10 Luglio 2017


I Prime Creation sono una band Heavy Metal nata in Svezia nel 2015.

La loro lineup vede Esa Englund alla voce, Mathias Kamijo alla chitarra ritmica, Robin Arnell alla chitarra solista, Henrik Weimedal al basso e Kim Arnell alla batteria.

Nel 2016 firmano un contratto con l’etichetta danese Mighty Music che permette loro di rilasciare a livello di distribuzione internazionale il loro omonimo album di debutto il 28 Aprile del 2017.

Tutti i componenti della band hanno già altre esperienze in altre band alle spalle - come Morifade e $ilverdollar - e il loro sound ben amalgamato ed affiatato conferma la loro maturità compositiva in maniera eccellente.

 

L’album inizia con “Years of Crossness”.  I riff di Mathias Kamijo sono carichi di groove e sembrano quasi entrare in comunicazione in forma di “botta e risposta” con stop-and-go, mentre si incastrano perfettamente con le ritmiche dinamiche del drumming di Kim Arnell che in alcuni momenti scandisce il suono anche con doppia cassa. Il secondo chitarrista Robin Arnell si cimenta in un assolo molto armonioso.

La performance vocale di Esa Englund è fenomenale e riesce a dare un impatto magnifico anche a livello di ricerca melodica con un ritornello che difficilmente potrebbe uscire dalla testa dell’ascoltatore.

 

Dopo questa traccia trionfante, si fa spazio la malinconica “War Is Coming” che si mostra con delle ritmiche in controtempo e suoni di tastiera che fanno da base atmosferica ai riff distorti di chitarra.

Il bridge, caratterizzato da riff taglienti e con le fitte ritmiche con doppio colpo di cassa, spazza via per un momento la dolcezza malinconica con una carica rabbiosa che raggiunge il suo culmine con un assolo di Robin per poi riprendere il motivo malinconico principale della canzone.

 

“Born in Fear” è un pezzo agguerrito. Il pezzo si introduce con gli impetuosi fill di batteria di Kim Arnell che sfociano in colpi alternati di doppia cassa e ritmiche veloci alle quali si affiancano i riff distorti di chitarra che richiamano uno stile Thrash. 

Le fiammanti linee di chitarra solista si preparano a farci entrare nelle strofe del brano, dove i riff proposti da Mathias e Robin evocano delle melodie che si armonizzano in un contrasto tonale, riproponendo la tradizione del metal svedese della prima metà degli anni 90 proveniente dalla scena di Gotemburgo.

Esa continua a dar prova della sua splendida timbrica e della sua bravura nella ricerca melodica delle linee vocali.

 

Alcuni breakdown introducono la quarta traccia intitolata “27” che mostra un’atmosfera nostalgica nelle melodie con tanto di tastiera che accompagna le chitarre e la voce nei ritornelli per poi avere un momento più esclusivo nel bridge.

 

Prosegue anche nel quinto brano “In The Red” con lo stesso feeling malinconico, associato anche maggiormente a influenze Thrash. Anche qui non mancano breakdown appena prima del ritornello e la chitarra solista propone una linea melodica ricercata per un fraseggio che compare sia all’inizio, che alla fine della composizione.

Il cantato Esa Englund nelle strofe è molto aggressivo e si alterna a delle backing vocals gridate in coro, che contribuiscono ad accentuare la caratteristica thrasheggiante del pezzo; mentre nel ritornello c’è una notevole apertura melodica che da prova della sua maestria anche su note più acute. 

La stilistica compositiva sembra orientarsi ancora di più sul Thrash nella sesta traccia “Friend Of Trash”, dove Kim Arnell ci presenta un drumming molto veloce e le chitarre sfoggiano riff aguzzi.

 

Il settimo pezzo dell’album è “Scream”. Qui si vede un ritorno più deciso a livello sonoro da parte delle tastiere, che contribuiscono ad un’armonizzazione solista che arricchiscono in sottofondo i riff di chitarra presenti nelle strofe.

Le influenze sonore della scena di Gotemburgo anche qui si fanno sentire in alcune passaggi.

Le linee vocali di Esa danno un’atmosfera trionfante nel ritornello alternate alla carica aggressiva delle strofe, mentre appena prima del ritornello di chiusura, Il chitarrista Robin Arnell si cimenta in un formidabile assolo.

 

Il disco si conclude con “Crown Of Creation” che vede – come nella seconda traccia – l’uso di controtempi sullo stile ritmico e chitarre che eseguono fraseggi melodici con contrasti tonali.

 

I Prime Creation, con questo disco hanno saputo dare un’ottima dimostrazione di come la formula stilistica del metal classico possa amalgamarsi bene anche con approcci stilistici più derivativi e moderni per un ritorno all’origine in una chiave più fresca e personale. Inoltre hanno dimostrato di essere una band abbastanza valida dal punto di vista compositivo e con una produzione sonora eccellente.

Durante l’ascolto di questo disco si possono notare somiglianze con band Heavy e Power come i Firewind, i Mystic Prophecy e i Sentenced – dell’ultimo periodo - ; ma anche con band Melodic Death Metal come Dark Tranquillty e In Flames dal punto di vista strumentale. Pertanto consiglio l’ascolto di quest’album soprattutto a chi apprezza questi gruppi musicali.

 

Daniele “Nadhrak” Parisi

90/100