I fiorentini Stolen Apple si presentano con questo album di debutto (un debutto non debutto, a dire il vero, dato che i membri della band non possono certo dirsi dei “novellini”, con la loro esperienza pluriennale alle spalle), “Trenches”, rilasciato lo scorso 23 settembre sotto l’egida della Rock Bottom Records. Il quartetto nato dalle ceneri dei Nest ci regala un lavoro interessantissimo, forse dal sapore per molti versi nostalgico, ma ben bilanciato. La maestria nella tecnica si manifesta per tutta la durata dell’ascolto, con brani come Green Dawn e More Skin, forse gli highlights di questo lavoro che ci catapultano di colpo a oltre vent’anni addietro, quando quelle rudi sonorità grunge e psichedeliche che tutti ricordiamo con un certo bipolarismo tra amore e odio facevano il loro dirompente ingresso sulla scena. Elemento ancor più interessante, se si pensa che veniamo introdotti al viaggio proposto dagli Stolen Apple da Red Line, tipicamente britpop e Daydream, un pezzo dal sapore squisitamente country, rilassato e intimo. Il passaggio alla terza traccia sconvolge già: Falling Grace si scosta completamente dalle atmosfere quasi introspettive dei primi minuti dell’album per far spazio a un ritmo incalzante, riff veloci e giri di batteria che strizzano l’occhio al post-punk. Sembra addirittura di sentire un po’ di Joy Division in alcuni passaggi dell’album, un vero e proprio universo policromatico tutto da interpretare e sviscerare con le orecchie e con la mente. Trenches (un titolo già altamente evocativo e pregno di significato, “Trincee”) è come una galleria di 12 ritratti, tutti diversi, volti da scrutare che nascondono ognuno un mondo, un intero vissuto, confinato da trincee apparentemente invalicabili, appunto. E ci piace pensare che la varietà dei brani rispecchi un po’ quest’idea, che ne è anche filo conduttore. 

Pop, rock, country, grunge, punte di glam rock, blues, hard-rock e new wave… il tutto sapientemente assemblato per un ascolto che non stanca, che riserva sempre una sorpresa una traccia dopo l’altra. Una varietà sobria e coerente per quello che è, d'altronde, un concept album ben confezionato, autentico e che non pecca, tra l’altro, neanche nel comparto produttivo. Non fatevi ingannare, non si tratta dell’ennesimo album indie.  Non possiamo che attendere curiosi e fiduciosi cosa gli Stolen Apple ci riserveranno nel prossimo futuro. Altamente consigliato, a prescindere dal genere preferito. 

 

 

Karen

85/100