I Ghost of Mary sono una band italiana che è arrivata all’appuntamento della loro prima  uscita nel mercato discografico, sia in formato CD che in digitale per la rete. Il titolo dell’album di debutto è ‘’ Oblivaeon’’.

Questo è un concept album dove si dipana una storia allegorica sulla vita e la morte, ideata dal cantante della band, Daniele Rini.

Il resto del gruppo comprende: Mauro Nicolì  e Gabriele Muja alle chitarre, Nicola Lezzi al basso, Damiano Rielli alla batteria e Joele Micelli al violino.

Il disco appartiene al mondo musicale del death sinfonico con venature dark-gothic e momenti melodici caratterizzati dal violino e dal pianoforte che che creano un mood triste e dolcissimo nello stesso momento.

Veramente ottima la performance del cantante che passa con disinvoltura dal cantato melodico, al basso tenebroso fino ai tipici growls and screams che il genere death prevede.

Non di meno, sono gli altri musicisti dove su una sempre ottima base ritmica, i due chitarristi si impegnano ad intessere riff sempre piacevoli ed interessanti, ora particolarmente metal, ora acustici.

Spesso in alternanza o durante alcuni brani pesanti sentiamo dei passaggi sinfonici dove le tastiere, a volte le chitarre e in particolar modo il violino ci fanno sentire dei piacevoli sprazzi di musica classica che si aggira dalle parti di Vivaldi.

Non mancano suoni d’atmosfera che servono a dare maggiore enfasi alla parte narrativa dell’opera.

Quindi,possiamo  dire che l’album risulta veramente ben eseguito, calibrato in ogni suo punto con una precisione priva di sbavature o forzature. La band  dimostra un’alta capacità compositiva .esecutiva e di sintesi, cosa che acquista ancora  più valore per il fatto che  questa è la loro prima opera ufficiale. Ciò dimostra la giusta scelta di far uscire il disco solo con la sicurezza che il tutto sia pronto e perfetto,  anche nei minimi dettagli,  non incorrendo così nella trappola di quelle opere che sono uscite troppo presto del dovuto, distribuendo così dei dischi decisamente acerbi ed ingenui.

Nello stesso tempo non si creda che il disco sia pretenzioso o ampolloso, tutt'altro: l’ascolto resta sempre piacevole ,senza far mai abbassare l’attenzione  e ne stancare l’ascoltatore…cosa che non sempre si può trovare in queste opere.

L’album inizia con una dolce ma maestosa intro che ci conduce a ‘’ Shades’’ brano che inizia con un cantato doloroso per poi erompere in una esplosione growl e musica death che non perde comunque di vista la melodia e ci porta a contemplare con gli occhi della mente le ombre degli spiriti come allude il titolo in un rincorrersi di momenti tirati e parti rallentate e colme di pathos… un temporale ci porta in un  brano death (Last guardians) corroborato da un ottimo arrangiamento sinfonico che abbellisce di molto il pezzo con un finale esaltante, abbellito da note di violino molto ad effetto.Sicuramente un pezzo di punta nell’album. 

‘’Nothing’’ ha un incedere piuttosto vicino al black metal sinfonico di nordica memoria e una certa reminiscenza ai grandi Therion con un finale sempre legato alla musica classica…  altro bel brano.

Un tintinnio di tastiere apre ‘’The ancient abyss’’  che si dipana poi nello stile che ormai abbiamo imparato a conoscere e dopo alcune sfuriate ascoltiamo un breve momento di violoncello per poi ripartire con  degli ottimi solo di chitarra che concludono il pezzo.

Di questo brano abbiamo come bonus anche la versione acustica, dove il nostro singer da una grande dimostrazione delle sue capacità vocali, con una esecuzione vocale in tono drammatico… tutto accompagnato da un piano pregnante di dolcezza e tristezza.

La title track è introdotta dalla chitarra acustica seguita poi dal violinista in un duetto strumentale tenero e triste.

Dopo ‘‘Black star’’ troviamo ‘’Something to know’’ che si apre con un giro elettronico inedito nell’economia dell’album e prosegue con un parte death in mid-tempo mescolando sinfonia e psichedelia con dei azzeccati riff orientaleggianti.

‘’The end is the beginning’’ inizia con un incedere funebre che   ci porta a conclusione del viaggio musicale che i nostri hanno voluto farci vivere con l’ascolto di questo album. L’opera si conclude con un altro breve strumentale che funge da outro.

Concludendo, come già detto ci troviamo al cospetto di un   ottimo album  che da lustro ed onore alla nostra Italia metallica.

Un album che consiglio a tutti.

 

 

Triplax

85/100