21 AGOSTO 2017

Gli Humanity Zero sono un gruppo greco, precisamente di Atene, formato nel 2002 da Dimon’s Night prima come one-man-band, poi in seguito si sono aggiunti anche gli altri membri, diventando una band a tutti gli effetti. Fanno un Death Metal vecchio stampo, in stile Nile, Death, Immolations, Hypocrisy, ecc... dove abbordano temi come il nichilismo, la morte ed  il disgusto verso la vita e verso il mondo intero. Hanno all’attivo l’impressionante palmares di 8 full-length realizzati in soli 8 anni, dal 2008 fino al 2017, dopo una lunga pausa di riflessione e una accurata preparazione delle composizioni e delle idee. Con l’ultimo album “Withered in Isolation”, registrato nel 2017, la band ha fatto veramente colpo non solo sui suoi fedeli ascoltatori, ma anche sul pubblico che preferisce il Doom Metal, in quanto nell’album hanno presentato una musica diversa, insolita per questa band, molto lenta e triste, con delle sonorità molto oscure, atmosfere cupe ed allo stesso tempo ree. Un sound tetro, lento, solenne, contornato da un’atmosfera piena di amarezza e decadenza. Tra i punti di riferimento possiamo citare i Paradise Lost, i My Dying Bride, Tiamat e simili. Insomma, ogni dettaglio dell’album è un omaggio agli anni ’90, cominciando dal processo di composizione, molto buona, e finendo con la produzione ottima che conferisce all’ascoltatore un vero piacere durante l’ascolto dell’album.

Le chitarre dal taglio metallico fungono da contraltare alla disperata melodia delle tastiere e dei violini molto presenti, che alternano momenti limpidi ad altri più duri ed aggressivi. Buona anche la batteria, molto cadenzata e molto pomposa, come anche il growl particolarmente reo e profondo, che accentua sempre di più l'oscurità dei brani, creando l'atmosfera di un viaggio lungo ed effimero in una selva oscura e senza vita, dove le anime condannate all’eterno castigo aspettano, fra pianti e lamenti, la loro crudele penitenza. Belle anche le parti di chitarra clean che rende le sonorità e l’atmosfera ancora più triste e più nostalgica.  Con lo scorrere dei brani, emerge la sensazione di un costante senso di abbandono che rischia di diventare monotono, ma nonostante il Doom/Death Metal possiede precise caratteristiche, direi che alla band non manca la capacità di uscire dagli schemi canonici e variare la proposta con elementi di Funeral Doom o Neoclassic. Per una band che ha fatto da sempre Old School Death Metal è tutto fatto nel dettaglio, anzi tutto è fatto ad opera d’arte, mai noiosi e mai eccessivamente ripetitivi, dimostrando maturità nelle soluzioni per quanto riguarda la composizione e la scelta delle sonorità e del sound, cercando di dare l’equilibrio giusto fra le emozioni proposte, rendendo l’idea dello stile in maniera molto consona.

Tutto sommato, possiamo dire che gli Humanity Zero hanno fatto veramente colpo con questo gioiello raro, in quanto sono riusciti e riusciranno ad accaparrarsi tanti fan del Death/Doom Metal, e questo lavoro va sicuramente assaggiato ed assaporato lentamente, in unisono con i ritmi presenti nel album, cercando di goderci fin all’ultimo le tracce molto coinvolgenti e stravolgenti, piene di strazio, vuoto e solitudine eterna.

 

Dmitriy Palamariuc

79/100