1 APRILE 2019

Attivi dal 2007 e con all'attivo un Ep e due full ecco a noi gli Italianissimi (Liguri) Carved presentarsi nel 2019 con la loro terza fatica su lunga distanza sotto la Revalve records.

Prodotto ai Domination Studio di San Marino, “Thanatos”consiste in 50 minuti di un Death-Black metal sinfonico teatrale molto elaborato, quindi anche il genere col quale li ho classificati va preso con le molle; la produzione e' eccellente, potente quanto basta ed equilibrata atta a far emergere anche gli arrangiamenti ”inferiori”.

I gruppi di riferimento che mi sono venuti in mente ascoltando i ragazzi sono molteplici, ognuno in dose piu' o meno marcata.. Ihsahn, Dark Tranquillity, Borknagar, Opeth ma probabilmente voi lettori ne troverete altri ad aggiungersi o a sostituire i miei; chiuso il discorso delle influenze, andiamo a parlare dell'album vero e proprio.

Voglio partire dal giudizio complessivo prima di approfondire gli episodi migliori; trovo Thanatos un album veramente ben congeniato nella sua interezza e varieta' di atmosfere nelle sue innumerevoli sovrastratificazioni chitarristiche/sinfoniche/vocali che porta ad essere il combo Ligure sicuramente tra i top della scena Italiana MelodicDeath.

Episodi piu' crudi e sostenuti si alternano ad altri dove le atmosfere si dilatano, il tutto sempre amalgamato alla grande evitando di creare quegli “scrolloni” all'interno dei pezzi che talvolta album di questo genere creano; pur non essendo un fan dello strumento tastiera e/o orchestrazioni varie non posso non menzionare il grande lavoro ora in primo piano ora di puro contorno di Marco (orchestrazioni) e Federico (violino) in un sali e scendi di grandi atmosfere.

Grande lavoro globale alle voci di Cristian che alterna diversi stili con grande tecnica, cosa che potrei ripetere per chitarre, basso e batteria; davvero un blocco granitico ma quando serve leggero come una piuma (l'inizio della conclusiva Elsie ne e' un perfetto esempio).

Personalmente i pezzi che mi hanno colpito di piu' sono Elsie, Spider, The Time Traveller e Octopus semplicemente perche' la qualita' e' veramente molto alta ed anche con ascolto piu' distaccato (e' una prova che faccio io talvolta, d'altra parte ognuno e'strano alla sua maniera ahahah) dopo poco l'attenzione viene richiamata.

Personalmente questo lo ritengo un grandissimo pregio e il merito e' tutto dei Carved, capaci di saltare tranquillamente dal death melodico al classicismo piu' puro o ancora a influenze folk senza che l'ascoltatore se ne accorga perche' trascinato in  continue evoluzioni di mood.

Ho cercato elementi negativi o critiche, perche' quelle fanno sempre bene a band di musicisti intelligenti ma.... nulla davvero.

Spero vivamente che prima di guardare da dove provengono i Carved (troppe volte ancora oggi si danno punti gia' in partenza solo per la nazione d'origine) si ascolti prima la loro eccellente proposta.

COMPLIMENTI RAGAZZI, AVANTI TUTTA!

 

Stefano Colosi

87/100


I Carved sono una band italiana Symphonic  Death Metal formatasi nel 2007 a La Spezia.

Il loro primo album, “Dies Irae”,  segue  il loro EP “Carved”.

L’album che andremo ad analizzare oggi è l’ultimo pubblicato dalla band, “Kyrie Eleison”, un ottimo album Symphonic  Death.

Il disco si apre con “Viaticum”, un pezzo  in cui domina il violino accompagnato da chitarre distorte,  doppia cassa e con voce assente tranne che per la parte finale.

A seguire troviamo “Malice Stricker” il cui inizio  si collega al finale della precedente  Viaticum e che continua con un ritmo martellante fino a metà canzone, dove le chitarre vengono interrotte da un pianoforte che per poco ne rallenterà il ritmo e che riprenderà con un assolo di chitarra e un finale con piano e voce pulita alternato ad un growl.

Procediamo con la fantastica “Lilith”, terza traccia di Kyrie Eleison, tra le migliori del disco. Il pezzo inizia con un riff di chitarra molto potente e coinvolgente presente in tutto il brano tranne quando arriviamo al ritornello caratterizzato da voce pulita e violino.

“The Burning Joke”, invece, è un pezzo molto potente il cui ritmo viene scandito da una batteria martellante e non  presenta voce in pulito, ma solo sano e puro growl.

“Heart of Gaia” è un brano dalla componente Symphonic predominante e inizia con voce pulita e piano per arrivare alla seconda parte della canzone dove si riprendono le chitarre abbandonate nella precedente The Burning Joke, ma senza fare mai uso del growl.

Arriviamo a metà album, dove ci aspettano altre sei tracce.  

“Swamp”, che sembra quasi essere una canzone Prog per la complessità del tempo in alcuni punti, e la bellissima “The Dividing Line”, con la seconda parte cantata in italiano.

L’ottava traccia del brando è “Absence”, a mio parere la migliore del disco, caratterizzata da inizio e ritornello particolarmente melodici e strofe da pelle d’oca.

Dopo Absence troviamo “Faith”, brano molto tranquillo, e “The Hiddens Ones” che riprende la pesantezza di The Burning Joke.

Le ultime due canzoni  sono “Camlann”, che alterna strofe cupe a ritornelli in voce pulita, e infine “The Bad Touch”.

Tirando le somme, Kyrie Eleison è un gran disco uscito nel 2016, tra i migliori della scena italiana.

 

Deliverance

80/100