25 AGOSTO 2017

Band: Anticlockwise

Album: Raise your head

Etichetta: Revalve Records

Data di uscita: 16 dicembre 2016

Genere: thrash/prog metal 

 

Tracce: 

1. Slave 01:26  

2. Raise Your Head 04:54  

3. The Gutenberg Plague 03:37  

4. Mothertongue 05:30  

5. The Wire 05:10  

6. The Broken Mirror 05:03  

7. The Blue Screen of Death 04:19  

8. Into the R.A.M. 07:05  

9. Dystopia MMXVI 03:35  

 

A distanza di 3 anni dal precedente lavoro, “Carry the fire”, i bergamaschi ANTICLOCKWISE presentano il loro ultimo album, “Raise your head”, uscito per la Revalve Record a dicembre del 2016. 

Formati nel 2004 per volontà di Michele Locatelli e Pietro Baggi, rispettivamente bassista e chitarrista, solo nel 2006 raggiungono una formazione definitiva con Claudio Brembati alla voce e Daniele Gotti alla batteria.

Ad un primo ascolto l’album richiama varie sonorità già sentite magari in altri lavori di altre band, ma chi l’ha detto che sia necessario fare cose sempre diverse e nuove? Probabilmente c’è anche bisogno di qualche approfondimento su qualche suono, ritmo o genere.

È ciò che hanno fatto gli ANTICLOCKWISE, dando al loro lavoro tante sfumature, che magari ricordano un po’ i Nevermore, i Dream Theatre, i Mercenary, ma mantenendo una propria particolarità sia per quanto riguarda le ritmiche che la fusione di sonorità morbide con altre più ruvide.  L’album, poco più di 40 minuti, contiene 9 brani compreso un instrumental iniziale, ognuno dei quali è sapientemente caratterizzato in modo da rendere l’ascolto piacevole e subito mnemonico. Buon lavoro è stato fatto sulle melodie dei brani e sui ritornelli, orecchiabili ed equilibrati, come in “Into the R.E.M.”, “The Gutenberg Plague”, “The Blue Screen of Death”. 

I brani contengono sia la potenza e la grinta del thrash metal, con riff aggressivi e marcati, in alcuni punti molto veloci ed “epici”, sia armonie attuali e raffinate che tanto distinguono il progressive. 

Ottimo lavoro anche sulla voce, punto di forza senza dubbio, sapientemente e giustamente calibrata all’interno dei brani sia per tonalità pulite e raffinate, che per quelle più sporche e distorte, come in “Dystopia”, “The wire”, “The brocken mirror” o la già citata “Into the R.E.M.”. Una voce molto versatile e enfatica, decisamente. 

Su tutto l’album si percepisce una composizione ricercata, con la presenza di sonorità raffinate unite ad un’ottima qualità dei suoni, che sono puliti e chiari e soprattutto a tematiche attuali e problematiche come la comunicazione ai tempi di internet e social network. Anche se a un primo ascolto ciò non è subito chiaro, soprattutto se non si capisce molto l’inglese. Nulla di male, c’è molto altro per cui apprezzare l’album. 

Come detto quindi, è un ottimo lavoro, suonato bene e registrato con accuratezza e professionalità; esattamente quello che ci si aspettava, visto anche il successo del precedente album “Carry the fire” uscito nel 2013 e che aveva raccolto molti consensi, creando grande aspettativa per un successivo lavoro.

Anche a livello grafico, si nota la ricerca di un significato, volta a richiamare il concept di base riguardo la trappola della comunicazione, internet, “Raise your head”,“alza la testa”, “svegliati”.

 

Maria Grazia Sabella

90/100