07 MARZO 2019

 

DOMANDE A CURA DI LOREDANA GARRA

 

Benvenuti sulle pagine di Insane Voices Labirynth!

Per iniziare, da cosa e quando è nata l’idea del progetto Tannoiser e come mai avete scelto questo nome particolare?

 

Ciao! Gli albori del progetto risalgono al 2015, ossia quando noi 3, già facenti parte di una band che proponeva uno stoner/alternative rock cantato in italiano, abbiamo deciso di scioglierla in seguito all'abbandono di due componenti della formazione precedente per dare vita ai Tannoiser attuali, essendo tutti e tre musicalmente affini pur proveniendo da ambienti diversi del metal. Il nome è un chiaro rimando all'opera wagneriana Tannhäuser e al mondo oscuro e sublime tipico del Romanticismo, pur essendo più una storpiatura simile a quella che sarebbe la pronuncia del nome tedesco dell'opera, scelta in quanto contenente tra le altre cose la parola “noise”, appunto rumore, elemento caratterizzante di buona parte della nostra musica.

 

Quali sono le tematiche centrali dei Vostri testi e come si svolge il processo compositivo dei Vostri brani?

 

Le tematiche di riferimento non sono mai state omogenee né finora hanno seguito un unico filo conduttore, perciò vanno spaziando enormemente toccando temi come la morte, la depressione e i sentimenti negativi in genere, fino ad arrivare ad esperienze personali di noialtri reinterpretate in chiave “apocalittica” e a fatti storici conditi da leggende o mitologia (un buon esempio può essere Baba Vanga, in cui si parla dell'omonima veggente bulgara, o la stessa copertina studiata per Alamut, i cui elementi traggono ispirazione dalla storia della Setta dei Nizariti, noti ai più come Hashashin, tutt'ora avvolta nel mistero e  in realtà ben diversa dalle immagini restituiteci al riguardo dalla cultura popolare).

 

Nel 2018 avete avuto diverse esperienze live, affiancando anche band internazionali. Come avete vissuto questi concerti e cosa ci potete raccontare?

 

Il 2018 è stato sicuramente un anno movimentato per il progetto, a partire dai concerti nostrani, fino appunto ad arrivare a esperienze internazionali col tour di 8 giorni in Europa centrale svoltosi a novembre. Non è comunque la prima volta che affianchiamo band internazionali sui palchi, in quanto abbiamo condiviso il palco con gli americani Uada nell'estate del 2017, ad ogni modo è sempre un'esperienza gratificante suonare con gruppi provenienti da altri Paesi, specialmente quando ci si trova ad avere a che fare con persone civili. Il tour citato ne è un esempio, per quanto su questo aspetto abbastanza limitato (su 5 tappe estere solo in 2 abbiamo condiviso il palco con band locali, in Danimarca e in Croazia) e, parlando a titolo personale (sono Bruno, cantante e bassista), sono rimasto molto colpito dalla band croata (SBLXN), che vede nella formazione membri molto preparati sia culturalmente che tecnicamente per quanto riguarda la musica, l'unica pecca potrebbe invece essere la scarsità di pubblico che abbiamo visto fuori dall'Italia, cosa che si deve ancora al fatto che il nostro nome sicuramente non è tra i più noti nemmeno nella scena underground nostrana. 

 

Parliamo dell'evoluzione della Vostra proposta musicale, cosa è cambiato da "Mekkano" ad "Alamut"?

 

Dirò delle banalità ma Mekkano è chiaramente un'opera più primordiale, risalente al 2016, periodo in cui andavamo ad esplorare quelle che poi sono diventate le sonorità attuali, più definite nonostante tendiamo volutamente a mantenere un che di “sporco” in queste.

 

Come potete descrivere il vostro stile?

 

Potremmo dire che si tratta di una fusione di stili per lo più, manteniamo un suono ancora classico nell'ambiente doom dando anche spazio a elementi tipici del black metal e a qualche richiamo al DSBM, senza dimenticare la voce più tipicamente death a rendere il tutto molto “fangoso”, oscuro, l'idea in ogni caso è cercare di evolvere a partire dai lavori ancora inediti e da quanto proporremo nel corso del tempo, la staticità secondo me è la morte dell'arte, e spero che nei prossimi lavori questa ricerca emerga il più possibile.

Quali sono le band ed i musicisti che Vi hanno maggiormente ispirati?

 

Noi non ci poniamo limiti pur badando a mantenere una certa coerenza, ecco perché si possono trovare elementi appartenenti allo stile di Electric Wizard, Cathedral, e in misura minore ma non meno importante da Sleep, i primi Anathema, Celtic Frost, Shining e tanti altri. Tra le figure più controverse a cui personalmente cerco di ispirarmi vi è poi Nattramn, di cui ammiro la capacità artistica di tradurre in musica il disagio e il marcio che una mente corrotta può concepire, cosa particolarmente evidente nei suoi Silencer o nel progetto Diagnose Lebensgefahr, anche se non sono altrettanto interessato ai maiali o all'autolesionismo.

 

Come Vi vedete inseriti nel panorama underground italiano?

 

Un po' per la nostra scarsa attitudine al “venderci”, un po' per la giovinezza del progetto e per la frequenza relativamente scarsa con cui suoniamo live siamo ancora poco conosciuti all'interno di questo panorama, eppure il fatto che siamo sempre stati apprezzati dal pubblico almeno a parole, lascia ben sperare nel raggiungimento di risultati interessanti in futuro, perciò andiamo avanti nella nostra attività mettendoci l'anima e parecchio disagio come abbiamo sempre fatto.

 

Cosa ci potete anticipare del Vostro immediato futuro? State lavorando a pezzi nuovi?

 

Sì, abbiamo già un numero consistente di brani non ancora registrati ma di cui si può apprezzare qualcosa nei live, e a proposito di live, nei prossimi mesi torneremo sui palchi anche se preferiamo darne notizia man mano che questi si avvicinano, perciò vi invito a seguirci costantemente. Per quanto riguarda registrazioni di dischi, riteniamo non sia ancora il momento di tornare in sala registrazione, anche se non intendiamo lasciar passare più tempo del dovuto per questo.

 

Come Vi rapportate con l'aspetto "social" dell'attuale mercato musicale?

 

Ecco, questo aspetto è un po' quello più “spinoso” per noialtri ahah. A parte gli scherzi, nessuno di noi tre è particolarmente incline a cose del genere, siamo tutti alquanto introversi e la cosa naturalmente si riflette anche sulla parte social dell'attività del gruppo, anche se sappiamo che al giorno d'oggi è un elemento fondamentale per emergere da un panorama misconosciuto ai più ma saturo, o quantomeno per farsi conoscere... Ho visto che ci sono persino gruppi poco conosciuti che riescono a far parlare di sé per fatti diffusi sui social anche se non inerenti alla musica, ma è un altro discorso. In ogni caso pensiamo di voler migliorare anche sotto questo aspetto 

 

Grazie per il Vostro tempo. Vi lasciamo questo spazio a disposizione per aggiungere ciò che pensate sia stato tralasciato...

 

Grazie a voi per l'intervista, l'unica cosa che mi sentirei di rimarcare è un invito a seguirci per tutte le possibili novità!