Salve lettori di I.V.L, conoscete i Soijl? No? E va bene, ve li presento io. I Soijl sono un duo svedese, più precisamente di Karlskrona; il progetto nasce nel 2008 per mano di Mattias Svensson che verrà poi raggiunto da Henrik Kindvall nel 2014. Il duo così composto rilascia "Promo" nel 2015, che verrà tuttavia seguito dall'album che andrò a presentarvi adesso : "Endless Elysian Fields".

Gli svedesi ci propongono un album composto da sette brani per un totale di cinquantasette minuti, che ci vedrà trasportati attraverso sonorità Doom e Death dalle influenze melodiche. Siete pronti per affrontare il gelo artico più decadente del  nord? Va bene, bando alle ciancie e "Doom on" come si dice.

Ed ecco che l'album inizia proprio con la title-track "Endless Elysian Fields", che si presenta come un brano molto melodico e ben curato nell'esecuzione, seppur essenziale. L'impatto ottenuto dalle chitarre miste alla sezione ritmica possente e diretta, dalle vocals in growl, è incredibilmente potente.

Vi è sicuramente una impronta molto doom colma di malinconia come se stessimo per fare un viaggio lunghissimo, senza mai raggiungere una presunta meta. Il riffing è molto lento, ma fluido e questo dona comunque un senso di armonia al pezzo. Le componenti Death sono si presenti, come nelle accellerazioni della batteria, o nelle vocals "unite" tra growl e scream. Non male per essere la title-track.

Andiamo avanti con "Dying Kinship", forse di stampo più classico rispetto al precedente che sicuramente era sperimentale in un certo senso. In questo qui invece vi sono tipiche sezioni più rallentate e rese melodiche, e le sezioni con degli inserti acustici, alternate a sezioni più aggressive. 

Se si ascolta il brano senza particolari pregiudizi, si possono scoprire delle piccole perle all'interno di esso, sicuramente una buona atmosfera invernale aiuta.

"Swan Song" è il terzo brano di questo album. Già da ora abbiamo capito lo stile del duo svedese, a cavallo tra doom/death ed atmosfere particolarmente malinconiche. Un genere intenso e difficilmente si può descrivere, bensì sarebbe molto più facile chiudere gli occhi e farsi un viaggio cullati da queste sonorità oniriche. Tuttavia qui, tra riffing maledettamente distorti e cupi, arpeggi malinconici e cori disperati ed epici, non posso fare a meno di dire che siamo di fronte ad un buon brano. Le sezioni ritmiche sono come sempre semplici, ma giustamente adatte al contesto..non gli si chiede di riempire troppo.

"The Formation of a Black Night" ha un titolone epico e ci si aspetterebbe qualcosa di maestoso, ed è all'incirca vero. Il brano segue uno schema leggermente diverso da quello usato nei brani precedenti. Qui sono presenti delle vere e proprie fusioni tra doom,death e cori più o meno epici. Quindi riffing doom, ritmiche death e vocals in growl sorretti dai cori...ed è quello che sentiremo un pò per tutto il brano. Se non in rari punti nei quali avremo delle chitarre acustiche. Punto a favore per le vocals che in questo brano sono veramente trascinanti. 

Se nei brani precedenti i nostri hanno dimostrato il loro lato forse più d'impatto, adesso avremo a che fare con delle tracce più o meno impegnate in altri fronti. Come nel caso della più dilatata ma comunque aggressiva "Drifter, Trickster" nella quale gli svedesi si lanciano in una tipologia di composizione meno canonica. E' vero che le sonorità risulteranno all'incirca le stesse, ma da un punto di vista musicale ed esecutivo, il riffing si sviluppa diversamente. Le sezioni più melodiche risultano stavolta interessanti, e non solo riempitive, andando quindi a sviluppare un sound concettualmente maturo. Nella successiva "The Cosmic Cold" il duo continua questa esperienza aggiungendo più atmosfere, quindi si prestano a completare un piccolo capolavoro all'interno del disco. Quest'ultima canzone, risalta di più un aspetto melodico ed introspettivo; più volte avremo dei cambi di atmosfere, e di sonorità (ovviamente, tra i generi citati).

Per terminare il percorso solenne e misterioso, i Soijl hanno inserito una traccia molto lunga, in perenne evoluzione in termini di melodia ed atmosfere decadenti, e quant'altro di triste e deprimente, intitolata "The Shattering". Ciò che a noi sembra negativo per loro è alquanto onirico e quindi via di lentezza gratuita. Il riffing ormai è scontato, le ritmiche pure ed anche le parti vocali non hanno più una precisa importanza, tant'è che il pezzo travolge solo per quanto riguarda le atmosfere.

Nove minuti di questa concezione del Doom, possono portare a fare considerazioni finali su questo album. I Soijl hanno voluto portare un pò della loro arte all'interno di un genere ormai anche sopravvalutato e poco conosciuto, in realtà. La mia opinione personale quindi su questo "Endless Elysian Fields" è alla fine positiva...Un consiglio è quello di ascoltare il disco senza troppe pretese, perchè comunque potrà soddisfare le vostre esigenze oppure no.

 

StonedLord95

75/100