7 NOVEMBRE 2017

Tutto nacque in una notte buia (e probabilmente tempestosa) una decina di anni fa circa, in Thailandia, dove Cain Black visse, a quanto pare, un periodo di grande ispirazione e fondò ufficialmente i Lucifer’s Dungeon. Fece i primi passi con la sua band, che inizialmente doveva chiamarsi Dark Cellar ed essere formata da un unico componente (mah…), e nel 2009 registrò una prima demo che però ad oggi risulta ufficialmente “perduta” e quindi inaccessibile. Dopo essere tornato stabilmente in Russia e dopo un periodo indefinito di cambiamenti di strumenti e strumentisti, Cain Black ed i suoi Lucifer’s Dungeon rilasciano ad inizio 2017 il loro primo full-length album, chiamato The Dark Army Raises, composto da ben 14 canzoni (di cui la metà strumentali), inizialmente su BandCamp in formato digitale, poi su supporto classico CD in un’edizione limitata attraverso la GRIMM Distribution.
I Lucifer’s Dungeon propongono un suono cupo, triste, riflessivo, doloroso e, nell’insieme, un po’ indefinito che ricorda vagamente i primi Inquisition, specialmente anche per il tipo di formazione che hanno scelto per registrare, ossia: Cain Black fa tutto quanto tranne le percussioni, che a seconda del momento storico della band preso in considerazione sono state curate da Cerberus, da Denis Goncharov (Gromm) e, recentemente, da Vladimir Orekh (che, data la mancanza di fonti ufficiali, non mi è chiaro se realmente sia un’altra persona). In situazione live, invece, si sono aggiunti Iscariot alla chitarra solista, Goth Ghost al basso ed anche KoNo come voce aggiuntiva.
L’album The dark army raises di questa band originaria della metropoli russa di Rostov sul Don, consiste in una miscela più o meno eterogenea di dark ambient music e black metal classico: si passa quindi da momenti lenti e completamente strumentali a ritmiche serrate e rabbiose, come ad esempio il passaggio tra la prima track Dungeon e la seconda Unconscious faith. La title-track spunta al play numero 3 e rimane impressa nella mente grazie a melodie di chitarra veramente ben azzeccate e deprimenti, che evocano tristezza, rabbia, disappunto, desolazione, odio, in pieno stile black metal. La voce di Cain Black si fa spazio tra piatti, snare e kick martellanti, senza però prevalere sul suono globale del pezzo. Subito dopo, in War, Cain Black dimostra di trovarsi a proprio agio anche col basso, così come in tutta la canzone con le sue chitarre e la sua voce, sempre ben supportato dalla batteria. Torna poi il leitmotiv del disco stesso: momenti di quiete alternati da distruzione e tempesta e quindi si passa dall’ ambient di The last day of life al metal di Burn your dogma e subito dopo ancora all’ambient di Ill lifes of dark angel. Tutto ciò si ripete anche in My eyes, Destruction e Darkness.
Le ultime parole del disco vengono dette in The Forest, canzone potente dove vale la pena di segnalare una ritmica davvero avvincente e dura, poi c’è il blocco finale completamente strumentale, sempre variegato tra ambient e metal, con le track The Secret, The Answer, Beyond good and evil e la finale Outro.
Che dire? Come primo album è sicuramente da lodare ed apprezzare positivamente, in particolar modo se si considera che c’è stata, di fatto, un’unica grande mente dietro tutto questo enorme progetto che risponde al nome di The dark army raises. Credetemi, ne so qualcosa, non è per nulla semplice dover gestire in maniera autonoma più strumenti, metriche, liriche, blocchi creativi e strutture melodiche, specialmente se, come nel caso di Cain Black, si va anche in studio a registrare personalmente chitarre, basso e voci. Perciò mi sento di dare un giudizio positivo, sebbene sia chiaro ed evidente che certe cose potevano venire meglio, sia dal punto di vista puramente compositivo che da quello uditivo, soprattutto per ciò che riguarda la produzione globale stessa.
Consiglio a tutti di fare un giro sia sulla pagina Facebook dei Lucifer’s Dungeon, sia sul canale YouTube ufficiale di Cain Black, dove è possibile rendersi conto della grande prospettiva che questa band ha.

Alessandro ‘King’ Arzilli
78/100