Questa per me forse è la recensione più difficile che abbia mai fatto.

La motivazione è semplice, devo andare oltre i miei preconcetti e i miei gusti musicali, devo essere Super Partes e valutare quello che ascolto con l'orecchio critico di una persona che ascolta e apprezza il genere, senza lasciarmi condizionare.

La professionalità di un recensore sta in questo: Valutare il tutto dalla giusta prospettiva, e vi giuro che non è stato facile.

Partiamo dal fatto che il Grind ha il grossissimo difetto di non rispecchiare quello che cerco nella musica, cioè una “melodia portante” qui tutto è estremizzato e portato all'esasperazione, dai suoni alla tecnica, e con un approccio cosi è molto difficile essere imparziali.

Ciò non toglie che se si ascolta col giusto “appiglio” si possono apprezzare i punti di forza di questo lavoro.

Partiamo con il Background della band, attiva dal 95 questo duo Filippino/Canadese (vorrei vedere le vostre facce) sono arrivati al terzo Full Length (in precedenza hanno una serie infinita di demo).

e cercano, riuscendoci, di mischiare ritmiche Grind a atmosfere di quel black metal più satanico e maligno (forse la cosa che mi ha conquistato).

Un disco di impatto che fa intravedere nelle sue trame una particolare attitudine al male, supportato da una produzione incredibilmente pulita per un genere che non lo richiederebbe, dove la cassa e il basso supportano buona parte delle strutture dei pezzi, lasciando alle chitarre solamente il compito di apparire, lacerare con i suoi assoli e finire l'ascoltatore.

La voce forse è la cosa più particolare perché  si intreccia nella musica, non essendo mai troppo davanti o troppo indietro nel mix semplicemente è immersa in esso.

Quest'ultima dai profondi versi alle urla terrificanti danno una sensazione di MALE costante.

Vi lascio al Track to Track e alle conclusioni finali.

 

1)Spit on God

Un ottimo intro di basso apre un pezzo di marcato grind , in cui tra le righe si sentono riferimenti al black metal, un pezzo dallo sviluppo abbastanza lineare che intermezza parti tendenzialmente groove con sfuriate in classico stile grind. Le chitarre spuntano a sprazzi per assoli fulminanti che spariscono e entrano in dissolvenza.

Forse il pezzo che preferisco del disco, perché ha una simil struttura/canzone.

La voce sembra uscire realmente dagl'inferi per sputare odio e veleno su Dio.

 

2)Dead Burning Christ

come prima una delle parti migliori del pezzo rimane un intro convincente,poi lo sviluppo caotico del pezzo che spara batteria e basso in faccia come un macigno.

Le chitarre spuntano nel bel mezzo del pezzo a cesellare assoli che arrivano e sono destinati ad un'altra dimensione.

Notevole il “coro” e i rallentamenti cadenzati a metà pezzo.

Quando i tempi “rallentano” la malvagità fa da sovrana!

 

3)Archangels of  Destruction

Un nuovo assalto sonoro che parte subito senza lasciare fiato , un pezzo compatto e cattivo che colpisce subito , lasciando riprendere fiato solo per qualche secondo con la parte cadenzata centrale prima di ri colpire con l'assolo di chitarra che taglia in 2.

pochi secondi in cui intercede la marcia marziale chiudono un pezzo breve ma intensissimo.

 

4)Deluge After Massacre

un incalzante inizio groove/death ci addentra nel pezzo... ci trascina e ci guida fino all'inizio di una sfuriata che non lascia respiro. Quando i tempi sembrano rallentare , ci pensa la chitarra a sfregiarci coi i suoi assoli che lasciano alla voce in tempo solo di guidarci verso il dolore.

 

5)Blood of the Devil

un incalzante basso la fa da padrone (come in buona parte del disco, dove le strutture sono tutte affidate a basso) supporta da una batteria che non segue le melodie fino agli stacchi ma cerca di essere uno strumento a parte.

Voce e chitarre spuntano con urli e assoli che mettono inquietudine, (forse la cosa più simile a quello che i nostri intendono con Black metal)

il pezzo si sviluppa tra sfuriate e alternanza tra scream e crescenti growl.

Fino a concludersi con una batteria al massimo in cui si intreccia la chitarra che sfodera come sempre una tagliente assolo. 

 

6) Evil Reborn

Un pezzo che inizia con un groove inarrestabile, che ci conduce alla prima parte veloce del pezzo, che supporta una voce che tra effetti e malignità sembra uscita direttamente dagli' inferi.

Questa pezzo riprende la forma/canzone e lo dimostra il fatto che non solo è il pezzo più lungo (quasi sei minuti di delirio, il doppio di un normale pezzo grind) ma anche il fatto che si sviluppa, cercando di non essere fine a se stesso. Lo dimostra la ripresa nella parte finale del groove iniziale che riconduce l'ascoltatore a immergersi nelle tenebre, prima di venir dilaniato dall'assolo che comunque lascia la chiusura alla ripresa di quel groove che ci rimane dentro sin dall'inizio.

 

7)Devoured by Damnation

Finalmente la title track.

Il manifesto del disco che riassume tutto il fatto in un condensato di poco meno di 5 minuti.

Qui ci sono tutti gli elementi di prima ben amalgamati, chitarre che escono da una dimensione parallela per fare male, basso e batteria che ci trascinano un uno spazio di torture e dolore, forse il pezzo più death e più riconducibile agli stilemi dettati anni fa dai Morbid Angel.

La voce di per se arriva da una dimensione ancora più estrema e rimangono imbrigliate dal muro sonoro, ma questo non impedisce di evocare il male che ci accoglie con l'ultimo incandescente assolo di chitarra.

 

8)Cadavers of God

La batteria stavolta decide di prendersi tutta la ribalta fin dall'inizio e cosi il pezzo segue i suoi dettami senza riuscire a scapparne , voce e basso riescono solo a farle da contorno.

Sicuramente il pezzo più estremo insieme ad archangels che lascia spazio alle chitarre solo nel finale, sempre estremizzato.

 

9)Huios Diabolus

Grind caldo e pesante come una colata di acciaio liquido apre il pezzo che non lascia respirare per neanche un secondo , stavolta la voce cerca respiro nei brevi tratti cadenzati, ma soccombe quando gli assoli partono e arrivano dritti alla bersaglio da scarnificare.

 

10) World Within Demons

Un inizio morbido ci fa quasi rilassare finché la furia omicida dei Kratornas non si espande dirompendo nuovamente ogni possibilità di vedere pace.

Non potevano chiudere il disco con qualcosa di meno cattivo di quello fin qui proposto.

Cosi il pezzo si sviluppa con sfuriate a ripetizioni e gli assoli extra dimensionali  che sono marchio di fabbrica dei nostri.

La chiusura stavolta conclude il nostro viaggio negli inferi con il basso che ci accompagna fuori o dentro (dipende da voi) ad un vero e proprio pandemonio sonoro.

 

Le considerazioni generali sono che, per quando come detto prima questo genere non faccia impazzire il recensore (estremo ma non così tanto), la registrazione/produzione, mette in evidenza un buon mix che fa sentire ogni cosa.

Le scelte stilistiche dei nostri Antieroi Filippino/Canadesi sono comunque originali e lasciano trasparire una malignità che prende a piene mani da quella radice “Black Metal “ degli albori, niente a che fare con le patinate facce pittate tanto di moda nella seconda metà degl'anni '90.

Qui il male si sente e si respira.

Il voto è da leggersi come oggettivo e non soggettivo. 

 

 

Robert Lucifer

75 / 100