Il progetto ungherese, Sin Of God, nasce nel 2009 e si dedica fin da subito ad una decisa direzione, ossia il death metal più duro, brutale e puro nella sua essenza. Il quintetto, dopo un primo EP autoprodotto (chiamato Satan Embryo), datato 2010, pubblica nel 2012 il primo album a nome Limbus. Il 23 settembre 2016 esce il secondo disco della band, ovvero Aenigmata, LP che punta ad una soluzione sonora sempre più violenta e distruttiva dove poco spazio viene lasciato alla melodia, immergendo l’ascoltatore in un vortice di crudeltà e ferocia strumentale.

 

L’album, va precisato, punta a soddisfare principalmente gli appassionati di death metal più genuino ed incontaminato. Non ci sono contaminazioni o altri generi che si insinuino nel tessuto sonoro creato dai cinque musicisti. Questo da una parte può essere un limite, ma più che altro un album di questo tipo, rischia di perdersi nell’infinito turbine di bands, che popolano la scena. Qui si trova una tecnica sicuramente notevole, specie nella sezione ritmica (si ascolti ad esempio “The Emerald Tablet”, traccia che inizia lenta per poi deflagrare come un possente boato, grazie a chitarre affilatissime e voci demoniache, sorta di tributo ai Cannibal Corpse) che si dimostra sempre devastante e dinamica. Vi è la presenza anche di brani più ragionati come “Ignis Infernalis”, brano che riporta alla mente un altro pezzo di storia del death metal, cioè i Morbid Angel e che fonde tecnica e furia in maniera sicuramente convincente. Il gruppo riesce sempre a tessere trame elaborate senza mai risultare troppo ostico da digerire (“Loss Leads Into Impiety”) riuscendo anche ad inserire delle melodie (non certo banali) negli assolo, tra chitarre malvage e mitragliate di batteria (“Phosphorus”). Uno dei punti a favore, ma anche forse a sfavore, è l’essere un disco statico, dove c’è troppa somiglianza tra i brani, che si mantengono sicuramente su una linea qualitativa più che buona, ma non riescono mai ad emergere completamente (ad esempio i brani “Deus Metamorphosis”, “Altered States Of Chaos” o anche la stessa titletrack). La produzione è sporca al punto giusto, valorizzando al meglio gli strumenti e le vocals distruttive, ma alla fine la sostanza non cambia.

 

Aenigmata è un buon disco di metal “brutto, sporco e cattivo”, votato alla violenza sparata a tutta velocità, senza lasciare un momento di respiro. Tecnicamente ineccepibile ma che pecca nella costruzione dei brani, troppo simili l’uno all’altro. Il mordente comincia a calare già dopo i primi brani, facendo perdere l’interesse troppo presto, specie per chi non è tanto avvezzo a tali sonorità. Un disco di genere, per appassionati del genere. Se si ama il death, si amerà questo disco, per quanto riguarda gli altri, lo apprezzeranno fino ad un certo punto.

 

 

Falc.

70/100