6 GENNAIO 2018

La band "Aeonless" prende vita nel 2013. A fondarla sono Jori Hautala (vocals - synth) e Georgi Georgiev (guitar - bass). Il primo, di origine finlandese, fin dal 1998 si è cimentato come tastierista, designer grafico, cantante, compositore e ingegnere del suono; ha preso parte a diverse band underground e si è esibito varie volte dal vivo. E' stato fondatore di band quali Initiaatio, Northern Deathstyle, Suokulkija e altre. Il secondo membro, invece, è nato in Bulgaria nel 1978. Ha iniziato la sua attività musicale nel 1996 in una band locale heavy/black metal. Nel corso degli anni fu fondatore, co-fondatore e membro delle band Exile, Calth, Forgotten forests, Raggradarth e altre.Tra album, split, demo e altro, la sua discografia gode di circa 80 pubblicazioni. Per quanto concerne gli Aeonless, invece, le musiche e gli arrangiamenti sono ad opera Georgi, mentre i testi sono scritti da Jori. Nel 2014 rilasciano il loro debut album, in una edizione limitata di 500 copie dalla Vacula productions, con sede in Ucraina e dalla Wolfmond, in Germania. Un debut molto ricco, dal momento che è composto da 18 tracce per circa 77 minuti di musica. Nel settembre del 2016 vide la luce l'omonimo album, anche esso pubblicato in edizione limitata di 500 copie, con libretto colorato di 12 pagine contenente sia foto che testi. Per quanto riguarda la pubblicazione, questa volta, i due hanno a che fare con la Acclaim records, in Bulgaria, e la Symbol of Domination, che vede le sue radici in Bielorussia. Attualmente la band ha locazione in Finlandia e U.S.A. Andiamo quindi ad analizzare questo secondo full lenght composto da 10 tracce per una durata di circa 43 minuti dal titolo omonimo "Aeonless". La band in questione, da come si può leggere nelle informazioni della biografia, nonché nella loro pagina facebook, definisce il loro sound atmospheric black metal, doom metal e heavy metal. Addirittura citano anche il depressive metal. Beh, ascoltando l’album, si può affermare con certezza che di atmospheric black e di depressive direi che c’è davvero ben poco, per non dire nulla; trovo, infatti, che queste descrizioni siano un po’ fuori luogo. Alcuni riferimenti al death – black, piuttosto, si possono trovare solo nel cantato, con una voce che cerca di insinuare nelle orecchie dell’ascoltatore aggressività, anche se invano, e da pochissime ritmiche presenti qua e la. Partiamo dal presupposto che i testi sono cantati in finlandese, quindi hanno quel particolare accento che, almeno per quanto mi riguarda, non crea abbastanza fascino da permettere di farsi piacere a pari livello con l’inglese. Infatti, la lingua e il cantato, tutt’altro che aggressivo e violento, direi che non funzionano molto bene. Se poi ci si associa il fatto che musicalmente sanno di heavy metal, anziché death-black metal, con tanto di assoli tipici del genere, si può addirittura trovare fuori luogo un cantato di questo tipo. Un cantato normale avrebbe fatto sicuramente un effetto meno negativo all’udito. Altra nota che penalizza la band e il disco in questione è la mancanza di un batterista. Una batteria quindi programmata, il quale suono, tra l’altro, non è neanche convincente e i ritmi dei tamburi risultano alquanto sciatti, quasi irritanti, direi, e monotoni. Andando avanti nell’ascolto ci si rende conto che la band non ha cercato di creare un concept con l’impegno dovuto. Spesso l’ascoltatore viene catapultato in uno stato di confusione. Da una parte si cerca di comprendere quella leggera scia death-black old school che i nostri tentano di suonare, mentre dall’altra ci si trova ad ascoltare dei ritmi molto heavy, in piccole parti doom, con assoli che risultano spiazzanti inseriti in alcune ritmiche, nonché  a fare i conti con un cantato tutt’altro che aggressivo, direi “moscio”, scarico. Un artwork nel quale si intravede un alieno con divisa, armato e con alle spalle un tema di distruzione e desolazione in un contesto freddo, ci fa immaginare di andare incontro ad un sound cupo, aggressivo e veloce con ritmiche assordanti. Ma è al contrario, ci si trova ad ascoltare canzoni mediocri, con ritmi spenti, parti non sincronizzate a dovere, monotonia nei suoni e una voce davvero poco carismatica, quasi come se il cantante si sforzasse. Un album che non emoziona, non ti da quella piacevolezza di arrivare alla fine esclamando piacere dopo l’ascolto. Andando avanti con le tracce, risulta davvero difficile riuscire a trovare qualcosa di eccitate da poter citare. I due sembrano avere le idee poco chiare sul genere da proporre veramente. L’aver curato poi davvero poco alcune cose, tipo la lingua cantata e soprattutto la batteria programmata e il cantato sempre uguale e mai carismatico, a mio avviso, ha penalizzato moltissimo questo album. Se a questo associamo anche il fatto che le composizioni sono prive di idee e originalità, la cosa diventa ancora piu’ deludente. Visti i tanti fattori che i due dovrebbero mettere davvero in conto per poter suonare della buona musica, augurando di trovare il modo di riuscire a sbalordire l’ascoltatore in futuro con tutti gli strumenti reali ed un pizzico di originalità almeno, il responso non può essere di certo positivo.

 

Fabio Sansalone

40/100