22 GENNAIO 2018

I Nordland si formano in Inghilterra del 2011 ed a capo di questa one man band troviamo il polistrumentista “Vorh”. Nel 2012 debutta con album omonimo e nello stesso anno esce un ep “Bones of Ash”. Nel 2013 esce un secondo album: “The True Cult of the Earth”, due anni dopo esce “Songs of Regression”. Nel 2017 esce il loro ultimo album “European Paganism” dove fra le tematiche del progetto vi è addirittura la misantropia. Decente album di “modern black metal” con qualche sfumatura “atmospheric ambient” le sonorità e la velocità sono medio basse e lo “screaming” molto pulito e raffinato. L’album è composto da solo tre tracce e la durata è di 42 minuti e 5 secondi  L’artwork è a sfumature di blu e nero ed in alto centrale in nero troviamo il logo in alto su delle cime di montagne innevate mentre in primo piano vediamo dei teschi. L’Album si apre con la canzone più lunga dell’album con durata 27 minuti e 22 secondi: “The Mountain”. L’ intro è un arpeggio di chitarra con un sottofondo di pioggia durante un temporale, mentre poco dopo entra la voce del cantante con il resto degli strumenti ed il temporale di dirada. Per poco sentiamo solo la chitarra e poi di nuovo tutti insieme gli strumenti. L’ ascoltatore viene trasportato in un in un’atmosfera lugubre. La voce del cantante è registrata in un modo che passi in primo piano. Presenta poi un aumento sostanziale di velocità e la voce, anche se ben mixata, si sente molto meglio ad un volume molto presente, mentre gli altri strumenti presentano un rallentamento appena accennato e poi un aumento sostanziale che portano a chi ascolta a confusione e poi all’ immagginarsi un’ambientazione di una montagna dove si nascondono dei segreti. Un bridge appena accennato ed i cambi di tempo da “mid time“ da un ritmo veloce a dei rallentamenti eccessivi non fanno capire nulla chi ascolta. Un assolo ben suonato e tecnicamente ben eseguito alla perfezione, quasi a chitarra pulita.  Un rallentamento repentino che porta all’arpeggio iniziale; sembra la sensazione di quiete dopo una tempesta, ma la pace dura solo un attimo e la batteria con gli altri strumenti entrano a una velocità media per poi aumentare. Infine troviamo un altro assolo di chitarra mentre la batteria martella. La canzone prosegue lineare con rallentamenti ed accelerazioni. A lungo andare la canzone risulta monotona e sempre uguale a sé stessa; nemmeno l’assolo finale fa aumentare l’interesse; la canzone non riesce più ad uscire dalle atmosfere che richiamavano la montagna e i suoi paesaggi; si prosegue con “A Burning of Idols”. L’intro come di cantilena, quasi una preghiera, muore subito ed entrano subito tutti gli strumenti con la voce a un ritmo medio alto, un’ accelerazione improvvisa aumenta le atmosfere lugubri e la batteria martella ad un ritmo medio alto. Un assolo spezza il ritmo monotono fatto di rallentamenti ed accelerazioni, ma l’ ascoltatore è annoiato dalla canzone e non riesce più a percepire l’epicità che la canzone vorrebbe trasmettere. La canzone prosegue quindi con il solito schema. Un aumento sostanziale di velocità lo troviamo solo verso il finale.

L’album si chiude con “Rites at Dawn”, la canzone più corta, che con il suoi 5 minuti e 57 secondi (con intro cortissima con il campionamento della pioggia mentre entrano tutti insieme gli strumenti e voce in “scream”) potente e mixato benissimo con stesso songwriting delle tracce precedenti, con rallentamenti ed accelerazioni presenti qui come in tutte le canzoni dell’album. La canzone che risulta più scorrevole rispetto alle tracce precedenti,con l’ascoltatore che viene trasportato delle atmosfere della band in un finale lineare e semplice. Album con alcune idee interessanti ma, purtroppo, quello che rimane dopo averlo ascoltato è solo monotonia e noia. Le poche idee che ci sono vengono spazzate via dal minutaggio troppo lungo dell’ opener e le atmosfere vengono soppiantate dalla noia. Le registrazioni sono perfette e personalmente troppo pulite per il genere che propongono. Se fossero state ideate ed arrangiate differentemente sarebbe stato meglio.

Lo consiglio agli amanti del genere ed a chi si vuole avvicinare a questo genere estremo.

 

Daniele Blandino

65/100