Peppe Sorrentino:

Come vi siete conosciuti?

 

Ci conosciamo in realtà da molto prima di formare questo progetto assieme perché avevamo amicizie in comune, per cui il periodo pre-Nitritono è costellato di occasioni assieme. 

Il progetto vero e proprio è nato circa cinque anni fa quando Luca ha scritto ad alcuni musicisti della nostra zona per provare ad intraprendere uno o più progetti musicali. In quello stesso periodo Sir stava pensando seriamente di abbandonare la chitarra elettrica per dedicarsi integralmente allo studio della chitarra classica, ma fortunatamente aveva ancora ben chiara in testa l'idea del power-duo e di provare a creare un progetto di ampio respiro dal punto di vista dei generi musicali.

Da quel momento in poi abbiamo iniziato a suonare assieme e in questo modo abbiamo avuto modo di conoscerci molto bene, diventando amici. Il fatto di poter condividere l'atto musicale in amicizia è una delle esperienze più belle che si possano fare nella vita, siamo stati fortunati.

 

Caterina La Grotteria:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

L'obiettivo che ci siamo posti sin da subito è stato quello di cercare una musica che veicolasse secondo un linguaggio che ci appartenesse, sia come singoli che come duo. Non ricerchiamo tanto l'originalità e l'unicità nella nostra musica, quanto il poter trovare un linguaggio musicale che ci rappresenti e che ci dia la possibilità di metterci a nudo. Ci rendiamo ovviamente conto del fatto che questo rappresenta più che un obiettivo, una gigantesca utopia perché mano a mano che progrediamo nel percorso di ricerca il traguardo si sposta via a via più lontano; in fondo apprezziamo più il viaggio della meta.  E' l'aspetto più magnifico e frustrante al tempo stesso della musica e, probabilmente, della vita.

 

Un primo obiettivo oggettivo invece è sempre stato quello di riuscire a registrare un disco come quelli che vedevamo sui banchetti delle distro delle etichette indipendenti ai concerti. Questo è finalmente stato raggiunto dopo un lunghissimo lavoro; cinque anni di attività, prove e concerti, di cui due e mezzo dedicati solamente alla scrittura, arrangiamento, studio e perfezionamento dei brani che avremmo poi registrato. Siamo onestamente soddisfatti del lavoro che abbiamo fatto, anche se siamo consapevoli che non è un punto di arrivo, quanto uno stimolante punto di partenza per un percorso che chissà dove ci poterà in futuro.

 

Per quanto riguarda la nostra massima aspirazione ci sono pochi dubbi: ci piacerebbe riuscire a vivere di musica. Non ci interessa arricchirci suonando, ma sarebbe un sogno potersi dedicare alla musica a tempo pieno, senza dover incastrare prove e concerti nei mille impegni nevrastenici di ogni giorno. Oggi non è facile, e probabilmente non lo era neppure ieri, ma non impossibile. Su come ci vedremo tra qualche anno non ne abbiamo la minima idea, viviamo molto il presente e, se pensiamo al futuro non ci spingiamo molto in là. Per ora puntiamo tutto a cercare di suonare su più palchi possibili in più posti possibili, lontani o vicini a casa che siano. 

 

Igor Gazza:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere?

 

Pienamente d'accordo, se non si conosce già la band, l'artwork rappresenta un biglietto da visita importantissimo.

 

Il nostro ha una storia particolare. Abbiamo avuto la fortuna di poter collaborare direttamente con l'artista (Cristina Saimandi, la madre del chitarrista) e questo è indubbiamente un vantaggio perché offre il tempo necessario per sviluppare l'idea assieme, collaborando e confrontandosi.

 

Già per il nostro demo avevamo preso una sua opera e aveva funzionato molto bene, sia per l'impatto sul pubblico, sia per la coerenza tra immagine e musica. Per questo motivo abbiamo voluto mantenere una continuità sotto l'aspetto visivo, ma cercando di instaurare una vera e propria collaborazione, chiedendo a Cristina di creare un lavoro ad hoc.

Inizialmente le abbiamo lasciato da ascoltare le pre-produzioni del disco, spiegandole il significato, ma lasciando comunque totale carta bianca.

L'idea vera e propria è nata successivamente, a settembre del 2016 in seguito alla nostra esibizione al Nuvolari Libera Tribù. In quell'occasione abbiamo presentato in anteprima l'intero disco dal vivo, prima di rinchiuderci in clausura assoluta prima dell'ingresso in studio di registrazione. Quella sera Cristina era venuta a sentirci e il giorno successivo ha deciso di provare a creare un lavoro sull'onda emotiva della sera precedente. Il nostro artwork era pronto: un uomo che lascia fuoriuscire dal proprio petto un getto rosso. Una miscela di dolore e liberazione, di perdita e alleggerimento. Un'immagine che si sposa perfettamente con il fluire del disco.

 

Ci riteniamo estremamente fortunati per questa collaborazione e ne siamo veramente entusiasti. Nelle varie fasi  di composizione del disco abbiamo vagliato mille ipotesi su come sarebbero dovute essere le grafiche del disco, senza arrivare mai a nessun punto. Il risultato finale ha superato di molto qualsiasi nostra aspettativa.

 

Aldo Artina:

Che cosa ne pensate del sistema discografico italiano? come vi ponete nei confronti di esso?

 

Ad essere sinceri, siamo poco informati sul sistema discografico italiano perché è un mondo che osserviamo da esterni e con il quale non abbiamo mai avuto modo di confrontarci. 

Al momento stiamo entrando poco a poco a contatto con alcune etichette indipendenti che rappresentano un sistema che funziona molto bene. Il mondo DIY è un microcosmo  magnifico, in cui ognuno collabora con i mezzi di cui è a disposizione e tutti si danno una mano.

 

Per quanto riguarda l'uscita di 'Panta Rei' si è venuta a creare una piccola rete di amici che ci hanno aiutato per la realizzazione dei vari aspetti, dall'ufficio stampa alla realizzazione delle grafiche, dal logo alla grafica delle magliette. Inoltre le etichette indipendenti fanno rete tra loro scambiandosi dischi delle varie distro. In questo modo la musica ha la possibilità di circolare.

 

Synth Lord:

Quali band vi hanno spinto a mettere su un gruppo? Cioè su quali ascolti eravate improntati quando avete deciso di avere la vostra band?

 

Senza ombra di dubbio gli Zu, e in particolar modo Carboniferous. Siamo nati proprio prendendo questo disco come punto di riferimento per quello che riguarda composizione, arrangiamenti, muri di suono, ritmiche e mille altri aspetti; Carboniferous ha completamente cambiato quella che era la nostra concezione della musica.

 

Tra gli altri gruppi importanti che son stati un elemento essenziale nella nostra formazione non possiamo escludere band come Melvis, Fantomas, John Zorn (e i suoi mille progetti), l'ambiente sludge-doom in generale. Un'altra band fondamentale, che difficilmente si può inserire in un contesto preciso, sono gli Swans che ci hanno sempre affascinato per il loro carisma sciamanico. Un'altra band essenziale per la nostra formazione musicale in generale sono i Deftones; di loro abbiamo sempre adorato la loro meravigliosa capacità di miscelare più generi e tendenze musicali in un unico progetto per poi schiaffartelo in faccia con il loro inimitabile marchio di fabbrica.

 

Accanto a questo panorama c'è la costante presenza incredibile del sottosuolo indipendente della musica italiana; band come Bologna Violenta, Morkobot, Calibro35, Ornaments, The Glad Husbands, La Macabra Moka, Marnero, Storm[o], Zeus!, OvO, Dead Elephant, Nudist, Nadsat, Paperoga, Cani Sciorrì, Dogs for breakfast, Feed the dog. Sicuramente abbiamo dimenticato una marea di nomi, ma ci siamo capiti. 

Ecco qua aprirei una parentesi; molto spesso sento la frase "in Italia tutto va male..." riferita ad ogni ambito pensabile, compreso quello musicale. Io credo che una realtà del genere debba metterci nella condizione di ripensarci e, anzi, di valorizzare ciò che abbiamo di  formidabile in questo paese. Si fa presto a desiderare il patto altrui e a sputare nel proprio, per poi accorgersi che abbiamo sputato sulle lasagne di nonna per  desiderare un panino da fast food. Fine parentesi.

 

Nicole Clark:

Avete background musicali simili o differenti?

 

Siamo abbastanza culo e camicia fondamentalmente, abbiamo un background molto simile e andiamo spesso a sentire concerti assieme. Pensa che abbiamo scoperto giusto qualche tempo fa che il nostro primo disco acquistato nel lontani tempi delle medie è stato In Utero dei Nirvana!

Poi fortunatamente abbiamo momenti di disaccordo...così almeno possiamo discutere e mandarci a cagare reciprocamente, come in ogni relazione che funziona!

 

Enzo Prenotto:

Si nota da molti anni un notevole abbassamento di pubblico ai concerti, siano essi semplici appassionati che musicisti veri e propri. Perché con il tempo è venuto a mancare "l'andare ai concerti" che una volta invece era così forte?

 

Purtroppo questo è assolutamente vero. Basta parlare con amici che suonano da qualche decina di anni per capire che la situazione è cambiata radicalmente nel giro di pochissimo tempo. Solo qualche tempo fa dopo un concerto, ci siamo fermati a parlare al bancone del locale col mitico Marcello D'Alessio  che ci raccontava qualche aneddoto della scena musicale tra Cuneo e Torino di 5\10 anni fa...a noi sembrava parlasse di un altro pianeta. Stessa situazione l'abbiamo vissuta parlando con i Cani Sciorrì  o con Enrico Tauraso (ex-Dead Elephant, Turin Horse) . In pochi anni i locali hanno chiuso a catena uno dopo l'altro e il pubblico presente ai concerti è diminuito tantissimo. 

 

Le cause legate a questo fenomeno sono tantissime e sinceramente non sappiamo darci una spiegazione chiara su cosa possa essere accaduto per arrivare alla situazione attuale, anche perché in fondo gli anni d'oro della musica nei locali non li abbiamo vissuti perché purtroppo eravamo troppo giovani.

 

Quel che possiamo affermare con certezza è che se gli eventi vengono organizzati bene, inserendo con la dovuta attenzione tutti gli ingredienti, accorrono molte persone ai concerti e escono fuori serate magnifiche. Spesso notiamo che alcune serate deludenti (per band, locale e\o organizzatori dell'evento) sono spesso mal organizzate. Ci spieghiamo meglio, capita che ci siano troppe band, generi eccessivamente diversi tra di loro ( per esempio se prima di un gruppo grindcore fai suonare un cantautore con l'ukulele è ovvio che uno dei due deluderà il pubblico), orari inaccessibili per coloro che al mattino hanno l'appuntamento fisso con la sveglia delle 6, poca pubblicità (o abbastanza, ma mal distribuita). Questo per fare alcuni esempi di eventi non organizzati al meglio. Oggi la musica dal vivo sta morendo e non si può più pensare che basti chiamare qualche band e il gioco è fatto. Ci va una dedizione assoluta per poter organizzare un evento al meglio. 

 

Noi siamo fondamentalmente ottimisti. Siamo fiduciosi che questa sia solamente una fase passeggera e che un giorno qualcosa cambierà, in una o nell'altra direzione. Questa situazione non rimarrà in stallo in eterno.

 

Debora Pierri:

Come promuovete la vostra musica?

 

Per la promozione cerchiamo soprattutto di dare il 200% ogni volta che saliamo sul palco, anche a costo di scendere mezzi morti, sudati marci e senza fiato. L'esibizione live è il primo e più importante biglietto da visita per si occupa di musica. Per noi rappresenta quasi un rituale; salire sul palco e svuotarci di tutto quello che abbiamo dentro: un atto liberatorio.

Poi ovviamente ci avvaliamo dell'universo della rete. Utilizziamo social network e piattaforme come YouTube\Bandcamp per cercare di fare pubblicità e promozione, stringere e mantenere contatti e per seguire un po' quella che è la scena underground in Italia. Detto ciò, siamo ben consapevoli che la promozione, come i fatti di vita, avvengono nel mondo reale. Il web rappresenta uno spazio espanso della nostra realtà quotidiana che, se usato nel giusto modo, può aiutare in alcune situazioni.

 

Per concludere l'intervista...

 

La fine sarà anche quella più importante (semi-cit), ma è difficilissimo finire.

Concludiamo con un piccolo stacco pubblicitario:

 

Per chi fosse interessato a sentire "PantaRei" può sentirlo in streaming e\o scaricarlo gratuitamente al link:                                                                               [https://edisonboxrecords.bandcamp.com/album/panta-rei]. Per chi volesse rimanere aggiornato su cosa combiniamo può seguirci sulla pagina fb [https://www.facebook.com/Nitritono/?fref=ts]. 

Per i più pigri, qua abbiamo il video clip ufficiale così in 5 minuti vi potete fare una prima idea su cosa combiniamo [https://www.youtube.com/watch?v=qS3sSd7uN5I].

 

E per finire davvero...

 

Grazie infinite per lo spazio che ci avete concesso e complimenti vivissimi per il lavoro che svolgete! La musica ha bisogno di persone come voi che lavorano accanto ai musicisti, supportando, pubblicizzando e via così....grandi! AD MAJORA!