8 GENNAIO 2019

Il qui presente Zeitgeist è il disco di debutto del progetto solista di Edward De Rosa, chitarrista che ha collaborato con bands come Soul Of Steel ed Elegy Of Madness.

Per l’occasione il musicista si è avvalso della collaborazione del cantante Giacomo Voli (voce anche nei Rhapsody Of Fire e Teodasia), Luca Basile alle tastiere (anch’esso degli Elegy Of Madness) e Francesco Paolo Caputo alla batteria. Chi ha un minimo di conoscenza dei nomi citati avrà già un’idea del genere proposto ossia un power/symphonic metal totalmente devoto ai Rhapsody (personalmente preferisco ancora chiamarli così) ed al buon Luca Turilli solista.

Dopo l’intro il disco parte subito a raffica con “Legend the Omega Man”, un pezzo molto veloce e dall’anima power metal stracolmo di tecnicismi da shredder ed assolo neoclassici.
Le influenze sono fin troppo lampanti ma almeno il cantante Giacomo si rivela essere una manna dal cielo per il suo ottimo dinamismo ed il suo giocare tra pulito ed aggressivo. Durante l’ascolto tutto suona perfetto, in maniera nitida e pulita grazie all’ottima produzione, sia che le sonorità diventino più violente e dal taglio moderno (“The Sleep of Reason” e “Rebellion”) sia siano più complesse (la strumentale “Replicants” con i suoi scherzi ritmici) o anche più melodiche (le folkeggianti “Tywsoges”, con le sue vocals femminili e “Fight for Life” con strofe in italiano). Bisogna dire però che è tutto troppo anonimo e fin troppo colmo di cliché. Non emerge particolare personalità o voglia di osare se non in tiepidi momenti, che si andranno ad elencare in seguito, portando la noia nel giro di pochissimo tempo.
Non si afferma che il lavoro sia brutto ma non ci sono brani che spicchino particolarmente e tutti mancano del coro o ritornello vincente che si lasci ricordare. E’ tutto perfetto sull’aspetto esteriore e sul lato tecnico ma il livello compositivo è decisamente da migliorare.
Come annunciato c’è qualche piccolissima scintilla intuitiva ossia le influenze orientali in “Ghost of the Ruins” che però si rivela troppo lunga e ripetitiva nonostante l’ottima prova vocale. Da aggiungere ci sarebbero le sfiziose “Burning Skies” dal taglio hard rock e la finale “Cybersteria” con un certo approccio melodic rock con i suoi cori melodici ma nel complesso è troppo poco. Si lavora troppo sul lato tecnico e sulla perfezione dimenticando sempre che i grandi del passato con due note riuscivano ad emozionare senza inutili orpelli. Sicuramente i fan accaniti del genere faranno loro questo disco ma per tutti gli altri ci vuole molto di più per attirarne l’attenzione.

In definitiva ci si trova davanti all’ennesimo disco simile ad altri 10000 che offre intrattenimento solamente la prima volta e poi tende ad essere dimenticato come moltissimi altri. Indicato unicamente per gli appassionati ed è un peccato ma per il momento si merita la sufficienza.

 

Enzo "Falc" Prenotto

60/100