Il gruppo si forma a Mosca del 1989 con il nome di AD MAIORUM SATAN GLORIUM.

Tengono questo nome Fino al 1993, dove lo cambiano definitivamente con l’attuale SATARIAL.

Nel 1996 registrano il loro primo full album dal nome ...AND THE FAME WILL TAKE THE TEMPLES OF CHRIST.

Due anni dopo sfornano il loro secondo album THE QUEEN OF THE ELVES' LAND distribuito dalla Hobgoblin Records.

Nel nuovo millennio, precisamente del 2001, esce per la casa discografica Irond Records il loro terzo lavoro, HEIDENLARM, e nello stesso anno esce la compilation LARM.

Dopo le due demo  del 2003 e del 2004, l’anno successivo esce TANZ MIT... TOD...

Nel 2006 danno alle stampe LATEXXX.

Dopo un silenzio durato 8 anni, nel 2014 esce il loro nuovo lavoro LUNAR CROSS distribuito con sole 1000 copie dalla Satanath Records.

Nel 2016 esce per la label Symbol of Domination Prod, sempre limitata a 1000 copie, l’album dal titolo BLESSED BRIGIT.

 

La line up comprende i seguenti elementi:

 

- Lord Seth, voce maschile e chitarra

- Angel Bust, voce femminile, tastiere e batteria

- Alien, cornamusa, ghironda e flauti

- Egor, basso

- Crazy, Oxy e Lolita, che fungono da comparse 

 

I due cantanti, Lord Seth in scream/growl e Angel Bust in pulito, alternano e amalgamano le loro voci creando un sound unico nel loro genere. A questo si uniscono alcuni tradizionali strumenti russi, avvicinando il suono al genere Black Metal. L’uso di synth, elettronica e cornamuse rendono questo gruppo particolare.

L’Artwork è abbastanza semplice: un fondo nero con in mezzo un cerchio color terra da cui si diramano due rami in mezzo ad una ruota infilata da una spada.

 

L’album inizia con “Manifest of Paganism”: pezzo in cui si alternano strumenti e voci dei due cantanti, con un intro di batteria e synth seguiti dalla parte strumentale. Il riff iniziale rimane fino a quando non entra il cantante. Di nuovo una piccola parte strumentale e poco dopo rientra la voce con aggiunta dei flauti. Un bridge lega le due strofe e poi la voce femminile fa capolino dopo il bridge. Lo scream fa da padrone, finché non rientra la voce femminile in pulito in un finale con flauti e synth.

Il secondo pezzo, “Horned God (The Charge of the God)”, è una canzone senza intro strumentale. Inizia subito con il cantato, in pulito, poi il tempo accelera e il pulito lascia posto allo scream, proseguendo in questa alternanza fino al ritornello ove la voce gutturale la fa da padrona. Il bridge fa da legame tra prima e seconda parte di canzone. Il tempo rallenta, la voce maschile rientra in pulito. Segue una piccola accelerazione, introducendo la voce femminile. Di nuovo lo scream alternato alla voce femminile. Un assolo rumoroso in cui non è chiaro il riff. La voce indemoniata prende il sopravvento. Un rallentamento drastico verso il finale con effetto flanger.

La terza traccia è “Chaos”: un intro di batteria, chitarra e flauto, sempre presente, seguita poco dopo dalla voce maschile. Il riff iniziale si ripete fino al ritornello, in cui le cornamuse fanno il loro ingresso accompagnate dalla voce femminile a spezzare un pochino la monotonia del growl. La pace dura poco con un bridge che collega la prima e la seconda parte di canzone.  Un’alternanza dei due cantanti in cui la voce femminile ha un pezzo parlato. Il riff iniziale si ripete anche alla fine, con il growl che lo accompagna e con le cornamuse a fare da contorno.

La seconda parte dell’album si apre con “Yarns of Fate”: un intro con tutti gli strumenti e dopo due giri con lo stesso riff entra la voce maschile. La strofa continua con il ritmo che cambia fino al ritornello. Dopo, un bridge con lo stesso ritmo dell’inizio, subisce un cambio al momento dell’entrata della voce femminile. Lo scream fa da alternanza con la voce femminile. Si entra nella parte finale con lo stesso giro di strumenti e la monotonia prende il sopravvento.

Penultima canzone dell’album è “Formation of the Moon”: intro con voce femminile, chitarra e batteria, in cui il ritmo e abbastanza lento, seguita da una piccola accelerazione che introduce uno scream potente del cantante, in un’alternanza tra le due voci ben studiata. La parte elettronica è ben amalgamata. Le tastiere fanno da padrona, con una parte centrale di canzone bella e coinvolgente. Il finale, solo strumentale, con un piccolo bridge riprende le sonorità dell’intro.

La sesta e ultima canzone è la title track “Blessed Brigit”: un intro di violino, tamburi, tastiere con la chitarra di sottofondo, quasi impercettibile. Voce femminile e maschile si alternano in un ritmo ripetitivo e martellante per tutta la canzone. Nel finale si aggiunge anche il flauto, mantenendo lo stesso ritmo degli altri strumenti.

Un album carino ma con tanti difetti. Le canzoni sono monotone e questo dopo un po' potrebbe infastidire l’ascoltatore. Alcune sono troppo marziali e l’alternanza black/folk si sente poco. Le parti folk sono messe in secondo piano, e le parti black sono studiate male.

I sei brani che compongono l’album danno poche emozioni e sembrano tutte identiche.

La registrazione è perfetta.

Lo consiglio solo agli amanti del genere.

 

 

Lucyfer 

45/100