Ticking Clock è il nuovo lavoro degli SkeleToon, la risposta italiana (e che risposta!) al power tedesco. La band infatti nasce nel 2007 da un’idea di Tomi Fooler (voce del gruppo) come cover band degli Helloween “era Kiske”, per poi specializzarsi in musica inedita. Dopo The Curse of the Avenger, ecco quindi Ticking Clock, un concept album incentrato sulle vicende di una notte, tra sogni e incubi, futuro e presente. Musicalmente parlando, gli SkeleToon definiscono il loro lavoro “Nerd-Metal”, un misto fra il sound classico del power metal (alla Helloween, appunto) e tematiche più propriamente “nerd” e “geek”. 

Il disco si apre con Dreamland, scelta anche per un lyrics video di promozione. A sua volta, il brano è introdotto da sottofondi tempestosi, l’alternarsi di canali radio in un frettoloso zapping, ed uno sbadiglio, ad indicare l’inizio della notte, che pervaderà l’intera opera. Alte tonalità, chitarre pulite, alternanze di doppia e singola cassa e ritornelli potenti fanno di Dreamland un ottimo brano di apertura, oltre a testimoniare la chiara ispirazione al power classico di inizio anni ’90, un metal scherzoso, volto a divertire, ma trattando comunque argomenti di un certo peso. Il pezzo introduce l’ascoltatore all’interno della trama, che si sviluppa pian piano passando per i toni più cupi e dilatati di Drowning Sleep. Chitarre più dure e atmosfere più aggressive restituiscono una canzone che ha del classico ma con contaminazioni più moderne (vedi gli Avantasia di Ghostlights). In ogni caso, si distacca bene dal brano precedente, creando una continuità dal punto di vista della linearità del concept, ma allo stesso tempo una eterogeneità che permette al repertorio degli SkeleToon di essere più vario. 

The Night Ain’t Over mantiene quel che vi era di moderno del power del pezzo precedente, rivoltando però le atmosfere: è infatti un brano più allegro, in pieno stile SkeleToon. Sicuramente non un pezzo complesso, ma ben riuscito, dai potenti e “incoraggianti” ritornelli. Verso la parte finale del brano, è presente un virtuosissimo solo di chitarra, caratteristica ritornante nell’intero album. 

Le acque si calmano con Watch Over Me. Il padre del nostro protagonista Timmy, parla attraverso questa bellissima ballad, che si sviluppa sul dominio pressoché totale del pianoforte e di un elaborato coro di voci, per rassicurare il figlio, in quanto veglierà sempre su di lui, anche quando non ci sarà più. Come detto, il brano è totalmente incentrato sul pianoforte e sulle voci, tra le quali spicca preponderante, soprattutto nella frase finale recitata, quella di Piet Sielck degli Iron Savior, che interpreta “The Father”, appunto. Watch Over Me si presenta come uno spartiacque tra una prima parte e una seconda del disco; l’ascoltatore potrebbe infatti interrompere momentaneamente l’ascolto (anche per quanto riguarda la storia narrata) al termine della frase “don’t be afraid, my son, I’m watching you”. 

Senza mezzi termini, si passa alla successiva Chasing Time, caratterizzata da violente schitarrate e una batteria molto più invasiva e potente. Dopo il brano che aveva visto Sielck protagonista, tornano le altissime tonalità di Tomi Fooler. Chasing Time è un brano veloce, incisivo, costruito attorno ad un bel riff di chitarra che pervade l’intero pezzo. Il rintocco di un orologio scandisce il passaggio alla title track, Ticking Clock.

Il brano segue la linea guida del precedente, tra chitarre distorte e una batteria preponderante, lasciandosi andare ad atmosfere più cupe e più halloweeniane, da cui si percepisce distintamente la collaborazione, in fase di composizione, di Guido Benedetti (Trick or Treat), e ad un ritornello più catchy, tipicamente power, tra lunghi accordi e potenti cori. Sul finale è presente un intermezzo più melodico rispetto alla parte precedente, ed un finale sfumato che lascia campo ad un altro rintocco. 

Ancor più potente è Mooncry, un brano dai toni più allegri e scherzosi dei precedenti, sulla linea caratteristica degli SkeleToon. Melodie orecchiabili e ritornelli coinvolgenti, il tutto accompagnato da una linea strumentale semplice ma efficace. Notevole è l’ennesimo solo virtuoso di chitarra che arricchisce un brano di per sé ben composto e riuscito. 

Mooncry lascia ben presto spazio ad un’altra breve ballad, Falling Into Darkness, che, a dispetto del titolo, ha ben poco di oscuro. Si presenta invece come un brano rilassante, guidato da un gioco di chitarre classiche e voci, che quasi riprendono Watch Over Me, sostituendo però il piano con le suddette chitarre. Falling Into Darkness è soave, breve e incisiva, ma non può non esserlo, perché deve lasciare spazio all’imponente conclusione di questa lunga notte: The Awakening. 

L’ultima canzone è il risveglio dopo tutti gli incubi e i sogni narrati negli otto brani precedenti. È una lunga cavalcata di undici minuti, che condensa in se stessa tutte le caratteristiche dell’album, sin dal potente attacco alla Drowning Sleep, passando per dei sound più catchy, dove Tomi può dare lustro a tutte le note che la sua voce può accarezzare, per l’intermezzo facilmente assimilabile alle due ballad, una piccola parte recitata, fino all’ultimo, bellissimo assolo di chitarra, che si spegne in una dissolvenza, lasciando all’ascoltatore soltanto il suono del tuono che aveva aperto Dreamland. Insomma, The Awakening era la prova del nove, per gli SkeleToon, che dimostrano di averla passata a pieni voti, riuscendo a costruire un lungo brano senza annoiare l’ascoltatore, coinvolgendolo in ogni singola parte di cui il pezzo è composto, svegliando dapprima gli animi, per cullare le menti successivamente, con l’intermezzo dominato dalle chitarre acustiche e infine con il solo di chitarra, questa volta elettrica. 

Gli SkeleToon dimostrano che in Italia si può fare power metal, e lo si può fare bene. Sono la risposta a nomi certamente più blasonati, di decenni passati. Sono la promessa di essere degni eredi di quei nomi e di poter costruire, insieme con altre grandiose band power come i Trick or Treat, il futuro del genere nella nostra penisola, e per questo motivo devono essere valorizzati. Ticking Clock è la dimostrazione delle notevoli doti di questi ragazzi, sia in composizione che da un punto di vista prettamente tecnico: è un album ben costruito, dove ogni singola canzone non cade nell’anonimato, dove non esistono brani scritti “per fare numero”. Un album che ben riporta lo spirito tipico della compagine italiana e la voglia di mostrare problematiche serie sotto una luce più scherzosa, di vedere il divertente anche nelle situazioni più serie, un’atmosfera che traspare in maniera chiara dall’intero lavoro.

Ticking Clock è un must per chi volesse ricercare un’ottima produzione di una band con un futuro più che roseo, ma anche un disco consigliatissimo per gli amanti del power classico dei primi anni ’90, che certamente non si pentiranno dell’ascolto di un tale album. 

 

 

Avalon

94/100