11 DICEMBRE 2017

I Cryostasium si formano a Boston, Massachusetts con il moniker di The Abhorrer e usano questo nome per poi prendere il nome definitivo di Cryostasium. Nel 2003 registrano il loro primo demo dal titolo "Rehearsal '03" e negli anni pubblicano molti EP, demo e split. Il loro primo album Reclaimed"viene registrato 2013. La particolarità è che si tratta di una one man band. Nel 2016 esce"Project:00", pubblicato dalla Metropolitan State Productions, il cui sound è un ambient black metal con influenze industrial. Unico membro di questo progetto è il polistrumentista Cody Maillet. Album elettronico sperimentale,uno stile industrial che fa da padrone e il black metal è solo accennato, esclusivamente per la velocità. Un album di sei tracce molto tirato con un ascolto complessivo di 21 minuti e 2 secondi. Le canzoni sono veloci e lo stacco da una traccia all’altra è impercettibile. La tecnica dell’esecuzione è nella media. Artwork in nero e rosso con in primo piano un cyborg e lateralmente, a sinistra della figura, abbiamo il titolo dell’album scritto in kanji giapponesi.

L'album si apre con “Inebriate": intro tiratissima di tutti gli strumenti tra cui in primo piano il synth, la batteria e di sottofondo la chitarra distorta al massimo. Un accenno di voce si mischia agli effetti elettronici. Il riff rimane invariato quasi per tutto il brano e la velocità è in aumento. Un assolo di chitarra fa capolino tra le distorsioni sonore alla base del brano. Si continua con “Downward": intro di batteria basso e chitarra distorti con un riff simile a quello della traccia precedente. Gli effetti elettronici si sentono in sottofondo e la velocità è medio bassa. La canzone è lineare e senza particolari aspettative; la terza traccia è “Suspended in Ether": intro di chitarra e batteria, i blast beat e la velocità è molto bassa. Entra una linea di piano e il basso e la velocità aumenta leggermente. Il cantato, con effetto sfumato, è solo accennato. Il riff rimane invariato per tutta la canzone. La seconda parte dell’album si apre con “Vortex": intro velocissima con tutti gli strumenti a velocità alta. Il synth e gli effetti elettronici fanno capolino alla fine dell’intro. Il riff martellante è lineare con la voce sovrastata dalla parte strumentale. L'ascoltatore è annoiato dai passaggi tutti uguali e senza varianti. C'è un rallentamento verso la metà del brano ma dura pochissimo, per poi tornare al riff iniziale che porta verso il finale. La penultima traccia è “Mutagen": intro con tutti gli strumenti e le distorsioni si fanno sentire. La batteria martella blast beat fulminei a velocità media. La noia è palpabile per tutto il brano malgrado l'urlo che entra nelle orecchie dell’ascoltatore. La velocità aumenta verso la fine della traccia. L'album si chiude con “Formalin": intro di tutti gli strumenti con effetti elettronici che ritroviamo in ogni singolo passaggio. Un urlo con effetto eco entra delle orecchie con i passaggi in flanger. La traccia è monotonia allo stato puro. Una voce in pulito fa capolino verso la fine del brano. Album noioso e monotono dopo averlo ascoltato non lascia nulla a chi lo ascolta. Le parti elettroniche industrial ammazzano il disco e lo rendono piatto e senza mordente. Anche le tracce tutte uguali fan sì che il risultato finale sia la noia. Lo consiglio solo agli amanti del genere electric metal.

 

Daniele Blandino

40/100