5 LUGLIO 2018

Band: Ancient Oak Consort

Album: Hate War Love

Data di rilascio: 18 Maggio 2018

Etichetta: Revalve Records

 

Oggi andiamo a prendere in esame un altro progetto che tiene alto il valore

dell’underground del nostro bel Paese, ossia gli “Ancient Oak Consort”, nati nel 1995 da un’idea del chitarrista e compositore Andrea Vaccarella. Nel 1997 il progetto rilascia il primo full length “Ancient Oak” e nel 2006 il secondo lavoro, intitolato “The Acoustic Resonance of Soul”. A prescindere dalle numerose collaborazioni esterne che la band ha avuto modo di creare, gli Ancient Oak Consort hanno sempre avuto come formazione, oltre al chitarrista Andrea, anche la cantante Giulia Stefani e il batterista Stefano Ruscica, i quali hanno sempre contribuito alla stesura dei pezzi della band stessa.

Dopo diversi anni, grazie ad accordo con l’etichetta discografica “Revalve Records”, il progetto italiano sforna, il 18 Maggio 2018, il terzo full album, intitolato “Hate War Love”, in cui la band descrive grazie a muri sonori pari a quelli delle soundtrack dei films, lo scenario della seconda guerra mondiale, ambientata in Sicilia nel 1943.

In sostanza quello che propongono gli Ancient Oak Consort è, di base, un album con ben 17 pezzi strutturati sul Rock/Progressive, miscelati costantemente, in ogni traccia, ad ambientazioni ed influenze Folk, le quali ci hanno accompagnati in ascolti impregnati di suggestive melodie ed armonizzazioni. Senza andare a descrivere approfonditamente ogni singolo elemento di tutti i pezzi, il fattore che abbiamo trovato da subito originale e quasi bizzarro è stata la scelta dell’ordine e nell’esecuzione dei pezzi, ovvero, come la band abbiamo deciso, in maniera sicuramente ponderata, di alternare, tracce a sfondo triste e malinconico come la

prima “Walinkg”, “Diario di Bordo”, “Will You Remember Me” o ancora “The Letter” a quelle più energiche e dalla pasta sonora più rocciosa, come “Eternal Cash”, “The Heaven’s Lie”, “The Race” e “Sick Dream”. Se si prova ad ascoltare l’album nell’ordine disposto all’interno dello stesso, si potrà davvero assaporare il gusto del carattere mesto e triste, il quale, per l’appunto, potrebbe essere paragonabile ad un tema melodico di stampo prettamente cinematografico!

Da notare la grande capacità tecnica dei musicisti parteciparti di questo lavoro: la voce di Giulia risulta tanto cristallina ed intrisa di pathos quanto gradevole, nessuna linea sporca e priva di qualsiasi influenza Rock, ma una costante e delicata tecnica in “Cry”; i suoni degli strumenti sono tutti bilanciatissimi e perfettamente mixati, sopratutto nei fraseggi della chitarra acustica di Andrea, in cui possiamo davvero scorgere ogni singola armonica; tenuto anche in rilievo il basso, il quale, nei pezzi più vigorosi regala la giusta spinta Rock che essi necessitano.

Oltre a ciò, l’album dispone di ben 3 versioni della canzone “Love Theme”, altri breve pezzi principalmente impostati sulla componente immaginaria, in stile soundtrack, che i ragazzi italiani vogliono concedere all’ascoltatore e che vengono categorizzati in base al proprio carattere oppure allo strumento in cui fa da padrone: “Love Theme (Piano)”, “Love Theme (Dialogue)”, “Love Theme (Guitar)”.

C’è da considerare, però, che album come questi, nonostante la cura maniacale in fatto di ricercatezza dei suoni puliti e una qualità di alto grado, non siano propriamente da esporre in una vetrina di un negozio di musica Metal, ma, a nostro avviso, devono essere una vera e propria immersione nello scenario imbevuto di desolazione e tristezza che, come in questo caso, hanno caratterizzato gli anni della seconda guerra mondiale.

Ciò non toglie comunque il fatto che gli Ancient Oak Consort si siano prefissati un obiettivo e lo abbiano raggiunto in maniera più che soddisfacente, andando ad emozionare i nostri animi e concedendoci un ascolto più introspettivo e filosofico rispetto ai lavori che trattiamo solitamente. “Hate War Love” è di certo un’altra ottima dimostrazione del fatto che la musica può essere vissuta e condivisa sotto un altro punto di vista, ascoltata ed assimilata in maniera più suggestiva e sensoriale ed è la prova che il Rock può trovare accoglimento e dedizione dagli ascoltatori dai caratteri più fragili e sensibili.

Detto questo, se apprezzate la musica “Theme” o piace farvi trasportare dalle visualizzazioni più trascendentali, non possiamo che consigliarvi di supportare i nostri musicisti connazionali e lodarne le melodie composte in questi anni; diversamente, se non amate troppo le armonie e le musiche di sottofondo potreste non trovare pane per i vostri denti!

 

Simone Zamproni

76/100