N.D.E. ovvero Near Death Experience è il second album in studio del musicista Marco Germani con arrangiamenti musicali interamente autoprodotti, uscito sotto l’etichetta “After Life Music Dimension” appartenente allo stesso Germani.

Marco Germani, classe ’75 inizia gli studi classici a 9 anni e successivamente consegue il diploma di teoria e solfeggio. A 20 anni si diploma in chitarra elettrica presso il C.P.M. di Milano, partecipa inoltre a diversi format televisivi e diventa anche direttore del centro musicale di Vigevano, tuttora ha una carriera musicale attiva in qualità di chitarrista e compositore.

Il titolo del progetto rievoca chiaramente l’idea di un viaggio nell’aldilà ma può essere interpretato come l’attraversamento di un periodo buio della propria vita fino alla rimozione dello stesso.

La prima traccia di questo concept album è “Welcome to After Life” questa apre da subito le porte alla sperimentazione, elemento molto presente anche nelle tracce successive. In apertura troviamo un synth con suoni ambient presto arricchito da un cantato maschile evanescente, molto simile alla preghiera di un muezzin. Il brano evolve con l’aggiunta di voci femminili arabeggianti che si alternano in una struttura canonica e con un riff di chitarra ripetuto in background che richiama vagamente la parte iniziale di Another Brick In The Wall dei Pink Floyd.

Successivamente troviamo “Too Bad To Be True” con un suono notevolmente diverso dalla traccia precedente, non a caso presenta sonorità industrial/nu metal caratterizzate da una chitarra ritmica ribassata e cadenzata in stile Korn. La voce segue chiaramente delle influenze stoner rock, a tratti post grunge pur mantenendo un timbro pulito. Si può ben notare la presenza di elementi ed effetti elettronici, sapientemente intervallati dai suoni industrial, che troveremo anche al termine del brano.

La terza traccia “Disguised Sleep”si apre con un coro femminile che si ripresenterà nel bridge, del resto presenta elementi molto simili alla precedente “Too Bad To Be True” in termini di stile, anche se risulta più cruda ed energica. La voce femminile presente in questo brano risulta più fedele ad influenze stoner/post grunge grazie al timbro più graffiato ed incisivo.

Il concept segue con “Megaera”, sicuramente trascinante e decisamente cadenzata, in pieno stile stoner rock con una voce femminile disperata e incisiva, alternata da imprecazioni quasi parlate. Anche qui troviamo campionamenti elettronici e synth che arricchiscono e marcano l’accompagnamento della chitarra ritmica.

La quinta traccia “Black World” molto più veloce delle precedenti, si apre con un groove di batteria virtuoso e strutturalmente più complesso, un discorso analogo può essere fatto per la chitarra infatti anche se il suono proposto non è particolarmente pesante, sembra quasi di ascoltare un brano dei Pantera. La voce in questo brano sembra quasi trarre ispirazione dallo stile canoro di Amy Lee degli Evanescence.

Il sesto inedito è “Stupid Bitch”, gia dal titolo si può facilmente intuire lo sfogo e la cattiveria che fanno di questa traccia la più esplicita e diretta delle precedenti. Il sound è introdotto dalle note di un piano successivamente sostituite da una voce maschile chiaramente Mansoniana che ben si amalgama con il tappeto sonoro spiccatamente Industrial.

La seconda metà dell’album si apre con “Facin Death” presenta una notevole componente elettronica, dal massiccio uso di synth alla batteria campionata. La chitarra si limita a semplici riff monocorda che conferiscono un sound generale house/rock, mentre la voce (anch’essa ampiamente effettata) alterna rapping con melodia, non a caso questa traccia è una delle più originali pur discostandosi dai suoni precedenti.

La parte finale di “n.d.e.” è decisamente la più interessante e meno scontata, l’impressione percepita infatti è che l’album subisca una sorta di scissione, molta dell’agressività precedente viene persa a favore di una maggiore varietà sonora.

Sekvu la Lumon” ad esempio raggiunge lidi musicali lontani dall’industrial, infatti sfocia sull’house e sul dubstep mischiando alcuni elementi come parti orchestrali con altri presenti nella traccia d’apertura, ad esempio le voci arabeggianti.

Sindrome di Morte Apparente” invece riprende sonorità alternative ed elettroniche allo stesso tempo, ma si discosta ancora un volta con l’uso di parti rappate in italiano che rappresentano chiaramente il tema portante di quest’album, quindi la liberazione dai traumi passati e il passaggio ad una dimensione di maggiore comprensione ed accettazione.

L’ultimo inedito “Many Questions” rappresenta un finale abbastanza inusuale rappresentato da un coro in effetto reverse e da un’arpa ipnotica e orientaleggiante come se ci si trovasse all’istante nell’aldilà.

Tirando le somme, n.d.e. potrebbe dividersi in una prima parte piuttosto alternative rock che da spesso l’idea di già sentito e in una seconda caratterizzata da una sperimentazione di tutto merito pur risultando a volte un po confusionale, però si evince sin dai primi ascolti una certa professionalità in termini di produzione e talento musicale.

 

 

Gianluca 'KBN' Santoro

80/100