Genere: Ambrosian Death Metal

Data di uscita: 23 Settembre 2016

 

"...a grey tongue made of scars when silence is golden 

and silver to speak of rites of consummation..."

 

Non sempre si cita l’Ungheria quando si va a parlare del panorama metal underground, ma in tal caso è doveroso farlo. Direttamente da Ambrózfalva, i Sin Of God si distinguono in un primo momento grazie alla cover di Aenigmata, che va a riprendere il tema portante della loro musica: brutalità allo stato puro. 

Creata nel 2004, la band è un quintetto formato da Zoltán Molnár come vocalist, Zoltán Borka come chitarrista, Csaba Sándor al basso, Balázs Botyánszki alla batteria e László Páll, chitarra.

Il loro nuovo album, Aenigmata, uscito nel settembre 2016, è un’interessante novità. Potrà sembrare in generale un album con sonorità già ascoltate , ma riescono a stupire in diversi punti.

Dapprima, i testi. Secondo un’intervista rilasciata da Zoltàn Molnàr, o Lupus Canis, rappresentano un punto chiave per la comprensione di questa band. Vedremo dunque affrontati come argomenti principali l’Occultismo e l’Alchimia, ma anche la Filosofia ricopre un ruolo importante. Infatti Zoltàn dichiara di essere un grande ammiratore di Hermes Trismegistos, fondatore della corrente filosofica dell’ermetismo, il cui tema centrale è il rapporto tra uomo e Dio, ma anche di essersi ispirato alle opere di Carl Gustav Jung e Bèla Hamvas, scrittore e filosofo ungherese.

D'altronde, i testi non sono che l’anima di questo corpo musicale, il cui sangue scorre pulsante grazie al ritmo che possiamo ascoltare in questi brani.

I brani sembrano far riferimento all'intera preparazione di un rito alchemico: si inizia con The Emerald Tablet, in cui si iniziano a raccogliere gli ingredienti e a prepararli nel modo più appropriato. La continuazione del rito continua, fino ad arrivare ai brani più oscuri dell’album, in cui l’ascoltatore si ritroverà avvolto dalla violenza crescente, fino a credere di essere ormai arrivato alla conclusione di questo rito magico, ormai inarrestabile, in The Human Worm.

Le sonorità in generale sono violente, forsennate, prive di una qualsiasi traccia sinfonica. Catapultano l’ascoltatore nella scena di un genocidio infernale come la cover stessa esprime in modo inequivocabile. Tuttavia, i toni sono abbastanza controllati; troviamo batteria e vocals con toni che ci aspetteremmo in qualunque band death metal. Brano degno di nota è Altered State of Chaos, che sembra portare un suono più pulito e tecnico; apprezzabile anche il lavoro svolto in The Human Worm. 

In generale, i Sin of God rappresentano un’interessante novità nel panorama underground, soprattutto grazie al grande impegno sui testi. Se apprezzate i Deicide, direi che quest’album fa per voi. Decisamente da tenere sott'occhio per vedere cos'altro potranno creare. 

E come dice Lupus Canis… Igne renovatur natura integra! 

 

 

Lila

70/100