29 AGOSTO 2017

La band Dig Me No Grave è nata nel 2010 in Russia, nella città di Vologdà, dalle ceneri di due gruppi Thrash Metal, cominciando a suonare un Death Metal vecchio stampo, con i testi ispirati alle opere di H.P. Lovecraft ed i suoi seguaci. La line-up della band ha subito delle variazioni in quanto riguarda il basso, ma soltanto fino al 2014, quando la formazione si è stabilizzata in modo definitivo. I Dig Me No Grave hanno all’attivo 2 single, 2 EP, uno split realizzato insieme ai Sanheim e due full-length Cosmic Cult (2014) ed Imemorial Curse (2017).

Quest’ultimo risulta essere un po’ insolito, meno brutale rispetto al primo full-length, e con una produzione meno appicicosa e nitida, con “tanto grasso che cola”, rimanendo sempre nei limiti dello stile con un sound incandescente, ottimo ed ammorbante, come avrebbe detto un professionista in materia di registrazione e mix/mastering. Le chitarre sono molto più semplici ma sempre efficienti e belle salde, i ritmi sono molto più lenti ma sodi, ed il basso è molto più pigro ma allo stesso tempo profondo. Tutto ciò è compensato da una composizione parecchio variata dei brani, con tanti passaggi e variazioni innovative che rendono questo disco molto orecchiabile e mai noioso durante l’ascolto. La voce ricorda un po’ i Cannibal Corpse, anche se un po’ più aggressivi e più robusti ed per quanto riguarda le sonorità possiamo notare una assomiglianza con delle band come Morbid Angel, come Sinister e come i nostrani Osseltion, ma tutto nel limite di un ottimo Old School Death Metal. Nonostante la presenza di momenti più tamarri e casinisti, sono riusciti a portare qualcosa di proprio e di lasciare un’impronta personale nella scena mondiale del Death metal, con delle idee sempre fresche ed un’efficacia infernale, regalando ai suoi ascoltatori fedeli dei brani sempre all’ altezza del proprio nome e dello stile, dove raccontano le follie dell’essere umano nelle sue forme più macabre ed assurde, con le sue paure latenti che evocano dei mali ancestrali attraverso i simboli del suo inconscio, con dei pensieri inquetanti per quanto riguarda la morte e le sue conseguenze inaccurate ed accondiscendenti. Tutto esposto in una maniera blasfema, mostruosa ed allo stesso tempo onirica e mistica, in modo da far sentire la razza umana insignificante ed impotente in balia di un universo meccanico e privo di ogni riferimento spirituale. Nonostante sono soltanto al secondo full-length, i Dig Me No Grave hanno dimostrato con quest’album una maturità precoce nella composizione e nei  arrangiamenti, ed una buona capacità di solving nelle atmosfere e sonorità dei loro brani, regalando delle belle soddisfazioni ed emozioni al pubblico fedele di questo stile arido e brutale come la furia assassina di una tempesta di sabbia nel deserto, riuscendo a sorprendere e regalarci dei prodotti solidi e molto promettenti. Insomma possiamo dire che la Satanath ha azzeccato questa sua scelta e nell’ attesa di nuove notizie non possiamo fare altro che goderci con sete e “VIOLENZA” quest’ottimo album.

 

Dmitriy Palamariuc 

76/100