In questa torrida estate del 2016, i Fates Warning tornano sul mercato discografico con il loro album numero tredici a tre anni esatti dal loro ultimo lavoro, Darkness In A Different Light.

Anticipato dal singolo From The Rooftops, anche opener dell’album, questo disco non delude le aspettative dei fan del gruppo. Tutti i marchi di fabbrica dei Fates Warning vengono rispettati e riletti in chiave moderna. Spazio quindi ad arpeggi molto ariosi su telai di basso possenti che evolvono senza soluzione di continuità in riff serratissimi e armonie complesse, per poi dissolversi in ritornelli che sicuramente in sede live saranno tremendamente efficaci.

In tal senso il trittico From The Rooftops, Seven Stars, SOS sono davvero un ottimo esempio di come la melodia possa sposare l’aggressività.

The Light and Shade of Things è il classico mid-tempo tipico di questo tipo di produzioni che tuttavia rimane ben impresso nella testa dell’ascoltatore grazie ad una sapiente miscela di momenti di calma e tensione.

Torniamo in territori tipicamente più metal con White Flag, complice un drumming preciso e compatto e un guitar work che fa il verso ai migliori Dream Theater ad opera di un Jim Matheos veramente ispirato e sopra le righe.

Like Stars Our Eyes Have Seen, altro mid-tempo ossessivo e coinvolgente dal ritornello strappaorecchie è un’altra volta un pezzo azzeccato, in grado di rimanere in testa sin dal primo ascolto.

Ci avviciniamo alla fine con The Ghosts of Home che con i suoi dieci minuti di durata è uno dei due brani più lunghi del disco. Una lunga introduzione fatta di suoni di sintetizzatori e trasmissioni radio disturbate, ci porta ad un arpeggio che fa da humus alla voce di Ray Alder prima di un lungo break strumentale in cui è la sezione ritmica di Joey Vera e Bobby Jarzonbek a farla da padrona, per poi riconsegnare alla voce lo scettro e la guida del brano.

Il disco si chiude con la title-track, Theories Of Flight, brano strumentale in cui gli arpeggi della chitarra di Matheos non fanno rimpiangere la mancanza del cantato.

 

 

Stefano Mancini

85 / 100