25 AGOSTO 2017

Gli Zurvan sono una band black metal iraniana, formata nel 2009 dal polistrumentista Naghes ed il drummer Taromad. Attualmente si trovano in Germania e  hanno nel loro palmares 2 full-length : “Hichestan” (2014) e “Gorge of Blood” (2017) e proprio quest’ultimo gioiello è stato un bel colpo per tutti i fan del black metal e non solo, infatti l’album è un mix di black metal molto raw e di un death metal agressivo e reo, in stile Behemoth o Hate ma in una maniera più “orientale”. Infatti l’atsmofera dell’album è quella di una tempesta di sabbia distruttiva che attaca i desserti inaccoglienti durante le lunghe notti Sahariane, accompagnate da raffiche violente di venti crudeli che spazzano via tutto sul loro cammino. 

Ogni traccia gela il sangue e fa venire i brividi, inquanto gli Zurvan mescolano il più ortodosso dei death metal con un black molto cupo e gelido. Certi passaggi sono così rei e tenebrosi che gli ascoltatori piano piano dimenticano lentamente delle somiglianze con Behemoth e Hate ed affondano complettamente nell’atmosfera  del album. Si percepisce molto bene la fantasia con la quale i membri hanno saputo modificare il proprio approccio alla questione death cercando di approfondirne le trame emotive personali ed aggiungendo dei riff death, che danno alle loro canzoni un qualcosa in più,  non così tanto da stravolgere lo stile centrale del gruppo, ma abbastanza da costituire un'apprezzabile sorpresa per il pubblico.

Certamente l'impianto sonoro di base resta ben fondato sui dettami di una scuola propria: growling non sempre controllato e molto spingente, chitarre raw black  e blast-beats a profusione, pero ad un ascolto più attento  non si riesce a sfuggire alla ragnatela di un sapore  drammatico, molto cupo ed oscuro dell’album. La tecnica esecutiva dei Zurvan  è buona e quindi non mancano segmenti complessi all'interno del disco, che interessano anche la composizione molto elaborata e molto fantasiosa. Alcuni parti potrebbero annoiare l’ascoltatore in un primo momento, però sprofondando sempre di più nel tenebroso e reo mare a cui possiamo paragonare l'album  "Gorge of Blood", ci si illumina del immenso spesso e granitico che propone la band, dove si percepisce in ogni istante la cura che dev'esser stata utilizzata in fase di composizione. Tra le cose migliori dell’album il lavoro di chitarra che conferisce all’album quella fatidica marcia in più, una serie di riff che giocano con reminiscenze death miscelate a delle sonorità tipiche del black metal grezzo scandinavo.

Probabilmente è proprio qui che si nasconde il segretto, consistente in una precisione e perfezione relativa in modo da rendere il tutto molto spontaneo. Segno caratteristico più del death metal che del black, che fa della freddezza e asetticità il proprio marchio di fabbrica, cui occorre a questo punto assimilare gli Zurvan. Il relativo tasso di abilità esecutiva e precisione di scrittura fanno sì che "Gorge of Blood"  non perda nemmeno un po' di potere coinvolgente, rimanendo così intrappolato in se stesso, nella propria glacialità a tutto tondo.

È chiaro che comunque il livello complessivo messo in campo non è assoluto ma è anche vero  che nel lavoro non ci sono punti deboli evidenti. La percezione di glacialità è sicuramente dettata dai gusti personali, sui quali occorre passare sopra per raggiungere un punto di vista critico e, per quanto possibile, oggettivo, che disegna un'opera ottima, ricchissima di riflessi neri, a volte sfumati da toni drammatici. 

Siccuramente sarà un album molto gradito sia per chi aprezza il death metal, che il black in quanto quest’album ci regala un po’ di entrambi in maniera ben calibrata. 

 

 Dmitriy Palamariuc
74/100