I Tanator si formano a San Pietroburgo in Russia del 2012, e del 2014 sfornano unica per loro testimonianza su disco dal titolo Possessed by Madness, Possessed by War. Loro fanno un trash metal abbastanza classico mischiato sia col death che con il black.

I componenti sono: Maxim Mikhaylov chitarra e voce; Kannib Maledik basso; Nikita Antonov bateria.

Una formazione a tre abbastanza classica per il genere.

 

Il loro trash e di stampo abbastanza classico, i cambi di ritmo continui e la chitarra tagliente rendono il loro stile unico per gli standard degli ultimi tempi del genere.

Voce e strumenti all’altezza del compito.

Un artwork in bianco e nero con un teschio, un angelo sulla sommità di esso e sotto un prato di fiamme infernali.

L'album si apre con “Siberian Hell”: intro di chitarre e di batteria, poco dopo entra anche il basso, poi aumenta il ritmo e la velocità e la voce entra preponente, una velocità costante al primo ritornello un bridge con tutti gli strumenti ti fa entrare alla seconda strofa, un piccolo rallentamento prima del ritornello, dopo poco la velocità ritorna quella iniziale un assolo di chitarra e di batteria un passaggio tagliente di chitarra e la batteria e il basso, a seguire poi di nuovo un assolo, il riff ritorna quello iniziale  con il ritornello a chiudere.

Si prosegue con “Fear of Death”: intro con tutti gli strumenti di velocità media, poi un aumento della velocità e ti porta verso il cantato, passaggi di batteria ben studiati, un assolo velocissimo e ti porta verso il finale della canzone.

Terza traccia “Help Yourself: intro di chitarra tagliente e distorta e poi di violenza entra la batteria e il basso e la voce, la strofa cantata e legata benissimo a un bridge, che ti porta alla seconda strofa e al ritornello, un secondo bridge legato con un assolo di batteria. Entrambi batteria e chitarra battagliano prima dell’assolo distorto e marcio in tradizione trash, e ti fa entrare alla parte finale della canzone, un finale veloce e bello da ascoltare.

Quarta traccia “Chaos”: intro fulminante di chitarra e batteria, e poco dopo entra anche il basso, un urlo fa da preludio alla strofa, dopo il ritornello un bridge, che ti porta alla seconda parte, un assolo fulmineo che entra delle orecchie e ti porta al ritornello e verso il finale.

Proseguiamo con la quinta traccia “Toxic Rain”: un intro martellante di batteria e di chiatta straziante, la voce entra con uno scream maligno, dalla strofa velocemente si passa al bridge e dal bridge all’assolo, poi di nuovo una parte simile al bridge precedente e si arriva alla seconda strofa, e ti porta verso il finale.

Con la sesta traccia si entra nella seconda parte dell’album che si apre con “City of High Roofs”: intro fulminea di tutti di strumenti e voce, una piccola pausa e subito immersi di nuovo della strofa, un piccolo rallentamento e poi di nuovo a velocità massima, con la seconda strofa e di nuovo un rallentamento con il cambio di riff e di ritmo, che ti porta all’assolo velocissimo e di sottofondo la batteria che martella, che ti porta verso la strofa e la parte finale, con un assolino di batteria e poi di nuovo un rallentamento del finale con un altro assolino di chitarra.

Settima traccia “Holidays in the Church” intro di basso e batteria e poco dopo entra la chitarra, e la voce entra violentemente, una velocità costante abbastanza veloce, un bridge di collegamento tra le strofe studiato benissimo, e ti porta all’assolo, e ti fa entrare verso la seconda parte di canzone con il cambio di ritmo e di velocità, un leggero rallentamento, e poi di nuovo a velocità precedente di nuovo un bridge e un piccolo assolo di basso che ti porta verso il finale.

Penultima tracia “Сучья работа (Suchya Rabota)”: intro di batteria e chitarra con la grancassa che fa da padrona, il cambio di ritmo repentino e poi di nuovo al ritmo iniziale con ingresso della voce  scream, un urlo che ti porta al primo bridge un rallentamento che si lega all’assolo che da lì a poco verrà messo in piedi e dura qualche secondo che ti porta verso il finale.

La traccia conclusiva è “Prison”: Intro lenta di chitarra e di batteria, poi con un riff velocissimo, il ritmo cambia e diventa veloce, poco dopo entra anche la voce, un bridge che collega le strofe ben messo, un altro bridge con batteria e basso ben presenti, che ti porta all’assolo che ti porta verso la seconda metà di canzone. Un finale bello tosto con la batteria e la chitarra bella distorta, e il finale sfumato è da incanto.

Ottimo album di trash europeo produzione e registrazioni magistrali e uno dei migliori album di questo genere degli ultimi anno lo consiglio a tutti gli amanti del genere e anche ai giovani che si approcciano adesso al trash.

 

 

Lucyfer

70/100