L’America del Sud ha sempre avuto una predilezione per il metal estremo, usandolo probabilmente come valvola di sfogo, a causa delle condizioni non proprio “felici” in cui si sono trovati diversi stati di essa. Direttamente dall’Argentina, ci si trova al cospetto di un pezzo di storia del Death metal prettamente old school (con qualche leggera concessione al grind), chiamato Exterminio. Il quintetto nasce nel lontano 1989 ma solo dopo parecchi anni (2007) arriva al vero debutto discografico (prima di esso vennero pubblicate tre DEMO in circa un decennio). Il percorso della band purtroppo è stato minato da numerosi cambi di lineup (ed anche un possibile scioglimento causato dall’omicidio del primo chitarrista della band, assassinato da un agente della polizia, chiamato “grilletto-facile”. Un evento brutale che ha messo a rischio il futuro del gruppo) ma ciò non ha frenato l’unico membro originale (il cantante Fernando Grippo) a proseguire l’avventura. Il disco in questione è la ristampa del disco di debutto, Homicide in First Degree, datata 2014. 

La lugubre intro, dà una chiara direzione su cosa si andrà a parare, infatti poco dopo arriva la brutale “Sentenced To The Eternal Silence”, puro death metal con un buon groove chitarristico acconpagnato da vocals cavernose e violentissime. Da questo punto in poi sarà un continuo macello disumano (“The Peace of Hate”, “Bloody Death”, “Slow Dismemberent”, “Silent Death”) colmo di brani dai titoli ignoranti e deliranti. Ma non c’è solo la violenza fine a se stessa in quanto la maggior parte delle tracce contiene groove chitarristici (eccellente davvero il lavoro delle due asce, ad opera di Carlos Varela e Alejandro Bustamante) trascinanti e ben riusciti che scatenano l’headbanging ad ogni riff. Brani ad alto tasso di coinvolgimento sono ad esempio “Blood by Blood”, “The Bloody Eyes Of A Murderer” e “Hanged And Bleeding”, delle autentiche bordate sparate senza pietà contro l’ascoltatore. E per non farsi mancare nulla i ragazzacci inseriscono nel pacchetto anche qualche canzone più tecnica e dinamica dimostrando che oltre ai muscoli la band ha anche un cervello pulsante e quindi ecco serviti nel piatto brani malsani e contorti come “Inside the Killer Mind” (ricco di cambi di tempo ben congegnati), “Pleasure For Mutilations” (pezzo dal riffing devastante e una costruzione sonora molto interessante, tecnica e ben fatta, che ricorda gli Obituary. Uno degli apici del disco), “Consumming The Rotten Flesh” (brano vario tra violenza e varietà), “Shoot Him Or Die” (devastazione chirurgica e letale). Tutta la band si dimostra abile nel macinare note su note a velocità altissime ma senza dimenticare il “riff a presa rapida” ma forse diversi brani avrebbero aumentato l’interesse su di essi se fossero stati sviluppati maggiormente, in quanto la durata delle canzoni è davvero esigua. Tutto viene espresso nel giro di qualche minuto (o anche meno, come dimostra il manifesto grind  “15 Seconds Before Death”, che riporta alla mente i Napalm Death), il che da un lato va bene dato che non risulta troppo noioso ma dall’altro, qualche variazione e/o aggiunta sarebbe stata accettata di buon grado.

Nonostante diverse similitudini in molti brani il disco scorre bene, preciso ed efficace, mostrando una band forte del suo essere e desiderosa di far esplodere il proprio sound (purtroppo senza un marchio personale), soprattutto on stage. Un gruppo che merita di essere riscoperto, con un futuro che potrebbe riservare belle sorprese. Consigliati!

 

Falc.

75/100