15 NOVEMBRE 2017

I Велиар (Veliar) sono una band russa di Таганрог (Taganrog), nati nel 2005 col nome di Черный Легион (Chernyi Legion = Black Legion), diventati subito dopo Велиар. Fanno un ottimo mix di Symphonic Black Metal e Melodic Death Metal, con elementi di Pagan, Folk e Viking, ricco di delizie creative e di composizioni favolose, che non hanno nulla da invidiare agli dei di questo stile epico e, nello stesso tempo, reo e pieno di atmosfere tetre. Hanno all’attivo 1 demo, 1 single e 3 full-length fra cui Сквозь Века (Skvoz Veka = Attraverso i secoli), prodotto dalla famosa label russa Grailight Production, nota per i suoi ottimi colpi sulla scena della musica metal, dello spazio ex-sovietico, ed anche mondiale.
Sin dal primo tatto, questo lavoro si presenta come qualcosa di impressionante, un’esplosione di pensieri e sentimenti contrastanti ma decisamente oscuri, con una dose esagerata di aggressività, ma allo stesso tempo anche ricco di delizie creative e di sonorità atmosferiche decisamente sinfoniche. Ogni traccia sembra essere riempita di espressività e buon gusto, da qualche parte al 90-92%, a volte meno, ma in generale, la formazione tende ad arricchire il suono con diversi riff e variazioni musicali, in modo che nessun ascoltatore sia lasciato senza goduria durante l’ascolto. Qui troviamo non solo il “melodico", ma anche un'appropriata brutalità e follia, con i corrispondenti incantesimi e maledizioni, direttamente subito dalla prima traccia, senza lasciare all’ascoltatore nemmeno il tempo per un respiro. Questo mix può facilmente essere chiamato pazzo: velocità e fuoco sono a volontà, accompagnato da improvvisi cambi di stato e di atmosfere, che li rende ancora più interessanti dal punto di vista musicale.
La produzione è molto buona, cominciando dal songwriting e testi e finendo con il mix ed il mastering. Molto buone anche le chitarre: la pressione infernale delle corde qui sarà intrecciata con tasti "veloci" e psicopatici, spianando così la strada verso l'inferno. Il basso dà una nota di aggressività e di malvagità, diventato propedeutico nei momenti in cui si stanno fondendo fra di loro due rocce preziose così diverse fra di loro, sia a livello del sound che di contenuti in generale. Ottimo il growl, molto corposo e ben strutturato, e questa non è cosa da poco, in quanto il vocalist ha cantato violentemente le sue parti piuttosto grandi, i cui testi sono pubblicati in un opuscolo a 12 pagine. Si nota quanto sia importante la componente semantica per questo progetto. Carine pure le voci pulite, che sembrano leggermente rauche, talvolta chiamate anche "vichinghe", che sono estremamente presenti nell’ album. In alcuni pezzi vengono aggiunte delle parti di fisarmonica ed alcune chiavi appiccicose, che li rende ricchi di suoni multistrato ed aperta a diversi movimenti di polifonia e poliritmia nelle parti strumentali e vocali.
Non mancano purtroppo anche degli esperimenti poco riusciti: in alcune tracce la band usa pure delle influenze Progressive ed Industrial, una mossa forse un po’ troppo azzardata nel caso in cui si hanno due stili di base così austeri e poco flessibili come il Symphonic Black Metal ed il Melodic Death Metal. Però, tutto sommato, l’album si è rivelato un successo. Abbiamo un materiale non triviale, compatto e musicale, con parti intricate di stringhe e tastiere, con degli strumenti etnici che danno una nota epica e feerica alle atmosfere ed alle sonorità dell’album, ma ci sono notevoli spontaneità e originalità di sentimenti pagani, emozioni e azioni che raccontano la follia della mente umana in tutte le sue sfaccettature, dalla più innocente fino alla più macabra.
Sicuramente un album da ascoltare e da apprezzare, non solo per i fan della fiamma nera di questi generi, ma anche per tutti coloro che amano allargare i propri orizzonti musicali con qualcosa di speciale.

 

Dmitriy Palamariuc
80/100