Gli Integral, band relativamente recente (2013), arriva alla prova del full length dopo appena un EP del 2014. Originari di Bergamo, propongono un death metal molto tecnico e a tratti sperimentale, che  incorpora anche elementi groove e momenti melodici di stampo maggiormente europeo. La presenza di Ettore Rigotti dietro al mixer, il Re Mida italiano per quanto riguarda le uscite death metal da lui prodotte, nonché la presenza di personaggi quali Tommy Talamanca (Sadist) e Steffen Kummerer (Obscura) in qualità di guest, non fanno che alimentare altissime aspettative per questo “Resilience”.

Aspettative, che dopo una breve intro atmosferica, vengono ripagate grazie ad un brano come “Collapsed Cubes”, pezzo bomba che riesce a mettere insieme una tecnica strumentale di altissimo livello, vocals annichilenti ad opera di Alessio Moraschini, a suo agio sia nel growl efferato che nello scream, e una sessione ritmica molto convincente. Le sensazioni si confermano con la seguente “In(Earth)”, brano a sua volta molto dinamico, che unisce alla perfezione momenti groove a cavalcate in stile Death, e aperture melodiche molto introspettive e personali. La successiva “Realm of Atlantis” riesce a risultare addirittura epica, almeno fino alle inaspettate sfumature jazzistiche che emergono verso la metà del brano, che imprevedibilmente si integrano in maniera adeguata al contesto. Grazie ad alcune tinte “core”, “Mac Brazel”, brano già edito nel precedente EP del 2014, e la successiva “Hieroglyphica” richiamano per intenti i The Black Dahlia Murder, sorpassando però di netto la band di Trevor Strnad grazie ad una inedita interpretazione del genere, dove viene mostrata la capacità di saper personalizzare il proprio sound grazie ad arrangiamenti di classe sopraffina. “Room with a View”, dove compare in veste di guest Tommy Talamanca, risulta essere non a caso un brano molto tecnico ed incalzante. “Self-made Oblivion”, forse la traccia più sperimentale e ricca di contaminazioni del lotto, funge da divertissement prima della successiva “Mechanical Existence Construction”, dove troviamo Steffen Kummerer ad impreziosire la parte vocale per un pezzo che riesce ad essere ricco di pathos, grazie anche ad alcuni passaggi incalzanti e melodie degne di nota. Chiude l’ariosa e strumentale “Out There in Silence (Eclipse)”, ottimo e rilassante finale per un viaggio perfetto.

Suoni e produzione sono di altissima qualità, e come detto Ettore Rigotti dietro al mixer è una garanzia. Grazie anche ad una capacità tecnica invidiabile di tutti e cinque i musicisti coinvolti, questo “Resilience” non sfigura il confronto con produzioni di band internazionali ben più blasonate. 

Album di altissimo livello quindi, da parte di una band italiana della quale dobbiamo essere orgogliosi. Al di là degli aspetti positivi presi in esame nell’analisi track-by-track di cui sopra, e la freschezza generale nella proposta, l’aspetto che forse maggiormente contraddistingue questa band è la capacità di mescolare con disinvoltura tutte le proprie influenze. Ogni brano riesce a trasformarsi ed evolversi durante il proprio svolgimento. Le eventuali variazioni sul tema non sono mai fini a sé stesse, è non si ha mai la sensazione che un passaggio sia una parentesi messa lì “tanto per”. In pratica i vari incisi sono integrati perfettamente nei brani andando ad impreziosirli, piuttosto che romperne l’andamento. Inoltre, ad ogni ascolto è possibile carpire diverse nuove sfumature, invogliando l’ascoltatore a far ripartire il disco da capo, caratteristica non da tutti.

Album da fare vostro al più presto.

 

 

Alessandro 'Sorma' Sormani

92/100