“Caged and tortured” è il primo EP, di quattro brani, dei bolognesi Legion Massacre, trio formato da Stavros alla chitarra, Carlos Reyes al basso e alla voce e Riccardo Grechi alle pelli. Pochi fronzoli per questa band che si autodefinisce “old school death metal” e ci offre esattamente ciò per cui si presenta: brani cattivi, taglienti, brutali che si inseriscono in un filone death metal molto tradizionale, seppur arricchito da una buona produzione dai suoni moderni e un cantato in growl pieno e profondo.

Anche l’artwork è molto “tradizionalista” così come il font scelto per il nome della band: lo stile grafico in bianco e nero ricorda quasi il tratto di un tatuatore che dipinge figure mortifere su uno sfondo piceo.

L’ep si apre con la title track “Caged and Tortured”, una vera e propria mazzata sui denti di chitarre e batteria dal ritmo incalzante, degno biglietto da visita di una band che di certo non le manda a dire. L’entrata della voce mette, se possibile, ancora di più le cose in chiaro, ribadendo le intenzioni bellicose del trio. La struttura ritmica del brano appare piuttosto variata, alternando impetuose cavalcate a intermezzi marziali.

La seconda traccia, “Mental Slavery”, si mantiene sulla stessa scia della title track, mettendo in primo piano una vocalità brutale che si staglia sulla pesantissima base di chitarre da cui comunque riusciamo a distinguere anche un bel basso distorto. Il cambio ritmico finale, pensato per scatenare la devastazione durante i live, è uno spudorato invito all’headbanging anche in salotto sul divano.

La terza traccia, “Carnival of Blood”, ci presenta delle sonorità di chitarre quasi sludge, accompagnate dal consueto tappeto ritmico di cattiveria pura, che alterna il più classico dei “blast beat” a ritmi più posati, ma che mai mancano della giusta pesantezza.

La conclusiva “Doomed Society” chiude degnamente un lavoro musicale dominato da una sana cattiveria, ricordando a tratti i primi Mastodon. 

Un lavoro d’esordio chiaramente orientato e dalle intenzioni ben precise, rivolto agli amanti del genere death e dell’heavy più schietto, che sicuramente piacerà ai metallari più tradizionalisti ma non scontenterà del tutto anche i palati più versatili. Un breve sprazzo di violenza in musica che arriva dritto allo stomaco senza stancare, grazie alle variazioni ritmiche e alle strutture non lineari dei brani, ma che forse potrebbe non stupire, vista l’aderenza ad un filone in cui si è già detto veramente molto.

 

 

Sugarcoma91

75/100