I Killer4 sono venuti su coi vini dei colli piacentini, a furia di tortelli e musica di Seattle, e sono cresciuti bene, si sente. 

Il gruppo nasce nel 2015 da un’idea di Alessio Mazzocchi (basso) e Dario Caruana (voce e chitarra), cui si sono aggiunti successivamente il chitarrista Roberto Di Benedetto ed il batterista Russell De Castro. Alessio ha fatto parte dei Reasonable Economy, Disaster Recovery e Mat Cable, Dario ha suonato in diverse formazioni locali, e Roberto nei Juda's Resurrection e DSTURBE. Dopo la solita gavetta e date nei locali dell’hinterland milanese, grazie al riscontro col loro pubblico, ottengono un contratto con la label statunitense Sliptricks Records, con cui affrontano con successo il loro primo tour estero in Lettonia. Nel novembre del 2016 pubblicano il loro primo primo ep, ed il video di ‘Run Away’ e nel mese successivo suonano in diversi locali della zona romana. Attualmente alla batteria è subentrato Umberto Cristina che vanta un curriculum di lungo corso, che arriva sino agli anni ’90 con band quali i Jinx di Como, i Disper-Azione ed i Valmara69. Per quest’anno hanno in cantiere la release del primo LP e la programmazione di un tour europeo. 

Il grunge è la linfa che alimenta il gruppo, a partire dalle ritmiche delle chitarre, sino alle grida cantate caratteristiche del genere, come si può bene evincere in brani quali ‘Border LineGirl’ e ‘Release Me’, in cui la voce di Dario non può non ricordare il menestrello disperato di Seattle, e con le chitarre che si alternano tra ritmiche pulite e riff in piena distorsione supportate da giri di basso in contrappunto. In ‘Run Away’ le atmosfere grunge sfociano in un Punk/Rock più diretto ed essenziale, cosa che si nota ancora di più in ‘The Pain’s Inside’. In ‘Strech Out Your Hand To Me’ invece la base Grunge sempre ben presente viene affiancata da colori più spiccatamente Rock’n’Roll e da assoli di chitarra. Solo la batteria ci è sembrata un poco priva di espressività. 

Insomma non c’è da annoiarsi ad ascoltare Killer4, il quartetto piacentino si sfoga con una rabbia di rievocazione Grunge, cui affianca timbriche Punk riuscendo ad ottenere una miscela interessante e sopratutto non scontata, cosa che in questi tempi zeppa di interpreti bravi e senza anima, è il risultato migliore cui si possa sperare d’arrivare. 

E di anima, i ragazzi, ne hanno da vendere.

 

 

Carlo Ponzo

80/100