10 NOVEMBRE 2017

I Rajam sono un oscuro progetto musicale indonesiano, in quanto reperire informazioni attendibili non è propriamente una passeggiata. La band è nata intorno agli inizi del millennio e a quanto pare, al momento la formazione è ridotta ad un solo membro, ossia il batterista. Negli anni, la band ha avuto una miriade di cambi di lineup, ma fino ad ora, ha sempre portato avanti la propria idea particolare di black metal. Il disco trattato in questa sede è l’ultimo in ordine cronologico e datato 2015, il quarto per la precisione, chiamato The Jackals Regiment. Normalmente nei dischi di genere si parte subito con delle mitragliate violentissime ma i Rajam si presentano con un brano (“Warmageddon”) a sorpresa ovvero con ritmiche non convenzionali, sghembe e bizzarre. La traccia presenta qualche influenza death metal ma è molto sottile e svanisce presto perdendosi tra tempi medi, screaming vocals, qualche inserto melodico e tanta violenza. Violenza che esplode feroce in diversi episodi dell’album ma mai fine a se stessa, incorporata sempre a qualcosa di diverso. Pezzi come “Westerling Carnage” o la glaciale “Anathema as the Warriors” (che profuma molto di Immortal), sono diretti e canonici come il black classico richiede, ma le restanti tracce riservano delle cose inaspettate. “The Jackals Regiment” ad esempio, parte sparata, eppure unisce delle parti ritmico/melodiche interessanti a cambi di tempo ed un approccio sonoro alla Dark Funeral. La folkloristica “Legiun”, contiene dei giri melodici particolari e simil orientali, che forse rimandano alle melodie della madrepatria e nel finale si lascia andare a cesellature sognanti ed evocative. I rimanenti tre brani virano verso sonorità più old school, quando il black era molto legato al thrash metal, difatti compaiono episodi come “Komando Militia” (dal groove decisamente accentuato) o la terremotante “Semeste Binasa”, massiccia e dinamica nella giusta dose senza far venir meno l’aggressività. La marziale “Hancurkan Nica”, combina sempre il black con rasoiate di chitarra thrash ed inserisce anche un intermezzo che profuma molto di epic metal dimostrando quanta voglia ci sia di sperimentare. La qualità audio è grezza e gelata ma non mette comunque in dubbio la bontà dell’ascolto, confermando le più che buone capacità tecniche del combo. Un lavoro vario, che non snatura le proprie radici e che guarda avanti seppur in maniera leggera, adatto e consigliato a chiunque apprezzi il metal nelle sue varianti più estreme. Non si sa bene se la band sia ancora in attività ma in ogni caso il disco merita attenzione!!!

 

Enzo 'Falc' Prenotto


75/100