia con il ritmo iniziale che si ripete anche successivamente. Nella parte centrare il riff cambia, con la chitarra che fa acquistare alla traccia un ritmo più serrato, anche solo per pochi secondi. Il riff iniziale conclude la canzone, rendendo il ritmo finale più lento, anche se il fabbro dietro le pelli vorrebbe rendere la canzone più dinamica.

L’ultima traccia, “Senseless Ordeal”, ha un intro di chitarra distortissima, con i suoi effetti taglienti, seguito da un bridge violento della batteria e basso che si prendono la scena fino alla seconda strofa, in cui un nuovo un bridge di sola chitarra e batteria vengono interrotti dall’ingresso della voce. L’assolo della parte centrale è ben studiato.

La seconda parte di canzone, con dei piccoli rallentamenti, ritmi sempre più martellanti, allucinati e ripetitivi, fanno partire l’ascoltatore in un trip mentale e il viaggio diviene sempre più psichedelico. Nel finale un assolo di chitarra e synth diviene più complesso.

Con questo album gli IBYSS hanno ridato nuova linfa vitale allo stile industrial, modernizzandolo con l’elettronica.

Questo EP nel complesso è ben studiato, con buone idee, e la contaminazione del genere EBM fa si che questo gruppo sia particolare. Alcune tracce vanno studiate meglio, in special modo per il finale che molte volte sembra quasi tirato via frettolosamente.

Nel complesso però il gruppo lascia adito a grandi margini di miglioramento. 

 

 

Lucyfer 

75/100