Oscurità. Tale termine, in casi come questo, è perfetto per descrivere il progetto musicale in questione. Prima di tutto oscura è la storia della band di cui si andrà a parlare, in quanto non ci sono molte informazioni reperibili. Tutto riconduce ad un misterioso figuro, tale Katharos (mastermind e pluristrumentista), che sotto al monicker Emptiness Soul arriva ad un nuovo album, Life=Pain. Ci si stupisce come il musicista russo, riesca a concentrarsi sia sui lavori di questa band (attiva circa dal 2010), che su altre sei (dove le sonorità variano dall’ambient al thrash metal, ma si parla sempre di attitudini melodico/estreme). Completano la formazione F’uneral alla batteria (attivo dal 2012) e Skygge al basso (attivo dal 2014). Il CD si aggira su territori abbastanza comuni, ma non per questo poco propensi a scatenare interessi. Per dare un minimo di categorizzazione le lande in cui ci si inoltra richiamano il black metal, il gothic/doom melodico, un pizzico di ambient e qualche concessione alla sinfonia. 

 

Dopo una intro (“Epitaph”), invero davvero troppo lunga ed in parte ripetitiva, nonostante la buona venatura melodica, ci si addentra nel clima nero e pessimista dell’album (definito dalla stessa band Funeral Black Metal, anche se il termine va preso con le pinze, in quanto sono perlopiù i testi a corrispondere a questa definizione). Dopo aver varcato la soglia dell’entrata con la “titletrack”, in cui un sound lento, accompagnato da vocals disperate (con chitarre molto gothicheggianti) ci trascina verso l’oblio, le sensazioni che si provano sono molteplici. Uno degli aspetti da evidenziare in primis è l’alto livello qualitativo di diverse composizioni. In “My Dark Melancholy” le chitarre sono tristi e malinconiche, delineando melodie ben riuscite facendo risaltare dell’ottimo potenziale. “Voice Of A Dead Ocean” è un ulteriore tassello dell’opera dove si accentua la componente gothic (sempre a livello di costruzione melodica ad opera della chitarra) che rende il brano piacevole e ben caratterizzato. Va segnalato anche il mini concept diviso in due parti. In “Dreams (Part. I) le melodie si tramutano stavolta in versione più sinfonica. Il brano è di notevole caratura e si dimostra immersivo nel suo riuscire a trasmettere emozioni (con l’ennesimo ottimo lavoro alla sei corde). La seconda parte “Dreams (Part. II)” è di sole tastiere. Una canzone struggente e curata, che riesce nel duro compito di donare un sentimento all’ascoltatore senza essere troppo stucchevole o ripetitiva. Altro pezzo da novanta è la traccia “In The Empty Nights Of Lonliness”, una sorta di intermezzo (molto lungo, ma mai eccessivamente tediante) tastieristico con la giusta melodia che arriva al cuore. Si arriva poi alle note dolenti ovvero una notevole abbondanza di pezzi poco riusciti, privi di mordente. “Sick” inaspettatamente è un brano grezzo e malato che stona con le atmosfere proposte negli altri brani, con un riffing secco e melodie ridotte in cenere. “Only A Few Live”, “Fragment Of The Soul”, “Road Of Pain”, “Leave Me” e “Day Of My Death” denotano un impressionante calo di ispirazione mettendo sul piatto deboli bordate black, cantati aspri ed irritanti e tanta staticità. 

L’ultimo colpo di coda risponde al nome di “Ode To The Suicide (Emptiness)” dove si cerca di risollevare la situazione riuscendoci però solo in parte. Un brano che alterna sfuriate a parti atmosferiche discretamente ma senza esaltare. 

 

Ci si trova davanti ad un CD cui sarebbe bastato essere in primis più corto e con meno riempitivi, data la bassa qualità di molti brani. In secondo luogo una produzione troppo fiacca (causa probabilmente dello scarso budget) non valorizza al massimo il lavoro. E terzo, da una band e soprattutto da un musicista che sforna lavori di continuo ci si aspetterebbe una crescita esponenziale ma al momento la meta non è ancora raggiunta. Vi è comunque molta speranza per il prossimo lavoro.

 

Falc.

70/100