18 MARZO 2018

Band: New Horizons

Album: Inner Dislocation

Etichetta: Revalve Records

Data di rilascio: 23 Febbraio 2018

 

La forza e l’astuzia di una band non viene determinata solo dall'efficacia di un pezzo o di un intero album, ma anche dal modo in cui la band stessa riesce ad uscire da un momento buio, riprendere le redini del gioco e pian piano ad ottenere piccole o grandi soddisfazioni. Ciò è successo ai nostri connazionali “New Horizons”, nati a Pisa da un’idea dei due attuali chitarristi Giacomo Froli e Nicola Giannini i quali, condividendo la passione per la stessa musica, si mettono subito in cerca di un tastierista e dopo un anno entra Luca Guidi, che si rivelerà il forgiatore dei primi pezzi della band. Giacomo riesce convincere il fratello Claudio ad imbracciare il basso. Successivamente il batterista lascia la band e dopo diverso tempo occupa tale posizione Federico Viviani, il quale milita già negli Shedar. Con l’ingresso di Federico i ragazzi registrano la demo “The Trail of Shadow”, contenente 3 brani inediti ma con l’assenza di parti vocali. Arriva il 24 Novembre del 2014 e dopo diverse prove con vari cantanti la formazione si completa con l’arrivo Oscar Nini, membro che regala un’ulteriore scossa di motivazione e di composizione all'interno della band, fino a partorire il 23 Febbraio 2018 il full length di debutto “Inner Dislocation”, rilasciato e promosso grazie ad una collaborazione con l’etichetta discografica Revalve Records.

I New Horizons si presentano al mondo dell’underground musicale con un evidente e naturale Heavy Metal con pesanti influenze Progressive, che mette a nudo la grande preparazione dei ragazzi e l’autentica passione per il genere.

L’album sfornato parte con l’intro chiamata “Introspective”, brevissimo pezzo costituito da delicate e leggere note di tastiera che preannunciano e precedono la title track “Inner Dislocation”, un brano strumentale e privo di linee vocali; veniamo inaspettatamente spiazzati da tale mancanza, considerando che in meno di 3 minuti di traccia vengono esaltate le ritmiche degli strumenti, nelle quali la tastiera prende il sopravvento e si occupa della parte solistica, accompagnata dalle melodie delle chitarre e del basso, alternandosi alle ritmiche “irregolari e spostate” previste, ovviamente, dai canoni del genere Progressive.

La successiva traccia “Where is The End” fa assaporare un ulteriore piatto a base di Metal/Prog in cui, finalmente, possiamo godere anche della voce di Oscar, il quale mette a disposizione la sua voce cristallina e di una pulizia assoluta, concedendo al pezzo ulteriori melodie e delineando le effettive influenze della band, in fase di stesura dei pezzi, nei confronti delle grandi band che hanno partorito e sviscerato questo genere particolare. Tante sono le porzioni ritmiche strumentali e con una dinamica rilassante, che mette alla luce la poderosa tecnica dei musicisti italiani, in special modo grazie alle mani vellutate di Luca Guidi.

Il brano “Born to The Future” attacca con un lento costituito dall'accoppiata voce e tastiera, che successivamente sfocia, assieme agli altri strumenti, in un pezzo con una cadenza più leggera del precedente e che mantiene sempre la grande componente melodica, miscelata ad una ritmica classica e più regolare.

Quando speriamo di non trovare un’ulteriore dose di riff lenti e fin troppe armoniche veniamo accolti dalla successiva “Inhuman Wrath”, la quale si precipita ai nostri timpani più decisa a livello di dinamica, contornata da riff di carattere più oscuro e di stampo Heavy Metal. Il brano si scosta dai precedenti grazie anche alle linee vocali in growl, che donano al pezzo un pizzico di brutalità che non fa male e grazie al lavoro tecnico dei musicisti, i quali, ancora una volta, si prendono una fetta di tempo per gli sperimentalismi Progressive. 

La sesta traccia “Evolution” è un vero e proprio lungo brano strumentale che permette di gustare tutte le parti solistiche di tutti i ragazzi agli strumenti, i quali, mettono in mostra i muscoli in fatto di tecnica ed inclinazione verso il genere, il tutto in circa 8 minuti di brano! Le seguenti “Borderlands”, divise in “Pt.1” e “Pt.2”, non vanno a smentire lo stile che la band italiana ha scelto di maturare, mantenendo una dinamica sempre piuttosto leggera, molto precisa e che non sempre tende ad aumentare più di tanto, facendo perdere qualche punto all'album. Un vero peccato!

Il full length si chiude con “The Trail of Shadow”, la quale racchiude un’anima leggermente più spinta della traccia precedente ma mantenendo comunque un profilo molto sperimentale e progressivo, sempre sormontato dalla pulitissima voce di Oscar. Ovviamente, anche in questo brano, non mancano le porzioni solistiche delle chitarre e della tastiera, le quali, si destreggiano ancora tra un riff e l’altro, costruiti su misure sempre differenti, sino ad arrivare a più di 9 minuti.

Insomma cari lettori, i nostri New Horizons sicuramente hanno fatto passi da gigante, sin dalla nascita della band fino ad arrivare a questo punto, incidere un full album e poter presentarlo assieme alle grandi band del Metal italiano. C’è da considerare però anche un ipotetico e ben ponderato rinnovo stilistico da parte della band nostrana, la quale ha sicuramente donato ai pezzi grande tecnica e melodie in abbondanza, ma anche tralasciato, allo stesso tempo, un’importante componente: le influenze Heavy Metal/Rock. Con questo non si intende una scarsa distorsione delle chitarre o equalizzazioni con bassi mastodontici, ma in fase songwriting i ragazzi si sono concentrati, forse troppo, sulle melodie e le porzioni ritmiche più lente ed aggraziate.

Tuttavia, “inner Dislocation”, che in fase di recording e mixing è stato eccellentemente creato, rimane per noi un’ottima dimostrazione di grande forza di volontà, determinazione ma soprattutto un’elevata prestazione a livello tecnico. I ragazzi con gli strumenti ci sanno davvero fare, Oscar gode di un’incredibile e limpidissimo “Cry” e noi non possiamo che augurare il meglio del meglio per i loro prossimi live e un futuro, e più che certo, lavoro in studio!

 

Simone Zamproni

73/100