Epicita’ e tradizione, Sacro e profano, aggressivo ma melodico. Questo e’ a primo impatto cio che “Parthenope”, il debut album della band “Scuorn” , riesce a trasmettere. L’originalita’ pero’ e’ un’altra: fondere la musica napoletana e le sue tradizioni assieme al black metal. Da secoli l’origine della musica partenopea ha influito su la maggior parte della struttura musicale dell’italia antica, e oggi ci viene riproposta in chiave “Profana”. L’aggiunta di strumenti tradizionali napoletani, arricchisce l’intero progetto, dando alla luce qualcosa di veramente geniale. L’album intitolato “Parthenope” e’ un concept incentrato sulle leggende dell’antica napoli, dai presagi dell’eruzione del vesuvio alle gesta del Virgilio mago. L’aggiunta dell’orchestrazioni del maestro Riccardo Studer (Stormlord) non ha fatto altro che versare epicità’ sonora all’album,creando assieme un vero e proprio capolavoro.

L’album e’ composto da ben 10 tracce.

Si apre con “ Cenner e fumm” , un’intro oscuro e ansioso, la quiete prima della tempesta, il preludio perfetto per “fra ciel’ e terr” il cui riff ricordano parecchio gli Emperor. L’eruzione del vesuvio raccontata con questa voce unica,capace di incutere timore e paura, come se fossimo presenti davanti a questo disastro naturale. Si procede con la mia preferita, ovvero “Virgilio Mago”, un poeta dall'immenso carisma e potere, venerato nell’antica napoli. In questo brano si sente tutta l’essenza del black accompagnato da un’orchestrazione a dir poco perfetta. “Tarantella nera”, come dice il titolo, e’ una rivisitazione della tipica danza ma in chiave macabra. Geniale a dir poco. “ Sanghe Amaro” e’ un brano molto sinfonico, con qualche accentuazione che personalmente mi ricorda i Satyricon. L’intermezzo in latino da un attimo di pace al brano, prima di ripartire con con la stessa possenza iniziale. “Averno” e’ un brano strumentale tetro che va ad aprire a “ Sibilla Cumana” un altro pezzo veramente assurdo. Epico a dir poco e completo, un pezzo unico come pochi. Da ascoltare all’infinito senza mai stufarsi. Continua con “ Sepeithos” e i suoi colpi di rullante e cassa che annunciano un preludio veloce e aggressivo, accompagnato da una voce vecchio stile, mentre il basso e le chitarre riempiono il tutto. Verso la fine ci si dirige verso la title track “ Parthenope” che narra  il viaggio di Ulisse che nel tentativo di ritornare a Itaca si imbatte nelle sirene e nel loro magico canto. Un gran pezzo, cupo, orchestrale, con una ritmica fantastica. Il solo di chitarra e’ perfetto. Ottime anche le genialita’ degli intermezzi narrati, come quello di Ulisse che parla con i suoi marinai. Si chiude con “megaride” un altro strumentale che ci porta alla conclusione del viaggio tra le antiche leggende partenopee.

Ora l’italia e’ spaccata in due, c’e’ chi abbraccia questo progetto e chi invece lo insulta. Diro’ la mia: Ogni singola parola scritta qua e’ vera, un’album vero, geniale, innovativo, originale. Giulian e’ riuscito a dar luce ad un progetto collegato alle origini della nostra terra, cosa che molti invece si vergognano al solo pensiero. Il progetto “Scuorn” e’, a pensier mio, uno dei migliori progetti Black della scena Italiana.

Consiglio a chiunque di ascoltarlo più’ volte, per assaporare ogni singola nota.

 

 

Barabba

90/100