20 OTTOBRE 2017

I Nagaarum si formano a Veszprém in Ungheria del 2008 con il nome di “Pigballoon" e poi cambiarono il nome nel 2011. Nagaarum rappresenta una one-man band che considera il progetto, fondato dopo aver completato il primo album con GuiltThee, come parco giochi per i suoi esperimenti musicali. "Urerdo" è stato il titolo del primo disco pubblicato nel 2011 sotto il moniker Nagaarum. Il progetto ha realizzato 13 album e una divisione, due dei quali sono stati rilasciati da GS Production e uno dalla collaborazione di etichette Endless Winter / GS Productions / Outer Line.

Per quanto riguarda la musica, il lavoro creativo nello studio NGC di Nagaarum non è limitato ai generi. In termini di stile, i record spaziano dall'ambiente al post-rock con il doom e il Black Metal che è il notevole altro estremo. Il criterio di base è che tutta la musica suonata nell'album (strumenti, vocali, mixing e mastering), tutti i testi e la progettazione grafica debba essere autentica. "Homo Maleficus" è il 16 ° album di Nagaarum, il 14° album a tutto tondo. Interpreta anche in altre due band, GuilThee e In Vacuo. Nagaarum - tutti gli strumenti, le voci, i testi e le opere d'arte.

Album sperimentale ed elettronico con passaggio proto-black ed elettric con tendenze fusion. il musicista amalgama bene tutti questi elementi in un sound particolare e personale e sperimenta con synth e campionamenti vari. I suoi testi parlano di scienza, spazio, natura e umanità.

“Homo Maleficus" è il titolo della sua ultima fatica, contiene 7 tracce e ha una durata di 45 minuti e 42 secondi; la particolarità di questo album è che sia le tracce che i testi sono scritti in ungherese.

L'album si apre con “A befalazott": intro di synth e batteria ai quali poi si aggiunge una linea di basso e chitarra con effetto delay. Il ritmo è prima lento e cadenzato, con la voce in uno scream ben messa e non distorta, poi seguito da un aumento di ritmo dopo la prima strofa e il ritorno alla cadenza precedente. La voce si sente bene ed è molto pulita. La canzone scorre piacevolmente e il ritmo cadenzato alla “doom" portano l'ascoltatore in un viaggio spaziale con la parte elettronica ben amalgamata agli altri strumenti.

L’album continua con “Az elvhű": intro di chitarra distorta con la batteria di accompagnamento, la voce entra prepotentemente e scorre piacevolmente con un ritmo medio alto. Segue poi un rallentamento e un ritorno al ritmo precedente. Si ha un bridge di chitarra appena accennato e un aumento della velocità con ingresso dell’elettronica. Si ha un altalenarsi continuo di ritmi lenti e veloci. La traccia scorre piacevolmente e l'ascoltatore rimane sorpreso dalla bravura dell'artista nell'amalgamare elementi così differenti.

La terza traccia è “Vassal nevelt": intro di basso, chitarra e batteria e un ritmo velocissimo che viene sparato insieme alla voce. Il synth e i campionamenti vari rendono questa traccia molto sperimentale. La voce è quasi in pulito. L'ascoltatore viene trasportato in un viaggio spaziale. Il ritmo rallenta leggermente ma i blast beat di batteria fulminei e i rallentamenti repentini trasformano comunque la traccia in un laboratorio di sperimentazioni musicali. Le tastiere fanno il loro ingresso e sono ben amalgamate al resto degli strumenti e la traccia resta fluida dall’inizio alla fine.

La quarta traccia “Cipelők": intro di tutti gli strumenti in un ritmo lento e funebre con la voce in uno scream semi distorto e acido. L'ascoltatore è spaesato dal ritmo ambient e da una atmosfera che ti porta via. L'aumento di velocità in questa traccia lascia poco spazio alle sperimentazioni e all’elettronica pura ma le tastiere sono ben presenti. Un rallentamento successivo ti riporta al ritmo funebre dell’inizio con il campionamento delle risate isteriche. Il finale con un assolo di batteria e chitarra rende il ritmo marziale.

La terz’ultima traccia è “Mens dominium": intro di basso e siynth a un ritmo medio alto. La voce con il suo “scream" fa subito capolino nelle orecchie dell’ascoltatore e un aumento della velocità rende la canzone più gradevole. La parte elettronica sperimentale è stavolta appena accennata. L'assolo di chitarra e i blast beat di batteria rendono la canzone scorrevole. Lo scream poi si trasforma in un growl profondo e le tastiere entrano di prepotenza. Una parte finale elettronica e ben presente in fine si amalgama benissimo al ritmo lento.

La penultima canzone è “Dolgunk végeztével", la più lunga dell’album con i suoi 9 minuti e 57 secondi. Intro di chitarra e basso distorti, la voce è tombale e la batteria entra a una velocità più alta. Il ritmo è costante, con le urla del cantante di sottofondo. Un bridge di chitarra spezza la monotonia della batteria ma l'ascoltatore non capisce dove voglia arrivare la band. La velocità aumenta vertiginosamente, e l'elettronica entra in questo passaggio martellando note distorte. Un rallentamento radicale e funebre accenna la voce tombale, poi il ritmo aumenta di nuovo verso la parte finale della canzone ed il synth e le tastiere insieme a tutti gli altri strumenti si amalgamano in un vortice di note e la batteria con i blast beat sparati a velocità immane e gli effetti elettronici rendono tutto incomprensibile e sperimentale.

L'album si chiude con “Kolontár": intro di basso con effetto delay e feedback, chitarra appena accennata con la batteria che entra subito dopo. Il ritmo, molto lento, cadenzato e invariabile. La musica atmospheric e ambient trasporta l'ascoltatore in un vortice di malinconia e tristezza. Alla fine gli altri strumenti si interrompono e rimane solo la batteria a far compagnia all’ascoltatore fino alla fine.

Album molto godibile e scorrevole in tutte le sue tracce da quanto è veloce, l’ascolto è fluido e senza soste al punto da sembrare molto più breve dei suoi effettivi 45 minuti di durata. Le sperimentazioni sono amalgamate bene e senza forzature e la produzione è pulita e ben mixata con uno scream privo di sbavature. Da un album sperimentale come questo non mi aspettato niente di meno.

Consigliato a tutti gli amanti delle sperimentazioni e anche a chi vuole ascoltare un metal diverso dai canoni del genere perché, come ha scritto autore del progetto, per lui si tratta di un parco giochi dove può sperimentare e mischiare suoni e sound. Le ultime due tracce a mio parere erano un po' troppo sottotono rispetto alle tracce perdenti, ma va bene così.

 

Daniele Blandino

75/100