I Seven Sins si formano del 2008 a Ust`-Kamenogorsk in Kazakhstan, loro suonano un tecnical deathcore con influenze Symphonic Black/Death Metal.

Del 2010 esce il loro primo demo di 2 tracce con il titolo Silent Hill, passano tre anni dal demo e esce il primo full album dal titolo Одержимый насилием, del 2016 esce il loro secondo lavoro da titolo Due Diaboli et Apocalypse.

 

Ottimo album di deathcore, i componenti sono validi e tecnici e la voce in un growl tecnico, gli strumenti ben studiati e la qualità delle canzoni e ottima, e l'inserimento della tastiera rende l'ascolto godibile anche se un genere estremo lo rende più dolce. Un artwork graficamente bello e in linea con il titolo dell’album e fa capire a vista all’ascoltatore che farà un viaggio verso la parte più oscura e maligna della musica.

L'album è composto da 11 tracce e la durata complessiva e di 47 minuti e 17 secondi.

Si apre con “Эпоха мёртвых (Tempus Mortuorum)”: intro parlata quasi a litania e uno stormo di corvi che si fanno sentire e la linea di tastiere sfumata; si sentono anche dei violini e colpi di grancassa che portano verso il finale.

Si prosegue con “Каббала (Kabbalah)”: intro di batteria e le tastiere in stile arabo, la voce il growl fa capolino nelle orecchie, le chitarre e il basso sono ben amalgamati al resto degli strumenti, un buonissimo assolo sempre in stile arabo, e ti porta verso la seconda parte della canzone, il cantato sempre più presente e ti porta verso una parte finale veloce.

Terza traccia è “Алхимик (Alchemist)”: un intro parlato in pulito poi attacca la chitarra e il violino e poi entra di prepotenza la batteria veloce, un piccolo rallentamento di tempo per far entrare la voce, e poi di nuovo a velocità massima, il growl prende il sopravvento, un assolo tecnico e veloce e ti trascina all'interno della canzone, le tastiere addolciscono un po' il tempo brutale della canzone e poi entriamo verso la seconda parte con il finale di tastiera.

Quarta traccia: “Крестовые походы (Peregrinus)” intro di batteria a marcia militare e di sottofondo chitarra e tastiere poi si scatena tutta la velocità con ingresso della voce, un bridge strumentale, con la strofa un secondo bridge che ti porta all’assolo.

Quinta traccia: “Чёрная смерть (Mors Atra)” intro veloce di chitarra, batteria e tastiere, pochi istanti dopo entra la voce potente e oscura, un rallentamento, la voce diventa da growl a  scream, un aumento della velocità, un bridge di tastiere, ben presenti, aumento ancora della velocità tipo intro, un assolo potente tecnico e veloce di tastiere e la chitarra in power chord, e poi si prende un assolo e ti porta verso la seconda parte della canzone con la voce sempre più potente e una parte finale strumentale con le tastiere e batteria che la fan da padrone.

Con la sesta traccia si entra della seconda parte dell’album e si apre con la titletrack “Due Diaboli” intro di pianoforte e poi gli altri strumenti e voce a seguire, le tastiere sempre presenti in sottofondo, il piano fa un piccolo assolo e dopo una parte parlata e di sottofondo, un assolo di chitarra. La velocità aumenta, un grandissimo assolo di chitarra che ti porta verso il finale.

Settima traccia “Серафимы (Seraphim)” intro strumentale, l'ingresso della voce è perfetto, un piccolo rallentamento per il ritornello, lo scream tecnicamente perfetto ti porta alla seconda strofa e al ritornello seguente, un assolo di chitarra perfetto e ben amalgamato, si entra verso l'ultima parte di canzone con una voce femminile che fa capolino verso il finale.

Ottava traccia è “Авиценна (Avicenna)” intro in stile arabo di batteria e chitarra, poi con brutalità cambia stile e entra di prepotenza la voce, di sottofondo un giro di tastiere presente, un bridge ben studiato e rientra con la seconda strofa, un assolo di chitarra con batteria e tastiere pesanti. Una seconda parte di canzone con dei piccoli rallentamenti e un finale mozzafiato.

Nona traccia è “Презумпция вины (Preasumptio Reatum)”: intro di tastiere e chitarra, poco dopo entra la batteria e la voce, il cambio vocale dallo scream al growl è tecnicamente perfetto; un bridge di tastiere, un piccolo rallentamento e poi di nuovo la voce brutale e si arriva all’ assolo di chitarra. Dopo l'assolo  un bridge di tastiere e ti fa entrare verso una seconda parte di brano sempre più brutale, e una parte finale tecnica con un nuovo assolo di chitarra.

Penultima traccia è Вечности не будет (Infinitas Non): un intro di pianoforte  con un parlato  pulito e poi entra di prepotenza la batteria e la voce demoniaca,  la velocità aumenta e dopo poco entra anche la chitarra,  un assolo a circa metà canzone addolcisce un po' la violenza musicale del brano, ma la calma dura relativamente poco, velocità e aggressività prendono il sopravvento. Di nuovo un rallentamento e le tastiere in questa parte di canzone presente, che ti portano verso il finale con dei rintocchi di campana.

Undicesima ed ultima traccia Teofelspakt (Teofelspakt): intro di batteria a marcia e di tastiere,  una parte parlata in pulito  introduce il growl al quale seguono poco dopo gli altri strumenti che entrano e si amalgamano bene gli uni agli altri, passaggi super veloci e senza sbavature, le tastiere rendono un po' più gradevole l'ascolto; un leggero rallentamento e poi si arriva all’ assolo sempre velocissimo tanto che  le orecchie dell’ascoltatore sono travolte come una valanga sonora velocissima, un rallentamento dopo l'assolo ti fa entrare nella seconda parte dove la velocità diminuisce  per pochi secondi, il tempo di riprendere fiato e poi di nuovo verso la velocità e il finale.

Bellissimo album, godibile in tutte le 11 tracce che lo compongono, musicalmente e tecnicamente è quasi perfetto, un ascolto non facile all’inizio ma dopo il secondo ascolto  praticamente diventerà una pietra miliare del genere extreme; lo consiglio a tutti quelli che gli piace il genere deathcore e il symphonic. Unica pecca secondo il mio solo parere personale è la registrazione, troppo pulita, ma ci si può passare tranquillamente sopra perché è perfetto così com'è. E' un viaggio dalla prima all’ultima traccia verso le sonorità più oscure e violente.

 

 

Lucyfer

80/100