I romani Nerodia si presentano con questo nuovo lavoro dal sapore squisitamente Black che, tra una traccia e l'altra, strizza comunque l'occhio a sonorità talvolta più tradizionali (un brano come Pussywitch 666 pare attingere direttamente dal rock 'n' roll più puro e british - Motorhead vi dice niente?), talvolta più sporche e contaminate virando dal thrash fino a qualche sfumatura doom e persino melodic, pur non trascurando mai la componente più deliberatamente aggressiva che domina il full-lenght. 

L'ascolto si rivela più che scorrevole per tutta la durata dell'album con i suoi brani tendenzialmente brevi ma agguerriti, pur essendo presenti varie sezioni in mid-tempo. L'intro, decisamente d'atmosfera quanto inquietante, con evocativi arpeggi di chitarra ci accompagna delicatamente verso un viaggio fatto di "pugni", rabbia e velocità. Fin dalla prima traccia (la title-track Vanity Unfair) il lavoro sembra promettere bene (aspettativa che non verrà assolutamente delusa, procedendo nell'ascolto), grazie ad un piglio deciso degno della miglior tradizione black/death che ritroviamo in The Black Line, brano ulteriormente impreziosito dalla performance di Massimiliano Pagliuso (Novembre). 

Gli highlights dell'album possono essere individuati in No Crown for the Dead, brano potentissimo che suscita head-banging istantaneo e Celebration of the Weak (forse il migliore del disco), vera e propria celebrazione delle sonorità Black/Thrash, con la sua struttura imponente  e il suo mood efferato pur riuscendo a regalare stralci più melodici rispetto ad altre tracce. Ci troviamo poi di fronte ad una produzione eccellente, in grado di farci apprezzare ogni singolo strumento, ogni sonorità a tutto tondo.  Probabilmente non si potrà dire che il quartetto abbia inventato qualcosa di nuovo; Vanity Unfair si inserisce a pieno titolo nel genere Black, in cui forse quel che c'era da inventare è stato inventato. Ma ciò nulla ha a che vedere con l'indiscutibile qualità della release che dimostra pienamente che i Nerodia stanno battendo il sentiero giusto per un futuro nel mondo del metal, non solo quello nazionale. Perchè le potenzialità e la professionalità non mancano. Vanity Unfair funziona alla grande. 

 

 

Karen

80/100



Come gia' detto in passato, la scena Metal Italiana e’ composta da band formidabili che sanno il fatto loro, capaci di tener testa a gruppi famosi nella scena mondiale. Questo e’ il caso dei "NERODIA".

Formatasi nel lontano 2004 dall’idee di Giulio “Serpico” Marini (Voce/Chitarra) e da Davide Villa (Basso), la band ci propone un Black Metal vecchio stile, crudo, pesante e veramente cattivo!

Tutt’ora la band e’ composta da musicisti preparatissimi nel genere e nella tecnica, conosciuti in tutta Italia.

La band Romana e’ formata da:

Giulio “Serpico” - Marini(Voice/Guitar)

Marco Montagna(Doom Raiser) - (Guitar/back vocal)

Ivan Contini Bacchisio - (Bass)

David Folchitto(Stormlord,Novembre,Arkana Code) - (Drum)

 

Da ognuno di loro provengono influssi differenti, ma i quali riescono a creare una melodia compatta e lineare, capace di far scapocciare qualsiasi metallaro, amante e non del genere!

Nelle loro canzoni si sentono le influenze delle band a cui si sono ispirati: Dissection, Satyricon, Venom, Marduk ma anche Megadeth, Misfits e Voivod.

 

L' EP che andro’ a recensire tra poco si chiama “Prelude to Misery” ed e’ composto da 5 brani. I primi due provengono dal loro primo album, rivisitati e ri-arrangiati grazie ai nuovi membri che in quel periodo erano appena entrati a far parte della band. Poi ci sono due brani inediti e per finire una cover rivisitata dei Mercyful fate.

Cominciamo:

SELF SICK MADNESS: Il disco si apre con Self Sick Madness, urlo che rompe il silenzio per poi essere subito raggiunto da chitarra e basso in modo aggressivo, mentre il doppio pedale sembra quasi provenire da un mondo parallelo! Scream deciso cantato in inglese tranne che per il ritornello in cui dei versi in italiano sembrano fare da sottofondo poco prima che il solo di chitarra da un’impatto veramente potente, la prova che le le loro influenze trash si fondono con quelle black creando questo capolavoro!

DEAD AND PROCESSION: Si parte con solo un riff continuo di chitarra, un riff in tipico stile black, accompagnato da qualche colpo di rullante poco prima che la il pezzo inizia a caricarsi. Qui si crea un’atmosfera Black/Doom molto corposa, naturalmente arricchita da batteria e basso con una precisione sovrumana. L’alternanza di riff pesanti con arpeggi e’ fenomenale!

THE BIRTH OF THE DRAGON: Tutti gli strumenti partono all’unisono, con una carica devastante, per poi con continuare con una parte piu’ tranquilla, quasi rilassante ma che dura poco, il giusto tempo per dare una nuova carica al pezzo! Il ritornello, composto da voce e batteria, e’ forse la parte piu’ intrigante del pezzo, dove si sente la potenza di entrambi.

UNDER MY BLACK WINGS: Inizio lento in stile Doom, potente e preciso. Le note di basso sono fenomenali, arricchendo il pezzo in modo completo, mentre i riff di chitarra dominano il resto. La voce anche qua da' quella carica che solo in pochi riescono a trasmettere. Pezzo fantastico ,a mio parere il migliore.

UNINVITED GUEST(Mercyful Fate Cover): Rivisitazione di un pezzo dei Mercyful fate, in tipico stile Trash/Black. Il basso assieme alla chitarra si fanno sentire, la batteria sempre piu’ aggressiva e la voce completa il pezzo. Una delle migliori cover rivisitate, forse la piu’ bella, tra tutte quelle che ho ascoltato.

 

Testi corposi, chitarre che macinano riff incredibili, Basso che da un’importanza rilevante ai pezzi, batteria devastante ovunque, queste sono le prime impressioni che mi ha dato questo Ep.

Si sente in ogni singolo pezzo a cosa si sono ispirati e cosa li ha influenzati. La band Romana ha da dare molto alla scena black metal italiana e questo Ep ne e’ la prova. Grandissimi musicisti e tecnicamente preparati.

 

 

Barabba

85/100