I "The Groots", Alessio Profeti (Batteria), Diego Sabatino (Chitarra), Giorgia Di Feo (Voce), Matteo Ferri (Chitarra), Omar Carloni (Basso) esordiscono con il disco "Personal Clichés" a novembre 2016 proponendo un alternative rock di matrice inglese in grado senz’altro di suscitare interesse negli ascoltatori del genere.

 

Al primo ascolto di questo quintetto proveniente da Ancona non si può davvero rimanere indifferenti di fronte alla voce di Giorgia di Feo che fin dalle prime note innalza la qualità del prodotto in maniera notevole, sia da un punto di vista esecutivo che compositivo, onore al merito dunque! 

Il disco complessivamente però anche dopo ascolti successivi si mostra incapace (a meno di alcuni rari momenti) di fissarsi nella memoria dell’ascoltatore e di raggiungere climax musicali degni di vera nota. Questo è con buona probabilità dovuto ad un riffing e una composizione generalmente ancora poco matura. 

La ricerca dell’essenzialità nella composizione, spesso scelta premiata se fatta con tutti i crismi, rende le composizioni elementari e di modesto impatto. Vediamo singolarmente tutti i pezzi del disco:

Appena premiamo “play” quello che viene proposto è un intro semplicemente denominato “Intro” che presenta alcune scelte dissonanti e ritmiche che risultano discretamente interessanti e preparano il primo brano HD Lies.

Il brano in questione esordisce con un semplice riff che pur non portando nessuna originalità nell’aspetto compositivo lascia comunque spazio alla voce di creare vocalizzi ritmici piacevoli. Il brano riesce a creare un buon crescendo arrivando verso la fine ad un buon inciso. 

Wet Parades, il secondo brano stupisce per la scelta stilistica che esce leggermente da quanto un ascoltatore si aspetterebbe da questo disco e ritengo che questo sia un buon punto di forza per una band, ovvero l’originalità nei confronti di se stessi. Il pezzo è di fatto uno swing con un bridge reggae che fa da appoggio ad una melodia vocale piacevole. 

La strutturazione del disco è fino ad ora azzeccata in termini di brani e varietà, infatti il successivo brano, Reunions, è un brano su tempo irregolare che contrasta decisamente con i precedenti due. Buona scelta. Interessanti vocalizzi che però hanno il loro apice solo alla fine del brano, avremmo ascoltato una volta in più il ritornello e un qualche special in grado di dare più varietà al pezzo. 

Passiamo a The Quay, quarto pezzo del disco Personal Clichés ed in questo caso ci troviamo davanti ad una ballad. Ancora le vocals sono l’elemento che riesce ad animare un pezzo altrimenti scarno a livello di arrangiamento.

Il pezzo Circus è un classico pezzo “riff based” su cui le stesse parti vocali “giocano” a livello ritmico. Qui l’ascoltatore medio potrebbe porsi la domanda “quando arriva il ritornello?” ebbene non arriva mai, oppure arriva ma non ce ne accorgiamo. Il pezzo non presenta un efficace crescendo e si classifica senz’altro in posizione “filler” per questo disco.

Il pezzo Recovery Plan ci cala in un’atmosfera più oscura e qui finalmente sentiamo un brano che da un senso di maggior completezza e ricerca rispetto ai suoi predecessori nella tracklist. 

Not Another Hallelujah è un altro riff based che evolve in uno swingato “ballabile” di sicuro in una serata in qualche alternative club. Non suona affatto male, molto creative e dinamiche le scelte vocali. 

Wanderlust inserisce finalmente qualche nuovo suono di chitarra che vivacizza lo sviluppo del disco. Ancora sono le vocals a fare da padrone, non lasciano di certo l’ascoltatore indifferente, sia come composizione che come dinamica, Giorgia ci stupisce più volte durante l’ascolto con le sue doti!

Kinstugi chiude il disco in posizione 10, tuttavia non sarebbe questa la sua classifica se dovessimo stilarne una dei brani che abbiamo ascoltato, anzi, forse questo è il brano più interessante che ci viene chiesto di recensire. Qui l’essenzialità dell’arrangiamento si integra davvero positivamente con la piacevole voce di Giorgia e delle sue scelte compositive che rimbalzano momenti di dissonanza a piacevolissimi momenti assonanti il tutto con un forte senso ritmico. Il disco è chiuso bene e siamo contenti di questa caramella finale tanto che ce la ascoltiamo un’altra volta. 

 

Complessivamente come già detto, non siamo davanti ad una rivelazione musicale epocale, i The Groots hanno esordito e non l’hanno fatto male ma neppure “in pompa magna”. La band ha buone potenzialità, può fare conto su una cantante fuori dal normale e dovrebbe sfruttare questa carta che non molti hanno a disposizione per lavorare di più sull’aspetto compositivo globale. 

 

 

Pedro Henrique

65/100